Le storie di Lina e Himad – Il lavoro come riscatto, la formazione come opportunità

Un lavoro Himad ce l’ha. Ma preferisce rischiare e lasciarlo per potersi specializzare. Ha deciso. S’iscriverà al Corso di Formazione Professionale per la lavorazione della madreperla, alla Casa della Pace di Betlemme. Himad è un ragazzo di Gerico con un curriculum di studi in archeologia e la passione per i mosaici antichi. Un percorso di conoscenza non solo teorico. Himad, infatti, ha seguito anche programmi tecnici di realizzazione del mosaico. Con un obiettivo ben preciso, dedicarsi al restauro. Perché un patrimonio artistico non vada perduto. Perché il recupero dell’eredità culturale del suo popolo è importante. E per partecipare attivamente al miglioramento socio-economico della regione.

«In Terra Santa ci sono di siti archeologici ricchi di mosaici decorativi e la maggior parte ha bisogno d’interventi di pulitura e ripristino di parti mancanti». A questo punto incominciano le difficoltà. Himad si rende conto di non conoscere « la struttura geometrica impiegata per la costruzione dei mosaici» Sprattutto si trova alle prese con un materiale per lui sconosciuto, la madreperla. Decide di non arrendersi e di continuare l’iter professionale per colmare le mancanze e diventare un buon restauratore. Una scelta coraggiosa. E soprattutto faticosa e impegnativa. Per arrivare a Betlemme partendo da Gerico, bisogna superare due check point israeliani, e il tragitto può durare anche 4 o 5 ore. Ma Himad è tenace e non ha dubbi. Vuole rimanere nella sua terra e fare il lavoro che ama. «I sacrifici non contano se ti aiutano a raggiungere la meta».

Quando Lina arriva al Centro Mehwar ha 23 anni e una lunga storia di violenza familiare alle spalle, incominciata quando aveva solo 6 anni. E’ diffidente, non si apre né con le assistenti sociali, né con le psicologhe. Magrissima, mangia a fatica e non riesce neppure a guardarsi allo specchio. Figurarsi immaginare un futuro. Come tante vittime di abusi sessuali, Lina, infatti, si ritiene colpevole, responsabile per ciò che le è accaduto. Ma a poco nel Centro riacquista fiducia.
Nata in un piccolo villaggio nei dintorni di Nablus, e terza di cinque fratelli non ha potuto terminare gli studi superiori. Si rende conto però che il lavoro le può dare sicurezza, forza, consapevolezza. Un sogno comincia a prendere forma e trova il coraggio di esprimerlo. Così un giorno Lina si confida all’assistente sociale. «Vuole diventare stilista, disegnare vestiti».
Il team del Centro, pur continuando a ospitarla, la iscrive al Fashion and Design Istituite’ di Beit Sahour. Lì, la ragazza frequenta un corso di formazione di due anni. E, nello stesso tempo, incomincia un tirocinio di tre giorni la settimana, presso la fabbrica di abiti ‘George Adler’, a Betlemme. La fabbrica la assume. E Lina, grazie allo stipendio, diventa indipendente.
Risparmia e riesce a pagare l’affitto di una casa, dove va a vivere dopo aver lasciato il centro Mehwar. Da due anni lavora alla ‘George Adler’ come sarta e disegna anche modelli.
Si è sposata. Ora è incinta e tra poco entrerà in maternità. Ma è decisa. Dopo la nascita del figlio, non ha nessuna intenzione di restare a casa. Tornerà a lavorare. Perché è il lavoro che le ha permesso di cominciare una nuova vita. Di ritrovare se stessa.

di Antonella Appiano per IlSole24ore – job24.ilsole24ore.com

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