chi sono

«Un giornalista non può essere un cinico, non può dimenticare la sua umanità e quella delle persone che incontra»
(Ryszard Kapuściński)

«Io immagino che il giornalismo dovrebbe essere questo: osservare ed essere testimoni della storia e poi, malgrado i pericoli, i limiti e le nostre umane imperfezioni, riportarla il più onestamente possibile»
(Robert Fisk)

Vivo nel Sultanato di Oman. Sono una expat, insomma. E per scelta. Una italiana che però non si sente Italiana, fin da piccola. Forse perché la mia famiglia è cosmopolita, mia mamma è nata in Africa. Mio nonno parlava l’amarico, il francese, il tigrino. Mia nonna, che aveva un avo esploratore, cucinava con le spezie e in casa si mangiava più riso al curry che pasta al pomodoro. Sono stata abituata da sempre, ad apprezzare le altre culture, le lingue straniere, i cibi esotici. 

Quindi, in questo blog non troverete post di rimpianto per “l’espresso e i biscotti del Mulino bianco” perché io bevo caffè turco e mangio chapati. Anzi no, scusate, un rimpianto ce l’ho: quello di non essere andata via prima dall’Italia. La vita ci porta spesso a seguire strade che non avevamo scelto. Basta un attimo di distrazione. O che avevamo scelto ma dopo un po’ ci hanno annoiato. Per fortuna, però, c’è sempre il tempo di recuperare.

Viaggio tanto, con “bagaglio leggero” e gli amici mi chiamano “nomade”. Sono convinta che le notizie vadano cercate “per strada” ma le integro con le informazioni che arrivano dalla Rete. Seguo con molto distacco le vicende socio-politiche italiane, perché travolta dalla passione per quelle Medio-Orientali. Amo i Paesi arabi e i Paesi Musulmani, la loro storia, la loro cultura, la loro gente.

Anche il mestiere di giornalista, ha subito mutamenti. Dalla carta stampata sono passata alla televisione (con qualche parentesi radiofonica). Poi sono tornata a scrivere ma online, e ho dovuto imparare un nuovo genere di scrittura. Più sintetica, con i link e i tag. E adesso lavoro per una Casa di Produzione Internazionale con sede a Dubai, che produce film-documentari sul Medio Oriente. Come scriptwriter e giornalista. Lo stesso lavoro, quindi, ma declinato in modi diversi. Scrivere in una lingua che non è la mia lingua madre, dà molte soddisfazioni. Lavorare con gente che arriva da tutto il mondo, anche. Sono sfide. Ma le prove mi galvanizzano e mi stimolano. Cesare Pavese scrisse: «Con i nervi tesi e la fantasia pronta». Così io.

Provo comunque ad andare per ordine. Cercando di essere breve. Sono dunque una giornalista, analista, scrittrice specializzata in Medio Oriente e Islam.

Ma anche ricercatrice e studiosa accademica dei Paesi Arabi, del Medio Oriente e dei temi legati all’Islam, del dialogo interreligioso e interculturale. Ho studiato Lingue e Civiltà Orientali all’Università La Sapienza e Islamologia al Pontifical Institute of Arabic and Islamic Studies, a Roma.

Un po’ di cose che fatto dal punto di vista professionale.

Appiano Antonella

Ho collaborato con “La Stampa” e il quotidiano economico ilSole24ore in “carta” ma anche per l’edizione “online”, dove scrivevo di società e lavoro in Medio Oriente, di Immigrazione, di 2G (immigrati di seconda generazione), del rapporto fra donne e lavoro, donne e media nei Paesi Arabo musulmani, di femminismo islamico, di cultura islamica.

In Tv, ho lavorato per le Reti Mediaset come inviata, conduttrice in programmi e speciali d’informazione e servizio.

Come inviata, corrispondente e collaboratrice ho seguito la crisi e poi guerra siriana, per il quotidiano “Lettera43”, il settimanale “l’Espresso”, il quotidiano online “L’Indro” e altri media (“Radio24,” “Uno Mattina-Rai Uno”). L’Egitto durante la Presidenza di Mohammed Morsi e il Kurdistan iracheno dopo la conquista di Mosul da parte dei miliziani dell’Isis. Pausa.

Mi sono presa un anno sabbatico. Sono tornata a studiare…e ho scoperto l’Oman. Mi sono innamorata (dell’Oman) e sono diventata una expat.

I Libri

C’è gente che dopo un libriccino si definisce scrittore. Io non lo so se lo sono. Comunque ho pubblicato nel 1995, il mio libro d’esordio, “Sabbie d’oro”, un romanzo storico ambientato in Etiopia negli anni ’20 (Antea Editrice), che racconta, in forma romanzata, una parte della storia della mia famiglia. Nel 2005, mi sono lanciata (dopo aver studiato con il metodo Stanivlasky) anche nel mondo della sceneggiatura, come autrice teatrale, con la commedia “No budget! Due cuori e una tv”, prodotta dalla compagnia “Cubatea” e rappresentata al Teatro Due di Roma.

Ancora libri.

Nel novembre 2010 è uscito “Le Italiane” (Castelvecchi Editore) a più voci, dove ho curato il profilo su Grazia Deledda. E ancora a novembre ma del 2011 ho pubblicato “Clandestina a Damasco- Cronache di un paese sull’orlo di una guerra civile“(Castelvecchi RX) il reportage del mio soggiorno in Siria, come giornalista sotto copertura, nei mesi della rivolta contro il regime di Bashar al-Assad. Nell’ottobre 2013, per Quintadicopertina, l’e-book “Qui Siria- Clandestina ritorna a Damasco” con cui ho partecipato al primo LibrInnovando Awards (slide dell’intervento “QuiSiria – Clandestina ritorna a Damasco”). E infine, sempre per QuintadiCopertina, nel 2015, in italiano e in inglese, “Syria Calling”.

Ecco, è andata così. Tra percorsi incrociati, incontri, cambiamenti, mi sono anche sposata e ho avuto due figli.
Certo sembra un po’ caotico ma io penso come Woody Allen che: «la mia vita è un film meraviglioso anche se manca il montaggio».

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