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Salutami Damasco

Oggi parliamo di Siria. Di una storia legata alla Siria. Di musica e di due artisti siriani. E di un produttore musicale “caparbio” che ha seguito un sogno finché non è riuscito a realizzarlo. «Volevo coinvolgere due artisti siriani, Shadi Ali e Maen Rajab, rispettivamente cantante e chitarrista della band Gene di Damasco, ...

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Festa nazionale in Oman

Masqat, Oman I preparativi fervono da giorni. Ovunque in vendita gadget, bandiere. Nelle vetrine dei sarti per signore sono esposti abiti nei colori nazionali. Le auto, drappeggiate con immagini del Sultano Qaboos bin Said al Said, al potere dal 1970. Oggi, 18 novembre -il giorno del compleanno del Sultano - si ...

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Ancora il velo islamico?

Spesso scrivo sulla pagina Fb che la gente mi chiede in continuazione se, quando vado nei paesi arabi, devo velarmi. Cerco di spiegare con calma e gentilezza. Ma la "questione del velo islamico" continua ad attrarre, direi morbosamente. Le amiche musulmane che indossano l'hijab (il fazzoletto che copre solo i ...

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Ma parlo arabo?

scrittura araba (1) «Ma parli arabo? Non parlo mica arabo! Per me è arabo!».  Chi non ha mai pronunciato queste parole almeno una volta nella vita?» scrive Michele Vallaro nel suo “Parliamo Arabo?- Profilo (dal vero) di uno spauracchio linguistico”. Un gustoso pamphlet che consiglio di leggere anche a chi non è interessato a imparare questa lingua.

Il problema principale che riguarda lo studio dell’arabo è, secondo me, la diglossia (compresenza di due lingue, di cui una viene usata in ambito formale e una in quello informale).  L’arabo che viene studiato nelle università di tutto il mondo è il cosiddetto Arabo standard contemporaneo, lingua ufficiale dei 22 stati indipendenti della Lega Araba. E’ la lingua che viene insegnata anche nelle scuole arabe, dalle elementari alle superiori; la lingua in cui sono scritte le comunicazioni ufficiali, amministrative. I libri. Quella usata dai media. E viene anche detta arabo classico, anche se in realtà, rispetto alla lingua creata più di 15 secoli fa dai poeti dell’Arabia pre islamica e rispetto alla lingua del testo sacro del Corano, si è modernizzata, ha creato neologismi, è in continua evoluzione con l’introduzione di nuovi vocaboli.

Però chi vive in un Paese arabo sa bene che l‘arabo standard (a parte le situazioni citate, quelle formali) nella vita di tutti i giorni, è sostituito da una forma diversa di arabo, che varia da un Paese all’altro. Il cosiddetto Colloquiale o Dialetto, piuttosto diverso dallo standard. Ricordo ancora, quando andai la prima volta in Siria (e conoscevo solo lo standard), la sensazione disagio e la frustrazione nel non capire quasi nulla! Avevo studiato per esempio “Min aina anti?” (qui traslitterato in lettera latine), che significa: “Da dove vieni”? E invece mi sentivo chiedere “Min wein“?  O altro (perché ci sono anche le varianti regionali) e rimanevo interdetta. Bloccata. Quindi  che fare?

Non c’è scampo, per poter veramente comunicare, bisogna affiancare allo studio dello standard quello di un dialetto (almeno uno). Una consolazione: conoscendo lo standard, il dialetto s’ impara facilmente, con la pratica e la costanza, o meglio, vivendo in un Paese arabo per qualche tempo. Ero abbastanza soddisfatta di essermi impadronita un poco del siro-palestinese (che vien compreso anche in Libano, Giordania) quando mi sono spostata in Oman.  Nel Golfo.

Ancora una volta devo ricominciare da capo: qui non si dice “Biddi” (vorrei) ma “Ariid)…e via dicendo. Ma, potete giurarci, non “mollo”. Il rischio è di parlare uno arabo-misto (standard+ dialetti vari) molto personalizzato. Una specie si spanglish, ma gli omaniti sono molto gentili, spesso stupefatti quando sentono un europeo che parla (o cerca di parlare) la loro lingua, e fanno di tutto per venirmi incontro…

Foto tratta dal sito: it.123rf.com

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Salutami Damasco

ShadiOggi parliamo di Siria. Di una storia legata alla Siria. Di musica e di due artisti siriani. E di un produttore musicale “caparbio” che ha seguito un sogno finché non è riuscito a realizzarlo.

