IN EVIDENZA

Vita da expat- L'Occhio dello straniero

L’occhio dello straniero vede solo ciò che già conosce (proverbio africano). Verissimo. Quanti espatriati occidentali non interagiscono con la cultura, le tradizioni, le abitudini, la cucina del Paese in cui sono andati a vivere? Molti, credetemi. Soprattutto chi non ha scelto la “nuova patria” ma ci si è ritrovato per caso, ...

continua...

Con bagaglio leggero volta pagina: Vita da Expat in Oman

Da oggi, il Blog ritorna on line, cambiando la linea editoriale. I riflettori rimangono puntati sul Medio e Vicino Oriente e i Paesi del Golfo. Ma con un taglio diverso, perché ormai vivo nel Sultanato di Oman e quindi Conbagaglioleggero diventerà un vero e proprio diario. Diario di una expat… Dal life-style, agli ...

continua...

E quando sei tu lo straniero? Vita da expat.

Straniero. Vivi in altro Paese, non quello in cui sei nato. In un Paese straniero. E sei tu a dover imparare nuove regole, comportamenti, leggi. Rispettare la cultura e le tradizioni in cui sei immersa. Parlare una lingua (o più lingue) diverse. Se poi il nuovo Paese si trova in un altro continente, le “non-similitudini” si accentuano. Sei tu ad essere osservata. Per forza, i tuoi tratti somatici differenti….Come sono differenti il clima, le stagioni, il cibo, la vegetazione. Il fuso orario con l’Europa che ti costringe ogni volta a fare i calcoli prima di telefonare ai genitori. E se il Paese è musulmano, devi ricordarti che il Weekend è venerdì e sabato. E la domenica il primo giorno lavorativo della settimana.

Certo le nostre reazioni al cambiamento dipendono da molti fattori: la nostra è stata una scelta mirata? Abbiamo una mente aperta curiosa, flessibile? Ci piacciono le sfide? Il non-conosciuto? Le difficoltà però ci sono per tutti. Anche per chi -come me- è nata in una famiglia cosmopolita: nonni expat e un avo esploratore, e ha girato il mondo da sola, già da ragazza.

La mia difficoltà più grande a Muscat (la traslitterazione corretta sarebbe Masqat) capitale del Sultanato dell’Oman? Vi farò ridere, lo so, ma è stata quella d’imparare a guidare un’automobile con il cambio automatico. Mai fatto prima. Capita. Così, all’inizio, ogni volta sulle cunette o ai semafori cercavo di “scalare” le marce…per finire poi, con inchiodate pazzesche. E la retromarcia che si “innesca ”pigiando il freno?”. Un controsenso. Dovevo concentrarmi sempre. Quasi una breve meditazione.

Mi sono rifiutata di usare il navigatore per imparare davvero a girare la grande capitale . Anche nel traffico della Sultan Qaboos Highway a quattro corsie (come il Periferico a Città del Messico) con tutti quei roundabout (belli eh, circondati da fiori colorati) ma che se ti sbagli… non sai bene dove vai a finire…Qui, come in ogni Paese arabo, non si seguono i nomi delle vie e i numeri civici, ma ci si orienta con “i land marker”. Per esempio una moschea, un museo, un giardino. Più facile quindi se si possiede una memoria visiva. E alla fine c’è sempre WhatsApp…La frase più ricorrente quando si va ad un appuntamento in un luogo sconosciuto è: «Mi mandi una WhatsApp location?».

Il negozio di arredamento “Home Center” deve consegnarmi un divano. Scusate devo lasciarvi. Già il trasportatore mi sta chiedendo indicazioni. Non serve la via, ma: «Dunque, se arriva dal roundabout di Ghala, vada dritto fino alla Muscat Bakery e giri a sinistra al primo semaforo. E’ proprio il primo palazzo bianco. Ha capito? No? Aspetti le mando una WhatsApp location…».

