Femministe ieri, oggi e… islamiche?

Femministe ieri, oggi e… islamiche? Non c’è contraddizione, lo spiega un saggio nuovo in libreria

Il femminismo islamico è un fenomeno ancora poco conosciuto in Italia ma ricco e in  crescita costante. Variegato, vivace, multiforme. Declinato al plurale. Come il mondo musulmano, d’altra   parte. Certo una contraddizione per chi si è fermato all’immagine della donna musulmana, sottomessa al maschio, velata, relegata fra le mura domestiche. Renata Pepicelli – ricercatrice dell’Università di Bologna – ha pensato di fare chiarezza con un saggio, pubblicato da Carocci, intitolato proprio “Femminismo islamico- Corano, diritti, riforme”.
 
“Una definizione del femminismo islamico?” è un movimento complesso, che riunisce donne musulmane di tutto il mondo, ma loro spesso non si riconoscono in questo termine. La base comune è la rilettura del Corano per demolire l’interpretazione maschilista, misogina e patriarcale che ne è stata fatta nei secoli” spiega l’autrice.
In sintesi, le femministe islamiche sostengono che proprio nell’Islam, nel Corano e nelle parole del Profeta, si trovano già tutti i fondamenti per le rivendicazioni di genere e l’uguaglianza fra i sessi. La religione stessa diventa quindi orizzonte di emancipazione. Qualche nome di spicco del movimento? La sociologa marocchina Fatima Mernissi, una delle femministe più rappresentative a livello internazionale. E Asma Lamrabet medico pediatra all’Ospedale di Rabat e coordinatrice del GIERFI (Gruppo Internazionale di ricerca sulla donna musulmana e il dialogo interculturale).
 “Ho incominciato ad occuparmi del fenomeno nel 2004, quando in Italia se ne parlava appena – continua Renata Pepicelli- e in Europa il dibattito era ancora marginale. E oggi? “La situazione è cambiata. Anche grazie ad un uso intenso delle Rete. Attraverso il web le diverse anime del movimento sono diventate visibili. S’incontrano. Si diffondano. Portali come  www.islam21.net (in arabo e in inglese) per esempio, rappresentano spazi importanti di dibattito a livello internazionale. E attraverso blog e forum, attiviste e intellettuali, possono confrontarsi con le ‘colleghe’ sparse nel mondo”. Le femministe islamiche non studiano infatti  solo l’interpretazione del Corano.Si battono anche a livello pratico, impegnandosi socialmente per la riforma di codici giuridici e istituzioni che perpetuano la disuguaglianza  fra i sessi. L’attivismo di base, proprio Marocco, ha ottenuto nel 2004 un risultato rivoluzionario. La riforma della mudawanna, il codice di famiglia, in tema di matrimonio, divorzio, figli.
Dal Marocco alla Palestina, dal Libano all’Egitto, la crescita dell’attivismo femminista contemporaneo musulmano (pur nelle differenti correnti, quella islamista per esempio) è innegabile. E sta producendo risultati sul fronte dell’istruzione, del lavoro, dell’impegno politico.
Ieri, 7 marzo 2010, i 19 milioni di elettori iracheni chiamati alle urne per il rinnovamento del Parlamento hanno trovato sulle liste circa 2.000 candidate (quasi un terzo del totale dei nominativi).
“L’istruzione femminile è sempre più diffusa. Anche se non è possibile generalizzare e dovremmo esaminare Paese per Paese. In aumento l’afflusso alle Università e le iscrizioni alle facoltà  scientifiche”.
E il lavoro, ho chiesto all’autrice del saggio? In un momento di difficoltà economica globale, anche le donne musulmane sentono la crisi. Le strutture sociali di supporto sono poi insufficienti. Insomma, per chi lavora e ha figli, difficile bilanciare i ruoli. Diversa la situazione nei ricchi Paesi del Golfo dove, da anni, un gruppo rappresentativo di donne gestisce capitali e siede nei consigli di amministrazione di importanti società”.

“Femminismo islamico – Corano, diritti, riforme” di Renata Pepicelli – edizioni Carocci. 12,60 euro

di Antonella Appiano per IlSole24ore – jobtalk.blog.ilsole24ore.com

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