Pillole di storia: Il Movimento dei Fratelli Musulmani

 

Spesso citati senza spiegazione sui quotidiani (soprattutto in relazione all’Egitto) dopo il colpo di Stato del generale Abdel Fattah al-Sisi, il 3 luglio 2013 e la destituizione del Presidente Mohammad Morsi, i Fratelli musulmani, dal punto di vista storico, rappresentano un Movimento fondato in Egitto nel 1928 da Hasan al-Banna. Esso segna la nascita del moderno Islam politicoAll’inizio un piccolo gruppo che si è trasformato in poco tempo in una potente organizzazione, da sempre osteggiata e combatuta dai regimi arabi. L’ideologia dei Fratelli Musulmani si basa sulla concezione secondo cui l’Islam è la soluzione di tutti i problemi personali, sociali e politici. L’organizzazione è conservatrice e tradizionalista ma non radicale, attenta alle classi sociali deboli. Nella sua evoluzione storica si è servita di una “islamizzazione dal basso”, su base popolare, attraverso l’educazione e la propaganda negli strati sociali. Ha sostituito uno stato sociale che mancava con assistenza sanitaria, ospedaliera, istruzione gratuita. Le moschee sono state senza dubbio uno strumento di diffusione delle idee religiose e politiche. Negli ultimi anni la strategia comunicativa si è avvalsa anche del web 2.0. Dall’Egitto, il movimento si è diffuso in Siria, Tunisia, Libia, Algeria, Marocco, Giordania e nei Paesi del Golfo. Dei Fratelli Musulmani nei vari paesi arabi parleremo ancora nelle prossime Pillole di Storia…

La fotografia è tratta da Wikipedia.

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Per favore non chiedete a un expat…

Ci sono diverse cose che irritano un expat.

Ognuno ha la sua scala di valori riguardo l’”intolleranza”.
Io, per esempio, non sopporto gli italiani che passano ore al computer a giocare, leggere gossip, cercare tutorial sul trucco o sul mettere lenti a contatto colorate e poi pretendono (e sono quasi sempre sconosciuti) che tu offra loro magiche soluzioni per venire a vivere e lavorare nella tua seconda Patria, scrivendoti un messaggio, attraverso i social.
Cambiare paese non è come cambiare abito.

Qui, Oman. Che cosa mi manca dell’Italia?

Nulla.

Premetto che sono poco attaccata alle cose, alle abitudini, alle consuetudini. Che l’Oman è un Paese che ho scelto (non ci sono capitata per caso); che non ho un carattere da “torcicollo emotivo” e nostalgia è una parola che non compare nel mio vocabolario. Rifletto

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