Crediti: fotografia Wikimedia Commons

Comments categorie Appunti di Viaggio, Expat, Oman
tag , , , , , ,

Vita da expat- L’Occhio dello straniero

L’occhio dello straniero vede solo ciò che già conosce (proverbio africano).

Verissimo. Quanti espatriati occidentali non interagiscono con la cultura, le tradizioni, le abitudini, la cucina del Paese in cui sono andati a vivere? Molti, credetemi. Soprattutto chi non ha scelto la “nuova patria” ma ci si è ritrovato per caso, seguendo opportunità di lavoro (proprie) o del marito.

Per me è diverso, senza dubbio. Ho scelto l’Oman, come qualche anno fa avevo scelto la Siria. Ammetto quindi di rappresentare “un caso a parte”. E  riconosco sempre gli occhi stranieri che si posano distratti e indifferenti su mondi che invece mi affascinano, mi attraggono, mi spingono ad approfondire, a capire. Penso sempre: «Che spreco. Hai il privilegio di fare questa esperienza e invece vivi qui come potresti vivere a Milano, Londra, Parigi, mangiando solo in ristoranti occidentali, acquistando solo cibo esportato dal tuo Paese di origine. Non degni di uno sguardo le mostre d’arte; gli abiti che stilisti locali propongono; non provi ricette nuove, non sai nulla della storia e non vuoi saperne nulla».

Intendiamoci. Non sono ammalata di “orientalismo” e non voglio affermare che, per esempio, vivendo in Oman ci si debba trasformare in Omaniti… Tutti (chi più chi meno) abbiamo radici; ognuno di noi proviene da una cultura (che può amare oppure no) ma che fa parte di noi. Anche se sono convinta che non ci si debba mai fossilizzare, adagiare nelle proprie abitudini e consuetudini ma impegnarsi in una continua ricostruzione dei valori, delle certezze. Disapprovo quindi soprattutto l’indifferenza, il rifiuto. O peggio ancora, il senso di superiorità di molti Occidentali.

E se in alcuni Paesi africani o arabi è necessario abitare nei *compound, riservati appunto agli Occidentali, in altri, come l’Oman, non lo è affatto. I miei vicini di casa, a Masqat (lo so tutti hanno accettato ormai la traslitterazione Muscat, ma è sbagliata) sono Omaniti, Indiani, e una famiglia sudanese. Perché appunto vivo in un normale quartiere della città. Il supermercato più vicino si chiama “Mars”, e appartiene a una catena di supermercati indiani. Se voglio vado al “Carrefour” certo, ma non sento il bisogno della marmellata, dei biscotti o del pane francese o italiano. In Oman per esempio ho scoperto con soddisfazione che il Chapati, il pane indiano cucinato senza lievito, è buonissimo, non fa “gonfiare” e ne posso mangiare a chili! La spesa alla sera tardi…gli ipermercati e i Mall sono aperti fino alle 22 e la mia lavanderia chiude a mezzanotte!

Ho raffinato l’arte di mescolare le ricette in versioni personalizzate (pollo con cannella e miele per esempio, polpette alla irachena e il mio speciale riso byriani) ; nel suq ho scoperto e sperimentato nuove spezie; ho imparato a bere il caffè omanita accompagnato dai datteri.E se mi viene voglia di un espresso, si trova ovunque un “Costa caffè” pronto a proporlo  in versione “ single”, o “double”, in tazza o nel bicchierino di carta per berlo camminando. Masqat si trova appena sotto il Tropico del Cancro. Il sole tramonta alle 17,30 circa. Alle 18 è già buio. Mi sono sono adeguata quindi ai ritmi omaniti. Sveglia al mattino presto per godere una passeggiata sulla spiaggia ombreggiata dalle palme. Al mattino, prima di uscire, accendo la carbonella sotto l’incenso che profumerà la casa per tutto il giorno. E pare abbia anche effetti terapeutici, rilassanti. Se una tradizione è piacevole e salutare perché non dovremmo assorbirla anche se non è la nostra?