«Volevo coinvolgere due artisti siriani, Shadi Ali e Maen Rajab, rispettivamente cantante e chitarrista della band Gene di Damasco, nel nuovo singolo “Salutami Damasco” della band milanese NaGa (che anticipa l’uscita dell’album, prevista per i primi mesi del 2016) dopo aver visto alcuni video del gruppo su Youtube » racconta il produttore Pino Maio. Un’idea che diventava sempre più determinata nonostante le difficoltà. Infatti, nonostante le ricerche accurate sui social e su internet, gli artisti sembravano svaniti nel nulla.

Maen

«Sia Shadi che Maen  avevano dovuto abbandonare il Paese a causa della guerra – continua Pino Maio – e senza lasciare traccia Dopo molte settimane di ricerca avevamo stabilito solo un labile link in rete con un siriano che affermava di conoscerli ma non aveva notizie da mesi. Forse si erano trasferiti in Libano oppure in Giordania. Insomma i giorni trascorrevano senza che riuscissimo a trovare Shadi e Maen. Non ho mai pensato di “mollare”, però. E, alla fine, grazie anche a un pizzico di fortuna, ce l’abbiamo fatta. Li abbiamo trovati e proposto il demo del brano: tutti e due hanno subito accettato di partecipare. Era anche questo un modo di rifiutare quell’idea di “guerra” che oggi purtroppo ferisce mortalmente la Siria».
Attualmente Shadi vive in Svezia, mentre Maen risiede in Francia, in attesa che venga riconosciuto loro lo stato di rifugiati politici.

«Ovviamente questa condizione precaria ha complicato molto la realizzazione del brano – aggiunge Pino Maio – perché non potendo muoversi sul territorio europeo, non hanno potuto partecipare alle sessioni di registrazione nello studio di Milano. Abbiamo dovuto perciò lavorare con Shadi e Maen solo tramite pc e skype, inviando e ricevendo i file musicali, man mano che il brano si sviluppava. Se tutto ciò da un lato ha impedito una piena collaborazione con i NaGa e il giusto “interplay” tra gli artisti, dall’altra ha arricchito la canzone, proprio per le difficoltà derivate dalla lontananza fisica dei musicisti».

Salutami Damasco non è una canzone di guerra, anche se parla di una città purtroppo martoriata dalla guerra. È il ritratto di una città che Claudio, il chitarrista dei NaGa, aveva visitato nel 2010, alcuni anni prima del conflitto. Si tratta di una riflessione un po’ amara di chi ha visitato Damasco con gli occhi tipici del turista, guardando persone e palazzi, senza però sentire nulla del dramma imminente che avrebbe travolto il popolo siriano. E’ una canzone che vuole creare un ponte ideale con tutte le donne, gli uomini e i bambini siriani che stanno soffrendo, ma che non rinunciano a gridare a voce alta la voglia di pace.

«Certo un brano musicale non può cambiare il mondo – conclude Pino Maio – sarebbe troppo facile. Ma attraverso una canzone gli uomini possono scambiare le proprie emozioni e possono comunicare tra di loro, al di là delle differenze linguistiche e dell’appartenenza a differenti nazioni».


 

NaGa

Pino Maio – produttore
Gianni Novelli – management

I NaGa sono: Lela Cortesi – voce
Claudio Flaminio – chitarre
Roberto Dragonetti – basso
Marco Parano – batteria
In “Salutami Damasco” Shadi Ali – voce e Maen Rajab – chitarra acustica

 

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Festa nazionale in Oman

Festa nazionale in OmanMasqat, Oman

I preparativi fervono da giorni. Ovunque in vendita gadget, bandiere. Nelle vetrine dei sarti per signore sono esposti abiti nei colori nazionali. Le auto, drappeggiate con immagini del Sultano Qaboos bin Said al Said, al potere dal 1970. Oggi, 18 novembre -il giorno del compleanno del Sultano – si celebra in tutto il Paese, la 44esima Festa Nazionale. Da non confondere con un’altra festa Nazionale, quella del 23 luglio, “Il giorno della Rinascita” che celebra il giorno dell’insediamento al potere di Qaboos. Nel 1970, infatti, il Sultano, allora trentenne, salì alla guida del Paese, estromettendo il padre – Said bin Taimur – con un “golpe bianco”. La politica di Said bin Taimur era estremamente conservatrice, il Paese viveva in un condizioni medioevali, senza scuole, strade, infrastrutture. L’attuale Sultano ha cambiato il volto dell’Oman anche se ha mantenuto il potere assoluto. Di recente ha introdotto alcune leggi per ampliare la partecipazione popolare al governo e, per ora, l’Oman è un Paese stabile.

Il Sultano al Qaboos è certamente molto abile in politica estera. Grazie alle capacità dplomatiche è in buoni rapporti sia con l’Iran che con l’Arabia Saudita, ed è grazie a lui che sono stati avviati i colloqui sul Nucleare fra Stati Uniti e Iran. Il Sultano ha cercato di porsi anche come mediatore per la risoluzione della guerra siriana e l’Oman non ha partecipato alla coalizione, a guida Saudita, che sta bombardando lo Yemen.

Intanto, per le strade di Masqat illuminate con i colori nazionali, già ieri sera sfilavano cortei di automobili…oggi la festa continua e ancora durante il finesettimana, con parate, fuochi d’artificio, corse di cammelli. Confesso: una sciarpa con il Sultano al Qaboos l’ho comprata anche io…

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Per motivi di lavoro: blog off-line

Per motivi di lavoro sarò off-line per un breve periodo. Il blog quindi non sarà aggiornato. Grazie!

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In Oman il prossimo vertice sulla Siria

Sultano al- Qaboos

Masqat (Oman). Dopo il fallimento dell’incontro diplomatico  internazionale a Vienna sul futuro della Siria, si spera nel prossimo vertice, che si terrà in Oman. Il summit di  Vienna del 30 ottobre 2015, si è chiuso infatti con un nulla di fatto. I Paesi presenti con le rispettive rappresentanze – Unione europea, Italia, Francia, Germania, regno Unito, Russia, Egitto, Iran, Iraq, Giordania, Libano, Oman, Qatar,  Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Turchia, Stati Uniti , Cina, più rappresentanti delle Nazioni Unite – si erano riuniti all’Imperial Hotel per discutere della grave situazione in Siria, conl ‘obiettivo di porre fine alla violenza e alla guerra.

Vedremo se le capacità diplomatiche del sultano dell’Oman, Qaboos bin Said Al Said e del suo il braccio destro, Yusuf bin Alawi bin Abdullah, porteranno qualche risultato. Tra i punti che il sultano vorrebbe inserire nel nuovo documento da discutere, Bashar al Assad non è previsto neppure come candidato a nuove elezioni presidenziali. Un secondo punto importante è che  nelle nuove elezioni non dovranno essere presenti  membri del passato regime.  I poteri dovrebbero essere invece trasferiti temporaneamente al primo ministro che risulterà eletto dalla consultazione popolare. Altri punti: amnistia per i prigionieri di ambo le parti; e mantenimento delle forze russe e iraniane in Siria. Ma intanto si continua a combattere e la parola “elezioni” sembra davvero lontana.

Fotografia di Antonella Appiano

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Ipocrisia dell’Occidente?

Ipocrisia dell'Occidente?

Clicca sull’immagine per scaricare Locandina Evento

Nella cornice della Conferenza Internazionle “Islam in/and/of Europe? Perspectives from the Middle Ages to the Post-Secular Age”, Trento 8-10 ottobre, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, si svolgerà l’incontro “Ipocrisia dell’Occidente? Sguardi sul mondo arabo-islamico tra storia e politica“. Il Prof. Massimo Campanini, il Prof. Franco Cardini ed io cercheremo di capire qualcosa in più delle vicende politiche che coinvolgono il mondo arabo-islamico contemporaneo. Quali sono le radici della sua instabilità? Qual è il ruolo dell’Islam nelle vicende politiche del Medio Oriente? Dove nasce e come si sviluppa il cosiddetto Stato Islamico?

Bookique Trento giovedì 8 ottobre alle ore 19 – Organizzato dal Club Alpbach Trentino.

Per maggiori informazioni sulla Conferenza vai al sito http://webmagazine.unitn.it/en/evento/cjm/6179/islam-inandof-europe:

 

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Pillole di storia: Il Movimento dei Fratelli Musulmani

