Intervista a Michela Marzano «Il ricambio generazionale è necessario. Ma perché in Italia vale solo per le donne?»

Michela Marzano è romana, ha studiato a Pisa e ora vive e lavora a Parigi, dove insegna Filosofia all’Université Paris Descartes. Dopo un dottorato di ricerca in Filosofia alla Scuola Normale Superiore di Pisa nel 1998 con Remo Bodei, si trasferisce in Francia. Una carriera lampo: nel 1999 è già ricercatrice al Centro Nazionale della Ricerca Scientifica e a 36 anni ottiene l’abilitazione come professoressa universitaria. Due anni fa è stata inserita dal “Nouvel Observateur” nella lista dei 50 pensatori più influenti di Francia. Il suo ultimo saggio, uscito in Italia con il titolo “Sii bella e stai zitta” – edito da Mondadori – non è solo un atto di denuncia della condizione femminile italiana. Affronta tanti temi. L’amore, l’adolescenza, la maternità, il lavoro, il talento, la relazione fra libertà ed eguaglianza. E durante l’intervista vorresti continuare a fare domande perché Michela Marzano, parlando con chiarezza e semplicità, scava a fondo e offre chiavi di lettura importanti. Spunti che fanno riflettere.
Il suo libro ha un sottotitolo “Perché l’Italia di oggi offende le donne”. Già perché? E come le offende?
Con la tendenza a ridurre la donna a un corpo muto oppure a un corpo che – se parla- riproduce un discorso non autonomo. E con una progressiva regressione del modello femminile a oggetto di consumo. Di decoro. Un Modello unico. Il modello di riferimento promosso nel nostro Paese è quindi quello di una donna giovane, già schiava di diete e della chirurgia estetica per piacere al maschio.
Che cosa possiamo fare per proporre un altro modello alle ragazze, che sono le più esposte a questo messaggio?
Se l’uniformità dei modelli dipende dallo sguardo dell’uomo, dobbiamo prima di tutto renderci autonome. Riacquistare fiducia in noi stesse. Costruire un modello alternativo valido e ricominciare da capo. Educare le nuove generazioni, dare loro strumenti critici. Offrire l’esempio. Ognuna di noi dovrebbe contribuire e partecipare a questo sforzo collettivo. Le madri prima di tutto. Ma anche chi non è madre biologicamente.
Il valore dell’immagine è davvero solo italiano?
La mercificazione del corpo in pubblicità, per esempio, c’è dappertutto. Ma qui è esasperato. Umiliante. In Italia le donne non sono soltanto un corpo che serve a vendere ma che serve a rappresentare la donna in qualsiasi ambito.
E’ difficile sottrarsi all’imperativo categorico dominante. L’apparire conta. Come trovare un punto di equilibrio?
Credo sia giusto prendersi cura di sé. Non è necessario scegliere e negare la propria femminilità. Il problema è appunto la linea di confine. La cura del corpo non deve diventare qualcosa di ossessivo che ci costringe a sacrificare altri aspetti della vita. Soprattutto non dobbiamo “essere” un corpo conforme a una immagine codificata da altri.
Perché stiamo vivendo un momento storico che vorrebbe rimettere in discussione le conquiste femminili degli anni Sessanta e Settanta?
Perché abbiamo abbassato la guardia pensando che sarebbe stato “per sempre” e invece già alla fine degli anni 80 e agli inizi degli anni’90 era incominciata la regressione. Nella condizione lavorativa, politica, nella maternità e appunto nella mercificazione del corpo nei mezzi di comunicazione. Molte vittorie “sulla carta” non corrispondevano in realtà al comune sentire. L’Italia era ed è ancora un paese patriarcale e sessista. E me ne sono accorta andando a vivere all’estero.
Un altro punto dolente è la disparità nel campo del lavoro e della carriera…
Stipendi bassi, le donne italiane guadagnano il 25% in meno degli uomini. E zero carriera, le dirigenti sono solo il 13 %. Se è vero quindi che le donne hanno accesso a tutte le professioni, poche raggiungono posizioni di comando. Il potere è ancora in mano agli uomini. L’emancipazione non ha portato i risultati sperati perché la maggioranza degli uomini non vuole rinunciare ai privilegi. Il punto di non ritorno spesso è la maternità. La società continua a colpevolizzare le donne, quando da madri, scelgono di lavorare. E molte cedono alla pressione. Senza contare che è impossibile fare carriera senza le strutture necessarie. Scuole materne, orari compatibili.
Pensa che in Italia avrebbe potuto ottenere gli stessi risultati da un punto di vista professionale?
Onestamente non ci ho neppure provato. Però l’Italia troppo spesso riconosce i talenti “dopo”. Quando sono già stati scoperti da altri. Nell’ambiente della ricerca c’è diffidenza verso il nuovo. Non è che in Francia sia tutto facile. Nessuno ti regala nulla. Ma certo esiste la possibilità che il merito sia riconosciuto indipendentemente dai rapporti accademici come invece avviene in Italia.
Anche la giovinezza sembra essere un problema che in Italia tocca solo la donna. Come se avesse una data di scadenza.
E’ vero. Gli uomini possono invecchiare mantenendo autorevolezza, charme. Potere. Le donne no. E invece le competenze, le esperienze sono anche frutto degli anni. Il ricambio generazionale è necessario. Ma perché vale solo per le donne? Quindi torniamo al discorso della regressione. Del valore che viene dato alla donna solo per le qualità estetiche e di freschezza.
Esiste la solidarietà femminile?
Poca. Penso per esempio a Tiziana Maiolo e al suo libro “Donne che odiano le donne”. E’ come se le donne che hanno lottato per conquistare qualcosa, vogliano farlo pagare alle altre. Mentre sarebbe necessario allearsi e fare rete.
Nel libro Lei dedica anche un capitolo al dibattito europeo sul velo islamico. La sua posizione è fuori dal coro…
E’ un problema complicato e non si può risolvere a “colpi di legge”. Come si fa a ” liberare attraverso un divieto”? E poi credo che nessuno abbia il diritto di pretendere di sapere che cosa un’altra persona dovrebbe fare. Molte musulmane rivendicano il velo come frutto di libera scelta. Come posso dire che non è vero? Le parole delle donne devono essere prese sul serio anche quando non siamo d’accordo con ciò che viene detto.

“Sii bella e stai zitta” di Michela Marzano, Mondadori – 17 euro

di Antonella Appiano per IlSole24ore – job24.ilsole24ore.com

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