*Compound: zona di villette o appartamenti con piscina, palestra, centri commerciali riservati agli occidentali; una specie di villaggio sé stante.

Fotografia di Antonella Appiano: in alto a destra Caffè Omanita, in basso Incenso, Chapati

 

Comments categorie Appunti di Viaggio, Expat, Medioriente, Oman
tag , , , , , , , , ,

Con bagaglio leggero volta pagina: Vita da Expat in Oman

Da oggi, il Blog ritorna on line, cambiando la linea editoriale.
sunset - OmanI riflettori rimangono puntati sul Medio e Vicino Oriente e i Paesi del Golfo. Ma con un taglio diverso, perché ormai vivo nel Sultanato di Oman e quindi Conbagaglioleggero diventerà un vero e proprio diario.
Diario di una expat…

Dal life-style, agli eventi culturali, a quelli storico-politici, dalla cucina all’abbigliamento alle tradizioni, visti però con gli occhi di chi – in un Paese del Golfo come l’Oman- ci vive.

Chi sono le persone che incontro? Omaniti o Expat, tutti hanno qualcosa da raccontare.
Come si vive a Masqat, la capitale del Sultanato? Quali sono le differenze, le difficoltà, i vantaggi nel cambiare non solo Paese ma anche continente?
Curiosità, storie, fotografie e filmati …Insomma un piccolo concentrato dal “sapor mediorientale”…
Rimangono naturalmente, raccolti nell’archivio, tutti i miei articoli, i reportage: fonte storica per chi volesse documentarsi più a fondo sui Paesi Arabo-musulmani o musulmani.

Il blog è anche raggiungibile dal mio sito ufficiale (in italiano e inglese): www.antonellaappiano.com

Grazie per chi mi ha seguito (ho incontrato follower anche in Oman); a chi ha aspettato, con pazienza, a chi mi seguirà.

Comments categorie Appunti di Viaggio, Expat, Medioriente, Oman
tag , ,

Ma parlo arabo?

scrittura araba (1) «Ma parli arabo? Non parlo mica arabo! Per me è arabo!».  Chi non ha mai pronunciato queste parole almeno una volta nella vita?» scrive Michele Vallaro nel suo “Parliamo Arabo?- Profilo (dal vero) di uno spauracchio linguistico”. Un gustoso pamphlet che consiglio di leggere anche a chi non è interessato a imparare questa lingua.

Il problema principale che riguarda lo studio dell’arabo è, secondo me, la diglossia (compresenza di due lingue, di cui una viene usata in ambito formale e una in quello informale).  L’arabo che viene studiato nelle università di tutto il mondo è il cosiddetto Arabo standard contemporaneo, lingua ufficiale dei 22 stati indipendenti della Lega Araba. E’ la lingua che viene insegnata anche nelle scuole arabe, dalle elementari alle superiori; la lingua in cui sono scritte le comunicazioni ufficiali, amministrative. I libri. Quella usata dai media. E viene anche detta arabo classico, anche se in realtà, rispetto alla lingua creata più di 15 secoli fa dai poeti dell’Arabia pre islamica e rispetto alla lingua del testo sacro del Corano, si è modernizzata, ha creato neologismi, è in continua evoluzione con l’introduzione di nuovi vocaboli.

Però chi vive in un Paese arabo sa bene che l‘arabo standard (a parte le situazioni citate, quelle formali) nella vita di tutti i giorni, è sostituito da una forma diversa di arabo, che varia da un Paese all’altro. Il cosiddetto Colloquiale o Dialetto, piuttosto diverso dallo standard. Ricordo ancora, quando andai la prima volta in Siria (e conoscevo solo lo standard), la sensazione disagio e la frustrazione nel non capire quasi nulla! Avevo studiato per esempio “Min aina anti?” (qui traslitterato in lettera latine), che significa: “Da dove vieni”? E invece mi sentivo chiedere “Min wein“?  O altro (perché ci sono anche le varianti regionali) e rimanevo interdetta. Bloccata. Quindi  che fare?

