Ultimi rumors e…le fonti più attendibili. Vince BBCnews

Ultimi rumors. Sono in molti, a Damasco, a pensare che la sommossa a Dar’aa sia stata strumentalizzata. Da chi? C’è chi crede in un intervento del Mossad. Una Syria nel caos porterebbe infatti molti vantaggi ad Israele.  

La sommossa a Dar'aa il 18 marzo

Nessuno qui a Damasco dimentica la questione non risolta delle alture del Golan. E la capacità di Bashar Assad di rientrare nel gioco della politica estera, grazie all’Alleanza del Nord con Iran, Iraq e Turchia. Alri ancora vedono, nei disordini, un tentativo di dividere in Paese – composto da un mosaico di etnie e minoranze religiose – che fino ad ora hanno convissuto pacificamente.
www.conbagaglioleggero.com/2011/03/melting-pot  

Ma veniamo ai fatti. Ieri sera ho fatto un giro in “Internet” per leggere le news sulla situazione in Siria. Le informazioni più corrette, equilibrate (e più corrispondenti a ciò che ho potuto sentire e sapere qui a Damasco) sono su BBC news, che riporta:
1) Le stime sul numero dei morti di Dar’aa negli scontri di mercoledì, variano (il tam tam appunto vario e contraddittorio). E in attesa di conferme, che per ora non ci sono, si limita a scrivere “parecchi” e non ”centinaia” come ho letto su alcuni quotidiani italiani. BBC:”Gli attivisti sostengono 100, altri 15, il governo 10”. A Damasco circolano altri numeri ancora. Più altri, più bassi.
2) Ieri è stata la portavoce del Presidente Buthaina Shaaban, durante una conferenza stampa (lo aveva già detto Bashar Assad sabato scorso sulla tv di stato aggiungendo che avrebbe creato una commissione di’inchiesta) a negare che il governo abbia dato l’autorizzazione ad aprire il fuoco. Ma ha ammesso “questo non significa che non siano stati commessi errori”.
3) Le  riforme promesse, sono state elencate ancora attraverso il portavoce: aumento dei salari, pacchetto “salute”,  permesso ad altri partiti (per ora solo il Ba’th, al potere dal 1963) di presentarsi alle elezioni. E ancora apertura dei media e soprattutto (un problema caldo) il sistema per combattere la corruzione.  

Io aggiungo. Se è vero che molte riforme – come scrive BBC news – erano già state assicurate 6 anni fa, qualcuna è stata matenuta. Vedi apertura a Internet, www.conbagaglioleggero.com/2011/03/in-siria-facebook-or-not-facebook, la riforma recente della riduzione del perido di leva di 3 mesi (un problema che sta a cuore a molti giovani). E una maggiore apertua della stampa, onestamente, dal 2009 a oggi c’è stata. Anche sui giornali in versione inglese. Syria today e Baladna, quindi a portata degli stranieri. www.conbagaglioleggero.com/2011/03/un-fatto-mille-voci
Ma soprattutto per la prima volta – questo è davvero importante, mi sembra – il governo ha promesso di studiare la necessità di mettere fine allo stato di emergenza (in vigore dal 1963). Una situazione che dà alle forze di sicurezza poteri “illimitati”. Brava BBC che non cerca il titolo sensazionale e valuta con prudenza.
www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-12853634
Riporto, per dovere di cronaca, le manifestazioni di ieri e l’altro ieri a Damasco pro-Assad. Le varie testimonianze che ho raccolto a favore di un processo di democratizzazione del Paese, senza “rivoluzione”. Anzi il timore di tanti di veder precipitare il Paese nel caos.

Comments (7):

  1. Umberto

    26 Mar at 17:00

    Ottimo articolo. Se non sbaglio la Siria rientra nella categoria dei cosiddetti stati canaglia, mentre la Libia ne era stata esclusa nel 2003. E’ un caso che negli Stati Uniti, in questi giorni, nelle tv si dia più risalto alle manifestazioni in Siria che alla guerra civile in Libia? C’è Gene Sharp anche dietro le sommosse – armate o pacifiche – del Magreb e del Medio oriente? Ci troviamo di fronte ad un’altra serie di rivoluzioni colorate come quelle organizzate dai servizi Usa in Ucraina, Georgia e altre ex-repubbliche sovietiche dell’Asia centrale? Se ad Usa e ad Israele può giovare una balcanizzazione dell’Africa settentrionale e del MO, noi europei quali vantaggi potremmo trarne?

