Oggi parliamo di Siria. Di una storia legata alla Siria. Di musica e di due artisti siriani. E di un produttore musicale “caparbio” che ha seguito un sogno finché non è riuscito a realizzarlo.

Shadi«Volevo coinvolgere due artisti siriani, Shadi Ali e Maen Rajab, rispettivamente cantante e chitarrista della band Gene di Damasco, nel nuovo singolo “Salutami Damasco” della band milanese NaGa (che anticipa l’uscita dell’album, prevista per i primi mesi del 2016) dopo aver visto alcuni video del gruppo su Youtube » racconta il produttore Pino Maio. Un’idea che diventava sempre più determinata nonostante le difficoltà. Infatti, nonostante le ricerche accurate sui social e su internet, gli artisti sembravano svaniti nel nulla.

Maen

«Sia Shadi che Maen  avevano dovuto abbandonare il Paese a causa della guerra – continua Pino Maio – e senza lasciare traccia Dopo molte settimane di ricerca avevamo stabilito solo un labile link in rete con un siriano che affermava di conoscerli ma non aveva notizie da mesi. Forse si erano trasferiti in Libano oppure in Giordania. Insomma i giorni trascorrevano senza che riuscissimo a trovare Shadi e Maen. Non ho mai pensato di “mollare”, però. E, alla fine, grazie anche a un pizzico di fortuna, ce l’abbiamo fatta. Li abbiamo trovati e proposto il demo del brano: tutti e due hanno subito accettato di partecipare. Era anche questo un modo di rifiutare quell’idea di “guerra” che oggi purtroppo ferisce mortalmente la Siria».
Attualmente Shadi vive in Svezia, mentre Maen risiede in Francia, in attesa che venga riconosciuto loro lo stato di rifugiati politici.

«Ovviamente questa condizione precaria ha complicato molto la realizzazione del brano – aggiunge Pino Maio – perché non potendo muoversi sul territorio europeo, non hanno potuto partecipare alle sessioni di registrazione nello studio di Milano. Abbiamo dovuto perciò lavorare con Shadi e Maen solo tramite pc e skype, inviando e ricevendo i file musicali, man mano che il brano si sviluppava. Se tutto ciò da un lato ha impedito una piena collaborazione con i NaGa e il giusto “interplay” tra gli artisti, dall’altra ha arricchito la canzone, proprio per le difficoltà derivate dalla lontananza fisica dei musicisti».

Salutami Damasco non è una canzone di guerra, anche se parla di una città purtroppo martoriata dalla guerra. È il ritratto di una città che Claudio, il chitarrista dei NaGa, aveva visitato nel 2010, alcuni anni prima del conflitto. Si tratta di una riflessione un po’ amara di chi ha visitato Damasco con gli occhi tipici del turista, guardando persone e palazzi, senza però sentire nulla del dramma imminente che avrebbe travolto il popolo siriano. E’ una canzone che vuole creare un ponte ideale con tutte le donne, gli uomini e i bambini siriani che stanno soffrendo, ma che non rinunciano a gridare a voce alta la voglia di pace.

«Certo un brano musicale non può cambiare il mondo – conclude Pino Maio – sarebbe troppo facile. Ma attraverso una canzone gli uomini possono scambiare le proprie emozioni e possono comunicare tra di loro, al di là delle differenze linguistiche e dell’appartenenza a differenti nazioni».


 

NaGa

Pino Maio – produttore
Gianni Novelli – management

I NaGa sono: Lela Cortesi – voce
Claudio Flaminio – chitarre
Roberto Dragonetti – basso
Marco Parano – batteria
In “Salutami Damasco” Shadi Ali – voce e Maen Rajab – chitarra acustica

 

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Per favore non chiedete a un expat…

Ci sono diverse cose che irritano un expat.

Ognuno ha la sua scala di valori riguardo l’”intolleranza”.
Io, per esempio, non sopporto gli italiani che passano ore al computer a giocare, leggere gossip, cercare tutorial sul trucco o sul mettere lenti a contatto colorate e poi pretendono (e sono quasi sempre sconosciuti) che tu offra loro magiche soluzioni per venire a vivere e lavorare nella tua seconda Patria, scrivendoti un messaggio, attraverso i social.
Cambiare paese non è come cambiare abito.

Qui, Oman. Che cosa mi manca dell’Italia?

Nulla.

Premetto che sono poco attaccata alle cose, alle abitudini, alle consuetudini. Che l’Oman è un Paese che ho scelto (non ci sono capitata per caso); che non ho un carattere da “torcicollo emotivo” e nostalgia è una parola che non compare nel mio vocabolario. Rifletto

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