Come si vestono gli Omaniti?

L’abito tradizionale maschile Omanita? Ormai ci sono abituata ma è davvero particolare. La tunica di cotone, in genere bianca, ma anche colorata (marrone, nocciola, blu, lilla) ha un taglio elegante, ricami intorno ai polsi, il collo, e si chiama dishdahsa. Non so come facciano gli Omaniti ad averla sempre candita e stirata. Certo ne posseggono molte e le lavanderie “Snow White”, immagino, lavorano senza sosta.

Quel fiocco che vedete pendere dalla scollatura è il kashkusha, e viene quasi sempre intriso di profumo al mattino, prima di uscire da casa. E sotto la dishdashsa, niente? No, non è il kilt scozzese, ma non aspettatevi i pantaloni…perché c’è solo il wizar, una fascia di tela, avvolta intorno alla vita come un sarong.

Il  copricapo ricamato, il kummah, indossato nella vita di tutti i giorni, arricchito da ricami colorati, arriva dallo Zanzibar (che era parte del Sultanato nell’antichità).

Nelle occasioni formali, gli Omaniti indossano invece, una specie di turbante, chiamato mussar. La stoffa quadrata, morbida, in kashmir ha origini indiane e viene abilmente “arrotolato” in fogge diverse che indicano la regione di provenienza. I colori sono splendidi. Trovo il mussar affascinante…

Se potete assistere poi a una cerimonia (e ve lo consiglio) vedrete che spesso, sopra l’abito, gli Omaniti indossano un “mantello” leggero nero e il tradizionale pugnale, chiamato khanjar, uno dei simboli del patrimonio culturale e tradizionale omanita, presente anche sulla bandiera Nazionale.

Curvo, affilato su entrambi i lati, viene portato dentro la sua fodera, su una cintura. Ma non una cintura qualsiasi! La parte anteriore è infatti un vero e proprio intreccio fitto di filamenti d’argento; oppure “semplicemente” ricamata con fili d’oro o d’argento.

Che dire quindi? Che ormai trovo strani i completi maschili occidentali, con camicia e cravatta? Un poco sì ….

 

Fotografie di Antonella Appiano.

La fotografia delle Personalità Omanite presenti alla Cerimonia Inaugurale della Mostra del Libro 2017 è dell’Oman Observer.

Omaniti in abito tradizionale

 

 

 

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Qui, Oman. Che cosa mi manca dell’Italia?

Nulla.

Premetto che sono poco attaccata alle cose, alle abitudini, alle consuetudini. Che l’Oman è un Paese che ho scelto (non ci sono capitata per caso); che non ho un carattere da “torcicollo emotivo” e nostalgia è una parola che non compare nel mio vocabolario. Rifletto

I viaggi nei viaggi… Dhofar, Oman

 Il turista attraversa un paesaggio, il viaggiatore lo vive (cit)

Mi piace viaggiare con lentezza. Esplorare con calma. Sedermi magari in un caffè locale e guardare la gente. Assorbire l’atmosfera di un luogo. Nascono idee, suggestioni, pensieri.

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