Immigrazione&Lavoro-Un modello lombardo d’integrazione

Negli ultimi 9 anni il numero degli immigrati in Lombardia è quasi triplicato: da 420mila presenze nel 2001, a 1 milione e 170 mila al 1° luglio 2009. Nella regione è concentrato quindi un quarto degli immigrati (regolari e non) che vivono nel nostro Paese. Tra le 190 nazionalità, ai primi posti la Romania (169 mila persone), Il Marocco (127,5mila) e l’Albania (115,8mila). La Regione ha organizzato un convegno di due giorni al Centro Congressi Fondazione Cariplo di Milano (il 27 gennaio 2010 prima giornata dei lavori) per presentare il rapporto «Dieci anni di attività dell’Osservatorio Regionale per l’Integrazione e la multietnicità (ORIM) ».
«L’immigrazione è un fenomeno dinamico- rileva Vincenzo Cesareo, Coordinatore Generale ORIM- si consolida e nello stesso tempo si evolve». Le cifre rapportate all”indice d’integrazione della popolazione immigrata ne mettono in risalto la crescita costante. L’indicatore usato per misurare l’intensità (zero punti in caso di assenza d’integrazione, 1 punto in caso di massima) è salito da un valore medio di 0,40 del 2001 allo 0,61 del 2009.
I dati testimoniano il cambiamento (positivo) in Lombardia? 71,5%, gli immigrati che si dichiarano occupati (senza considerare la regolarità o meno del contratto di lavoro). In crescita gli stranieri che si rivolgono all’assistenza medica di base in caso di malattia: 63,8%, contro il 55% del monitoraggio del 2004. E gli studenti: ben 151.937, durante l’anno scolastico 2008/2009, circa un quarto di tutti gli alunni con cittadinanza non italiana presenti nel nostro Paese. In aumento anche i ricongiungimenti familiari. Sono il 43,4%. I permessi per lavoro (55,5%). «Non dimentichiamo poi che la popolazione straniera immigrata è stata il vero motore della crescita demografica lombarda nel XXI secolo- aggiunge Gian Carlo Blangiardo, Membro del Comitato Scientifico dell’ORIM- e che il percorso stesso della crescita fa emergere numerosi “spie” di radicamento nella società».
Un primo segnale è la crescente distribuzione sul territorio. Nel 2001, per esempio un terzo degli immigrati era concentrato nell’area milanese. Nel 2009 è sceso a un quinto. Oggi molti vivono nelle province periferiche che offrono più opportunità sul piano dell’abitazione e del lavoro. Un altro sintomo costruttivo, l’incremento della cosiddetta “anzianità migratoria”. Il numero degli immigrati presenti da almeno 5 anni è passata, infatti, dal 37% del 2001 al 62% del 2009. Senza dimenticare il tema “casa”. Tra il 2001 e il 2009, per 245mila immigrati stranieri, abitazione in affitto con contratto regolare e per 153mila, una casa di proprietà.
«Non mancano naturalmente aspetti negativi -puntualizza Gian Carlo Blangiardo- soprattutto la persistenza del fenomeno dell’irregolarità. 153mila gli irregolari stimati a metà del 2009. Sono “soltanto” 5mila in più rispetto all’anno precedente ma dimostrano l’esistenza di una realtà che non è certo da sottovalutare».

di Antonella Appiano per IlSole24ore – job24.ilsole24ore.com

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