Seconde generazioni o «ragazzi in bilico»: i giovani musulmani italiani si raccontano a Torino

Chi sono e come vivono la vita di tutti i giorni i giovani musulmani cresciuti in Italia? Quali sono i problemi e le difficoltà che devono affrontare? Le aspirazioni, le ambizioni? Nati nel nostro paese o arrivati qua molto piccoli, hanno frequentato le nostre scuole e si sentono italiani, anche se spesso non lo sono dal punto di vista formale. Questo sicuramente un primo elemento emerso con forza dal Convegno Nazionale “Musulmani2G- Diritti e doveri dei giovani musulmani di seconda generazione” che si è svolto a Torino, il 1 e 2 dicembre, al Circolo dei Lettori di Palazzo Granieri della Roccia. Promotori: CIPMO (Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente) in collaborazione con l’Associazione Giovani Musulmani italiani, l’istituto di Studi Storici Gaetano Salvemini e l’Associazione FIERI (rete di studi interdisciplinari per lo studio dei fenomeni migratori e l’inclusione delle comunità straniere).

Fatima Zahra Habib Eddine, è di origini marocchine, ha 26 anni e dopo la laurea in Scienze Politiche a Torino, sta seguendo a Londra un Master in European Business all’European School of Management. Mi racconta le difficoltà, durante il periodo universitario, per trovare qualche lavoretto a causa dell’hijab. “Anche se non ero a stretto contatto con il pubblico, mi veniva sempre chiesto di levarlo”. Ricorda una sola esperienza positiva. Un lavoro da segretaria. Chi mi ha offerto il posto, una donna, mi ha detto” Non è importante come ti vesti. Per me contano solo l’impegno e la capacità”. Fatima che si occupa anche della comunicazione e dei corsi di formazione dell’Associazione dei Giovani Musulmani d’Italia, sottolinea come il problema della cittadinanza crei discriminazioni e limitazioni nel lavoro “Per esempio, non puoi partecipare ai concorsi per amministrazione pubblica”.
Essere cittadina italiana, per Fatima significa poter partecipare: alla vita politica, pubblica.”Comunque nonostante le difficoltà e le delusioni continueremo a lottare anche se ci vengono negati i diritti. Perché i diritti non sono negoziabili”.Per i diritti di cittadinanza si batte anche Yassine Lafran, 24enne, dirigente nazionale dei GMI (Giovani Musulmani d’Italia). E’ nato a Casablanca, in Marocco ed è venuto in Italia, a 3 anni con i genitori. Si è laureato a Bologna in lettere e filosofia con una tesi sull’islamofobia in Italia. “E strano- ironizza- qui non ci vogliono e poi non ci lasciano uscire dai confini italiani. Così, non possiamo neppure andare a studiare in un Paese europeo con il progetto Erasmus”. Una contraddizione infatti.

“Questi ragazzi maturano in fretta, hanno una marcia in più- sostiene Paolo Branca, Professore di Lingua e Letteratura araba presso l’Università Cattolica di Milano- perché fin da piccoli sono sottoposti ad una serie di domande sul cibo, sulla provenienza”. E’ vero, dice qualcuno, noi siamo i ragazzi col trattino. Italo-marocchino. Italo-siriano… “Cercano anche una giusta via per restare fedeli al loro credo, per non dimenticare le radici culturali, senza rinunciare ad essere giovani come gli altri” aggiunge Paolo Branca.

Già perché, Yusef, Sara, Leila, Khaled mangiano pizza e cous cous, ascoltano la musica di Laura Pausini e del rapper Zanco che canta in un mix d’italiano-inglese-arabo, amano facebook , lo sport. Un quadro vivace della situazione emerge dalla ricerca video-voice, ancora in corso, che Annannalisa Frisina, ricercatrice presso l’Università di Studi di Padova, sta conducendo a Bologna, Sassuolo, Roma, Torino, Milano. “I ragazzi scattano fotografie della vita quotidiana e le commentano”. Per ora circa 3000 le foto-narrazioni a documentare un’Italia che cambia. Che è già cambiata. Anche se molti continuano a non vederlo. A non capirlo.

Un altro tema emerso dal convegno, la parola “integrazione”. A molti non piace perché ha un sottotesto in qualche modo negativo come spiega Yousef. “Credo di aver portato il mio contributo a questa società, il mio piccolo arricchimento”. E che parola preferisci? “Inserimento, forse”. Le ambizioni? I sogni? Quelli di tutti i ragazzi. Un buon lavoro, il successo, la realizzazione personale. “Per i praticanti, i musulmani socialmente impegnati e fedeli alla propria religione –puntualizza Omar Jibril, presidenteGMI- tutto ciò però non deve essere in contrasto con i principi etici dell’islam. E quindi deve svolgersi nel segno della rettitudine, della lealtà e della correttezza”.

di Antonella Appiano per IlSole24ore – jobtalk.blog.ilsole24ore.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Awda, Back, Eccomi

Istirahah, pausa, relax

Il Blog è in Pausa… i contenuti (Post e Archivio) sono comunque sempre raggiungibili e il Blog è navigabile!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: