Iraq: ecco come ISIS usa Twitter

Questo è il primo guest post, sul blog Conbagaglioleggero, di Roberto Favini – che scriverà sempre di Medio Oriente, di Paesi Arabi e aree di crisi – ma attraverso la chiave interpretativa del giornalismo dei dati, fact-checking e delle forme digitali di storytelling.
Buona lettura!

Se al-Qaeda rappresenta il primo soggetto violento non governativo in grado di applicare una strategia di sfida globale verso una superpotenza è anche perché, parallelamente alle operazioni militari sul territorio, ha saputo sfruttare efficacemente i vari media.

Nel corso degli anni ha saputo adattarsi rapidamente ai cambiamenti, utilizzando metodi sempre più sofisticati. Lo si nota particolarmente dall’uso crescente jihadista di Internet e, da qualche anno a questa parte, dei social media.
Nelle ultime settimane i media ci riferiscono sull’avanzata delle truppe di ISIS/ISIL in Iraq,  mentre rimangono consolidati al nord, e si stanno rafforzando nel nord-est della Siria. Negli stessi giorni però è stato anche possibile assistere a diverse novità nell’uso di Twitter a supporto delle operazioni militari.

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crediti: dailymail.co.uk

Anzitutto, una premessa per comprendere meglio il contesto, specie per chi è un po’ a digiuno di sigle e nomi di gruppi jihadisti.

ISIS o ISIL  è un gruppo terroristico nato come costola di al Qaeda, e operativo in Iraq e in Siria,  che ha rivendica presto un suo potere decisionale fino ad essere richiamato in Iraq dallo stesso Zawahiri  (leader di Al Qaida)  e invitato ad abbandonare la questione siriana. Ma il gruppo si è rifiutato di obbedire e ha dichiarato (già all’inizio del 2013)  il suo obiettivo: ricreare un Califfato islamico dell’Iraq e del Levante, sulla base di un’identità etnica, culturale e storica. Per Levante, intende la “Grande Siria” (non la Siria che conosciamo) ma quella che comprendeva invece – prima della divisione dell’Impero Ottomano alla fine della 1° Guerra Mondiale – la Siria di oggi e parte di territorio della Turchia, l’attuale Giordania, Libano, Israele e Iraq.

L’acronimo ISIS sta per ”Islamic State in Iraq and Syria” ma il gruppo fondametalista sunnita viene anche chiamato ISIL, “Islamic State in Iraq and the Levant” .

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crediti: wikipedia.org

Tornando alle modalità di utilizzo dei social media, si può notare come con al-Qaeda le discussioni su netiquette e pratiche scorrette sui social media sono superate; l’organizzazione si distingue infatti per un uso spregiudicato degli strumenti a disposizione e per la totale assenza di rispetto delle regole, come intuibile.

Ovviamente, i social network non ammettono comportamenti simili: li tollerano quando sono borderline ma li bloccano quando vanno oltre, se rilevati o segnalati da altri utenti.

Solitamente, alla sospensione di un account jihadista segue l’apertura di nuovi account, in una sorta di rincorsa continua; questo vale sia per gli account dei militanti che per quelli ufficiali dei vari rami dell’organizzazione.

Per esempio, da venerdì a oggi Twitter ha sospeso otto account affiliati a ISIS, che pubblicavano immagini di esecuzioni di massa. Le motivazioni di queste sospensioni vanno ricercate nei TOS del servizio, ma forse anche in una legge statunitense che vieta a qualsiasi persona o entità degli Stati Uniti di fornire supporto o risorse materiali a un’organizzazione che appare sulla lista ufficiale dei gruppi terroristici.

Uno di questi era l’account @nnewsi, per la cui chiusura Wikileaks ha parlato di censura, ma suscitando molte polemiche.

nnewsi

Tutti i gruppi estremisti sono sempre più presenti sui social media per reclutare, propagandare e raccogliere fondi; ISIS è uno di quelli più abili in questo approccio.

Le attività di ISIS sui social media seguono uno studio e una pianificazione sofisticati; inoltre, non avendo molti sostenitori on-line, vengono usate strategie per gonfiare e controllare i messaggi.

Il governo iracheno, nel tentativo di contrastare le comunicazioni di ISIS, ha attuato il blocco degli accessi da browser a servizi web come Twitter, Facebook, Youtube, Whatsapp, Viber e Skype, ma solo nelle zone ancora sotto il controllo governativo.

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Per aggirare il blocco degli indirizzi IP di questi servizi, le milizie e i sostenitori di ISIS spiegano come utilizzare il browser crittografato TOR o come recuperare gli account bloccati.

Un altro metodo è quello di realizzare delle app per smartphone specifiche per lo scopo. Una delle iniziative ISIS di maggior successo è infatti un’app in lingua araba per Twitter, chiamata “The Dawn of Glad Tidings”. L’app è stata resa disponibile solo per smartphone Android, in quanto lo store di Apple possiede restrizioni maggiori. In realtà negli scorsi giorni è stata rimossa dal Google Play store, ma dopo essere stata scaricata centinaia di volte. Successivamente è stata riproposta su siti mirror (chiusi e riaperti in continuazione).

app-android

Questa app viene promossa come modo per rimanere sempre aggiornati sulle ultime notizie del gruppo jihadista; una volta scaricata, ISIS richiede i dati personali dell’utente.

Dopo la registrazione, l’app pubblicherà attraverso l’account dell’utente tweet i cui contenuti vengono stabiliti dal team social media di ISIS.

I tweet sono ben studiati, con link, hashtags e immagini; lo stesso contenuto viene twittato da tutti gli account registrati, ma con un leggero ritardo l’uno rispetto all’altro, in modo da aggirare i controlli automatici anti-spam di Twitter. Per il resto del tempo, l’account Twitter è utilizzabile normalmente.

I termini di utilizzo di Twitter in materia sono infatti chiari sulle regole di automazione e pratiche consigliate.

“La creazione massiva o seriale di account con sovrapposizione d’uso, tuttavia, è vietata”

“Le violazioni possono comportare la sospensione permanente di tutti gli account correlati”.

Di seguito, l’andamento dei tweet inviati attraverso l’app di ISIS scegliendo un periodo di osservazione di due ore. Solo il giorno della marcia verso la città di Mosul, i tweet pubblicati in questo modo sono stati circa 40 mila.

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L’app era stata rilasciata già lo scorso aprile, ma solo con l’ultima offensiva è stata utilizzata in modo massiccio, come si può notare da questi altri grafici diffusi dal Telegraph.

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Analizzando la strategia su Twitter di ISIS, si nota come possa essere comparata a una comunicazione corporate, con vere e proprie campagne di marketing con hashtag e operazioni di branding, come quando viene lanciato un nuovo prodotto.

Aiutati da strumenti come l’app descritta, centinaia – a volte migliaia – di attivisti pubblicano ripetutamente nell’arco della giornata tweet che usano un hashtag concordato, che così finirà nei trending topic di Twitter. Questo risultato viene solitamente ottenuto con un una media di 72 retweets per tweet.

Il volume di tutti questi tweet è tale per cui ricercando “Baghdad” su Twitter, le prime immagini proposte siano quelle spinte da ISIS.

Esistono persino account Twitter creati apposta per pubblicare i trending topic del momento, ma soltanto dei contenuti jihadisti.

L’effetto è quello dell’amplificazione del messaggio e dell’esposizione di un numero molto maggiore di utenti.

Jabhat al-Nusra, l’unico gruppo terroristico siriano riconosciuto ufficialmente da al-Qaeda, ha un numero di follower paragonabile a quello di ISIS, ma ottiene risultati molto inferiori.

Nel mese di febbraio ISIS ha spesso ottenuto oltre 10 mila citazioni al giorno per gli hashtag, contro i 2500-5 mila ottenuti da  Fronte al-Nusra ( gruppo estremista salafita operante in Siria).

Secondo l’osservatorio Jihadica, nel mese di maggio l’utilizzo di Twitter è avvenuto in prevalenza da dispositivi Android, per pubblicare contenuti in lingua araba, con un hashtag ben preciso.

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Un altro esempio di utilizzo in stile corporate sono i focus group, come quando gli attivisti avevano promosso, dal basso, un hashtag per chiedere al leader ISIS Abu Bakr al-Baghdadi se non era il caso di cambiare il nome all’organizzazione (da “Stato islamico di Iraq e Siria” a “Califfato islamico”).

Sia al-Qaeda che ISIS sono molto attente anche al targeting: per esempio, i giovani nel Levante i giovani utilizzano quasi esclusivamente Facebook, mentre nel Golfo è più probabile che possano essere raggiunti via Twitter.

Altri obiettivi perseguiti da ISIS attraverso Twitter sono l’intimidazione dei residenti e la diffusione di notizie false. E’ interessante notare anche l’accurata scelta dell’istante per pubblicare i contenuti, che spesso accompagnano le azioni militari in tempo reale; questa tecnica ricorda molto il ruolo dei trombettieri o dei tamburi sui campi di battaglia dei secoli trascorsi.

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Per favore non chiedete a un expat…

Ci sono diverse cose che irritano un expat.

Ognuno ha la sua scala di valori riguardo l’”intolleranza”.
Io, per esempio, non sopporto gli italiani che passano ore al computer a giocare, leggere gossip, cercare tutorial sul trucco o sul mettere lenti a contatto colorate e poi pretendono (e sono quasi sempre sconosciuti) che tu offra loro magiche soluzioni per venire a vivere e lavorare nella tua seconda Patria, scrivendoti un messaggio, attraverso i social.
Cambiare paese non è come cambiare abito.

Qui, Oman. Che cosa mi manca dell’Italia?

Nulla.

Premetto che sono poco attaccata alle cose, alle abitudini, alle consuetudini. Che l’Oman è un Paese che ho scelto (non ci sono capitata per caso); che non ho un carattere da “torcicollo emotivo” e nostalgia è una parola che non compare nel mio vocabolario. Rifletto

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