images fratelli Muslmani

Spesso citati senza spiegazione sui quotidiani (soprattutto in relazione all’Egitto) dopo il colpo di Stato del generale Abdel Fattah al-Sisi, il 3 luglio 2013 e la destituizione del Presidente Mohammad Morsi, i Fratelli musulmani, dal punto di vista storico, rappresentano un Movimento fondato in Egitto nel 1928 da Hasan al-Banna. Esso segna la nascita del moderno Islam politico. All’inizio un piccolo gruppo che si è trasformato in poco tempo in una potente organizzazione, da sempre osteggiata e combatuta dai regimi arabi. L’ideologia dei Fratelli Musulmani si basa sulla concezione secondo cui l’Islam è la soluzione di tutti i problemi personali, sociali e politici. L’organizzazione è conservatrice e tradizionalista ma non radicale, attenta alle classi sociali deboli. Nella sua evoluzione storica si è servita di una “islamizzazione dal basso”, su base popolare, attraverso l’educazione e la propaganda negli strati sociali. Ha sostituito uno stato sociale che mancava con assistenza sanitaria, ospedaliera, istruzione gratuita. Le moschee sono state senza dubbio uno strumento di diffusione delle idee religiose e politiche. Negli ultimi anni la strategia comunicativa si è avvalsa anche del web 2.0. Dall’Egitto, il movimento si è diffuso in Siria, Tunisia, Libia, Algeria, Marocco, Giordania e nei Paesi del Golfo. Dei Fratelli Musulmani nei vari paesi arabi parleremo ancora nelle prossime Pillole di Storia…

La fotografia è tratta da Wikipedia.

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Pillole di Storia: Guerra Iraq-Iran settembre 1980

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Non conoscere o dimenticare la storia contribuisce a creare confusione. Quindi è giusto ricordare che 35 anni fa, nel settembre 1980, precisamente il 22 di settembre, Saddam Hussein attaccò l’Iran Khomeinista, pensando che Repubblica islamica, nata da poco, e non ancora organizzata sarebbe stata sconfitta con facilità. La guerra durò  invece 8 anni e fu estremamente sanguinosa. Molti giovani iraniani sfidavano il fuoco iracheno immolandosi contro un esercito più forte e organizzato e sostenuto dall’Occidente, soprattutto dall’amministrazione statunitense di Ronald Reagan. (Infatti quando nel 2003, scoppiò la seconda guerra del Golfo, l’esercito iracheno possedeva ancora  le armi fornite dagli americani negli anni Ottanta).

L‘obiettivo di Saddam Hussein? Prima di tutto quello d’impadronirsi dei pozzi di petrolio dell‘Iran meridionale e poi – sconfitta la Repubblica islamica iraniana -quello di diventare il leader della Mezzaluna Fertile e dell’area del Golfo. La guerra invece subì fasi alterne, registrando in un primo momento la vittora dell’Iraq, seguita da una fase e in cui l’Iran prese il sopravvento. Insomma,una guerra di posizione con attacchi, controattacchi e centinai di migliaia di morti. Quando l’Iran sembrò vincere, l’Iraq fu aiutato militarmente anche dall’Arabia Saudita e dal Kuwait. La pace fu firmata nel 1988.

L’immagine è tratta da www.iranreview.org

 

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Globalizzazione e Meticciato

 

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Qualche riflessione. Semplci spunti. Una nuova globalizzazione o mondializzazione è in atto. Inutile negarlo o “fare muro”. D’altra parte il processo di incontro e fusione di culture diverse (molti studiosi ora lo chiamano meticciato) ha sempre accompagnato la storia umana. Già Seneca, dal suo esilio in Corsica scriveva :«Ognuno ha lasciato la sua casa per una ragione o per l’altra. Incessante è il peregrinare dell’uomo. In un mondo così grande ogni giorno cambia qualcosa: nascono popolazioni con nuovi nomi, si gettamo le fondamenta di nuove cittài». Le culture sono processi continui d’interscambio. Storicamente questo fatto è avvenuto a volte ilmaniera pacifica…a volte no. Perché come ha puntualizzato più volte Maurice Borrmans non dovremmo negare le diversità ma trovare opportunità per superare i pregiudizi reciproci. L’obiettivo è quello di  stabilire fra le persone relazioni di riconoscimento reciproco . Il famoso e celebrato “dialogo”. Da esprimere non solo a parole ma nei fatti.  Nei luoghi d’incontro, nelle scuole, nelle famiglie. Una scommessa, certo.  una sfida. «Un dialogo fra le parti – scrive, infatti, Maurice Borrmans [1] « è più che mai indispensabile. E richiede che ciascuno riduca al minimo, presso il suo interlocutore, la sofferenza di essere mal conosciuto, mal compreso e mal accetto». Ricordando che «comunque un dialogo è sempre un’avventura in cui gli interlocutori non sanno bene dove giungeranno (…) volente o nolente, ciascuno è portato a scoprire l’altro e a lasciarsi scoprire da lui».

[1] Orientamenti per un dialogo fra cristiani e musulmani, Maurice Borrmans , Pontificia Università Urbaniana, 1993

 

Fotografia di Antonella Appiano

Comments categorie Immigrazione, Integrazione, Meticciato
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Pausa estiva

Il blog, e le pagine Facebook sono chiuse per pausa estiva, rigorosamente off-line. Arrivederci!

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