Non c’è scampo, per poter veramente comunicare, bisogna affiancare allo studio dello standard quello di un dialetto (almeno uno). Una consolazione: conoscendo lo standard, il dialetto s’ impara facilmente, con la pratica e la costanza, o meglio, vivendo in un Paese arabo per qualche tempo. Ero abbastanza soddisfatta di essermi impadronita un poco del siro-palestinese (che vien compreso anche in Libano, Giordania) quando mi sono spostata in Oman.  Nel Golfo.

Ancora una volta devo ricominciare da capo: qui non si dice “Biddi” (vorrei) ma “Ariid)…e via dicendo. Ma, potete giurarci, non “mollo”. Il rischio è di parlare uno arabo-misto (standard+ dialetti vari) molto personalizzato. Una specie si spanglish, ma gli omaniti sono molto gentili, spesso stupefatti quando sentono un europeo che parla (o cerca di parlare) la loro lingua, e fanno di tutto per venirmi incontro…

Foto tratta dal sito: it.123rf.com

Comments categorie Cultura Araba, Medioriente, Oman, Percorsi
tag , , , ,

Salutami Damasco

ShadiOggi parliamo di Siria. Di una storia legata alla Siria. Di musica e di due artisti siriani. E di un produttore musicale “caparbio” che ha seguito un sogno finché non è riuscito a realizzarlo.

«Volevo coinvolgere due artisti siriani, Shadi Ali e Maen Rajab, rispettivamente cantante e chitarrista della band Gene di Damasco, nel nuovo singolo “Salutami Damasco” della band milanese NaGa (che anticipa l’uscita dell’album, prevista per i primi mesi del 2016) dopo aver visto alcuni video del gruppo su Youtube » racconta il produttore Pino Maio. Un’idea che diventava sempre più determinata nonostante le difficoltà. Infatti, nonostante le ricerche accurate sui social e su internet, gli artisti sembravano svaniti nel nulla.

Maen

«Sia Shadi che Maen  avevano dovuto abbandonare il Paese a causa della guerra – continua Pino Maio – e senza lasciare traccia Dopo molte settimane di ricerca avevamo stabilito solo un labile link in rete con un siriano che affermava di conoscerli ma non aveva notizie da mesi. Forse si erano trasferiti in Libano oppure in Giordania. Insomma i giorni trascorrevano senza che riuscissimo a trovare Shadi e Maen. Non ho mai pensato di “mollare”, però. E, alla fine, grazie anche a un pizzico di fortuna, ce l’abbiamo fatta. Li abbiamo trovati e proposto il demo del brano: tutti e due hanno subito accettato di partecipare. Era anche questo un modo di rifiutare quell’idea di “guerra” che oggi purtroppo ferisce mortalmente la Siria».
Attualmente Shadi vive in Svezia, mentre Maen risiede in Francia, in attesa che venga riconosciuto loro lo stato di rifugiati politici.

«Ovviamente questa condizione precaria ha complicato molto la realizzazione del brano – aggiunge Pino Maio – perché non potendo muoversi sul territorio europeo, non hanno potuto partecipare alle sessioni di registrazione nello studio di Milano. Abbiamo dovuto perciò lavorare con Shadi e Maen solo tramite pc e skype, inviando e ricevendo i file musicali, man mano che il brano si sviluppava. Se tutto ciò da un lato ha impedito una piena collaborazione con i NaGa e il giusto “interplay” tra gli artisti, dall’altra ha arricchito la canzone, proprio per le difficoltà derivate dalla lontananza fisica dei musicisti».

Salutami Damasco non è una canzone di guerra, anche se parla di una città purtroppo martoriata dalla guerra. È il ritratto di una città che Claudio, il chitarrista dei NaGa, aveva visitato nel 2010, alcuni anni prima del conflitto. Si tratta di una riflessione un po’ amara di chi ha visitato Damasco con gli occhi tipici del turista, guardando persone e palazzi, senza però sentire nulla del dramma imminente che avrebbe travolto il popolo siriano. E’ una canzone che vuole creare un ponte ideale con tutte le donne, gli uomini e i bambini siriani che stanno soffrendo, ma che non rinunciano a gridare a voce alta la voglia di pace.

