I viaggi nei viaggi… Dhofar, Oman

 Il turista attraversa un paesaggio, il viaggiatore lo vive (cit)

Mi piace viaggiare con lentezza. Esplorare con calma. Sedermi magari in un caffè locale e guardare la gente. Assorbire l’atmosfera di un luogo. Nascono idee, suggestioni, pensieri.

La regione sud del Sultanato di Oman, si chiama Governatorato del Dhofar, confina con lo Yemen e la sua Capitale è Salalah. Ci vorrebbe il capitolo di un libro, o meglio un libro per descriverla tutta: la storia antica, sviluppatasi tra il X e XV secolo, i resti archeologici, i secoli durante i quali, Dhofar, è stata il centro del commercio dell’incenso. E ancora la bellezza della natura -soprattutto durante il Kharif (monsone) estivo- di questa zona subtropicale. Le spiagge orlate di palme da cocco, le piantagioni di papaya, di banani e canna da zucchero, il suq dell’argento di Salalah, l’aroma che si leva dagli incensieri colorati…

Ma oggi -proprio in nome della lentezza, voglio solo parlarvi di un luogo che mi ha incantato, proprio vicino a Salalah: la tomba del profeta An Nabi Ayoub, per i cristiani Giobbe, simbolo della pazienza: un luogo di pellegrinaggio sia per i cristiani che per i musulmani. In una fotografia (quella con il velo blu che ho indossato in segno di rispetto) mi trovo nella Sala della preghiera, poi vedete la tomba vera e propria, e infine la cupola  della moschea, che spunta tra la vegetazione e la moschea.

Per arrivare alla Tomba di Giobbe, si sale per una trentina di chilometri, da Salalah. Una strada asfaltata raggiunge la montagna passando di collina in collina. E infine si intravede una cupola dorata fra il verde. Un giardino ricco di fiori porta all’ingresso della tomba, costruita come un piccolo edificio a cupola. E vicino, la Moschea di pietra dove il profeta Giobbe (Nabi Ayoub) andava a pregare.

E dove appunto ho visto musulmani e cristiani pregare insieme. Perché le guerre di oggi, non derivano mai dalla religione. La religione è un comodo pretesto, come sempre è stato durante la Storia. Un breve viaggio nel viaggio, porta a riflettere. A pensare con la propria testa. A non cadere nella trappola della “paura” indotta per motivi politici e di potere.

Quindi “vivete” i luoghi se potete: aiutano a capire il mondo in cui viviamo.

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Qui, Oman. Che cosa mi manca dell’Italia?

Nulla.

Premetto che sono poco attaccata alle cose, alle abitudini, alle consuetudini. Che l’Oman è un Paese che ho scelto (non ci sono capitata per caso); che non ho un carattere da “torcicollo emotivo” e nostalgia è una parola che non compare nel mio vocabolario. Rifletto

Lo Street food in Oman: una tentazione

Viviamo in un mondo in cui la limonata è fatta con aromi artificiali e la cera per i mobili, con limoni veri.
(Alfred E. Newman)

E’ certamente più buono e più sano degli indigesti hamburger che stanno purtroppo spopolando anche qui e danneggiando la salute dei giovani, come in tutto il mondo. Non sempre la globalizzazione è positiva…

E per street food, qui a Muscat intendo soprattutto le grigliate di mishakik, spiedini di manzo speziati:

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