«Certo un brano musicale non può cambiare il mondo – conclude Pino Maio – sarebbe troppo facile. Ma attraverso una canzone gli uomini possono scambiare le proprie emozioni e possono comunicare tra di loro, al di là delle differenze linguistiche e dell’appartenenza a differenti nazioni».


 

NaGa

Pino Maio – produttore
Gianni Novelli – management

I NaGa sono: Lela Cortesi – voce
Claudio Flaminio – chitarre
Roberto Dragonetti – basso
Marco Parano – batteria
In “Salutami Damasco” Shadi Ali – voce e Maen Rajab – chitarra acustica

 

Comments categorie Appunti di Viaggio, Multiculturalismo, Siria
tag , , , , , ,

Festa nazionale in Oman

Festa nazionale in OmanMasqat, Oman

I preparativi fervono da giorni. Ovunque in vendita gadget, bandiere. Nelle vetrine dei sarti per signore sono esposti abiti nei colori nazionali. Le auto, drappeggiate con immagini del Sultano Qaboos bin Said al Said, al potere dal 1970. Oggi, 18 novembre -il giorno del compleanno del Sultano – si celebra in tutto il Paese, la 44esima Festa Nazionale. Da non confondere con un’altra festa Nazionale, quella del 23 luglio, “Il giorno della Rinascita” che celebra il giorno dell’insediamento al potere di Qaboos. Nel 1970, infatti, il Sultano, allora trentenne, salì alla guida del Paese, estromettendo il padre – Said bin Taimur – con un “golpe bianco”. La politica di Said bin Taimur era estremamente conservatrice, il Paese viveva in un condizioni medioevali, senza scuole, strade, infrastrutture. L’attuale Sultano ha cambiato il volto dell’Oman anche se ha mantenuto il potere assoluto. Di recente ha introdotto alcune leggi per ampliare la partecipazione popolare al governo e, per ora, l’Oman è un Paese stabile.

Il Sultano al Qaboos è certamente molto abile in politica estera. Grazie alle capacità dplomatiche è in buoni rapporti sia con l’Iran che con l’Arabia Saudita, ed è grazie a lui che sono stati avviati i colloqui sul Nucleare fra Stati Uniti e Iran. Il Sultano ha cercato di porsi anche come mediatore per la risoluzione della guerra siriana e l’Oman non ha partecipato alla coalizione, a guida Saudita, che sta bombardando lo Yemen.

Intanto, per le strade di Masqat illuminate con i colori nazionali, già ieri sera sfilavano cortei di automobili…oggi la festa continua e ancora durante il finesettimana, con parate, fuochi d’artificio, corse di cammelli. Confesso: una sciarpa con il Sultano al Qaboos l’ho comprata anche io…

Comments categorie Medioriente, Oman
tag , , ,

Per motivi di lavoro: blog off-line

Per motivi di lavoro sarò off-line per un breve periodo. Il blog quindi non sarà aggiornato. Grazie!

site offline

 

Comments categorie Medioriente
tag ,

In Oman il prossimo vertice sulla Siria

Sultano al- Qaboos

Masqat (Oman). Dopo il fallimento dell’incontro diplomatico  internazionale a Vienna sul futuro della Siria, si spera nel prossimo vertice, che si terrà in Oman. Il summit di  Vienna del 30 ottobre 2015, si è chiuso infatti con un nulla di fatto. I Paesi presenti con le rispettive rappresentanze – Unione europea, Italia, Francia, Germania, regno Unito, Russia, Egitto, Iran, Iraq, Giordania, Libano, Oman, Qatar,  Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Turchia, Stati Uniti , Cina, più rappresentanti delle Nazioni Unite – si erano riuniti all’Imperial Hotel per discutere della grave situazione in Siria, conl ‘obiettivo di porre fine alla violenza e alla guerra.

Vedremo se le capacità diplomatiche del sultano dell’Oman, Qaboos bin Said Al Said e del suo il braccio destro, Yusuf bin Alawi bin Abdullah, porteranno qualche risultato. Tra i punti che il sultano vorrebbe inserire nel nuovo documento da discutere, Bashar al Assad non è previsto neppure come candidato a nuove elezioni presidenziali. Un secondo punto importante è che  nelle nuove elezioni non dovranno essere presenti  membri del passato regime.  I poteri dovrebbero essere invece trasferiti temporaneamente al primo ministro che risulterà eletto dalla consultazione popolare. Altri punti: amnistia per i prigionieri di ambo le parti; e mantenimento delle forze russe e iraniane in Siria. Ma intanto si continua a combattere e la parola “elezioni” sembra davvero lontana.

Fotografia di Antonella Appiano

Comments categorie Crisi siriana, Medioriente
tag , , , ,

Ipocrisia dell’Occidente?

Ipocrisia dell'Occidente?

Clicca sull’immagine per scaricare Locandina Evento

Nella cornice della Conferenza Internazionle “Islam in/and/of Europe? Perspectives from the Middle Ages to the Post-Secular Age”, Trento 8-10 ottobre, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, si svolgerà l’incontro “Ipocrisia dell’Occidente? Sguardi sul mondo arabo-islamico tra storia e politica“. Il Prof. Massimo Campanini, il Prof. Franco Cardini ed io cercheremo di capire qualcosa in più delle vicende politiche che coinvolgono il mondo arabo-islamico contemporaneo. Quali sono le radici della sua instabilità? Qual è il ruolo dell’Islam nelle vicende politiche del Medio Oriente? Dove nasce e come si sviluppa il cosiddetto Stato Islamico?

Bookique Trento giovedì 8 ottobre alle ore 19 – Organizzato dal Club Alpbach Trentino.

Per maggiori informazioni sulla Conferenza vai al sito http://webmagazine.unitn.it/en/evento/cjm/6179/islam-inandof-europe:

 

Comments categorie Conferenze
tag , ,

Pillole di storia: Il Movimento dei Fratelli Musulmani

images fratelli Muslmani

Spesso citati senza spiegazione sui quotidiani (soprattutto in relazione all’Egitto) dopo il colpo di Stato del generale Abdel Fattah al-Sisi, il 3 luglio 2013 e la destituizione del Presidente Mohammad Morsi, i Fratelli musulmani, dal punto di vista storico, rappresentano un Movimento fondato in Egitto nel 1928 da Hasan al-Banna. Esso segna la nascita del moderno Islam politico. All’inizio un piccolo gruppo che si è trasformato in poco tempo in una potente organizzazione, da sempre osteggiata e combatuta dai regimi arabi. L’ideologia dei Fratelli Musulmani si basa sulla concezione secondo cui l’Islam è la soluzione di tutti i problemi personali, sociali e politici. L’organizzazione è conservatrice e tradizionalista ma non radicale, attenta alle classi sociali deboli. Nella sua evoluzione storica si è servita di una “islamizzazione dal basso”, su base popolare, attraverso l’educazione e la propaganda negli strati sociali. Ha sostituito uno stato sociale che mancava con assistenza sanitaria, ospedaliera, istruzione gratuita. Le moschee sono state senza dubbio uno strumento di diffusione delle idee religiose e politiche. Negli ultimi anni la strategia comunicativa si è avvalsa anche del web 2.0. Dall’Egitto, il movimento si è diffuso in Siria, Tunisia, Libia, Algeria, Marocco, Giordania e nei Paesi del Golfo. Dei Fratelli Musulmani nei vari paesi arabi parleremo ancora nelle prossime Pillole di Storia…

La fotografia è tratta da Wikipedia.

Comments categorie Pillole di Storia
tag , , , ,