    Rispondi
    • Antonella Appiano

      27 Mar at 10:15

      Non si sbaglia, Umberto. E le sue ossevazioni sono molto pertinenti. La Syria è una pedina importante sulla schacchiera degli equilibri regionali del Medio Oriente. E qui, credo, potrebbe esserci dietro Gene Sharp. Forse non in Tunisia e in Egitto, data la situazione economica del Paese e l’odio della gente nei confronti di Mubarak. Secondo me la Siria rappresenta un caso a sé per diverse ragioni interne e esterne. Sul fronte interno, fra le tante considerazioni, la massa non vuole caos ma cambiamenti ottenuti con la pace. Bashar è molto popolare e molti credono in lui.. I gruppi rivoluzionari su Fb continuano ad incitare alla rivolta ma…c’è qualcosa di poco chiaro. E anche sugli scontri a Dar’aa o negli altri centri. Appunto, il Libano (fra l’altro le prime Ansa, ingigantite, su disordini a Damasco (io sono stata testimone oculare) sono arrivate proprio da Beirut, Israele, e Usa, mi sembrano più interessati a rovesciare il governo che non i siriani. Certo esistono i gruppi di opposizione ma una “ingerenza” estera mi pare piuttosto provabile. Noi europei? Dipende dal risultato finale. Le democrazie non s’importano. Se una manipolazione americana c’è stata, in tutti o solo in parte dei Paesi coinvolti, nessun vantaggio, anzi. Gli Usa ,in medio Oreinte, hanno solo causato danni, dall’Iran, con l’eliminazione di Mossadeq, all’Iraq, alla Palestina. Per non parlare dell’Afghanistan . Antonella Appiano

      Rispondi
    • Antonella Appiano

      27 Mar at 10:37

      Non Sbaglia Umberto. E l’ipotesi di Gene Sharp dietro alle sommosse dei Paesi arabi non mi sembra improvabile. Anzi. Soprattutto in Siria, una pedina davvero importante sulla scacchiera delle relazioni regionali e intenrnazionali. Qui c’è davvero qualcosa di poco chiaro…Vantaggi per l’Europa? Se i cambiamenti di governo in M.O sono stati manipolati dagli Usa, nessuno. La politica americano ha solo causato danni in Medio Oriente, dall’Iran, con l’eliminazione di Mossadeq, all’Iraq, all’Afghanistan. Paesi giovani, potenzialmente ricchi come la Tunisia, l’Egitto, la Siria, hanno bisogno di democrazie “vere” nate spontaneamente. Dall’interno.
      Antonella Appiano

      Rispondi
  2. buran

    28 Mar at 07:43

    Leggo le notizie di “scontri” veri o presunti e non ne conosco la dinamica, anche se dubito molto delle notizie che provengono dai media soprattutto Al Jazeera, ma una cosa posso dire, essendoci stato in Siria: il governo non permetterà (secondo me giustamente) in maniera assoluta e a qualunque costo tentativi di fomentare divisioni su base religiosa o etnica (vedi Hama 1982). L’unità e la convivenza delle religioni e delle loro numerose varianti (musulmani sciiti, sunniti, alawiti etc. drusi, ebrei, cristiani ortodossi di rito greco, armeno etc. caldei, maroniti…) è la base stessa della Siria e della sua cultura.

    Rispondi
    • Antonella Appiano

      2 Apr at 07:28

      Concordo sul fatto che l’unità e la convivenza pacifica delle varie comunità religiose siano la base, la peculiarità della Siria.
      La maggior parte dei siriani, credo, non vuole la rivoluzione proprio per questo motivo.
      I media, ho potuto verificare, vivendo in Siria, spesso hanno ingigantito o distorto i fatti o parte dei fatti. I disordini ci sono stati, in quanto alla dinamica, solo testimoni oculari attendibili, potrebbero confermarla.
      Grazie per le sue osservazioni. Antonella Appiano

      Rispondi
  3. Marco

    28 Mar at 18:12

    Ciao, finalmente delle riflessioni serie sull’argomento Siria, paese che ho visitato un paio di volte e che amo molto, come del resto anche gli altri paesi del Vicino Oriente, a cominciare dalla bellissima Beirut.
    Secondo i servizi segreti israeliani, a quanto si legge, la “rivolta” di Dera’a ( coì vicina al confine da rendere infiltrazioni dalll’esterno più facili ? E dei due americani di origine egiziana lì arrestati che si dice ? ) sarebbe ispirata dagli islamisti, e la cosa pare che li preoccupi perchè formerebbero un governo ben più ostile ad Israele del vecchio nemico Assad, e ben più irresponsabile.
    A me preoccupa anche un’altra cosa.
    La Siria è un paese LAICO con il 13% degli abitanti di religione cristiana, declinata nelle varie forme del cristianesimo orientale, sia cattolico che ortodosso, con anche una assai significativa presenza di armeni ( il 7° paese al mondo per diaspora armena ).
    Innanzitutto mi chiedo se gli utenti italiani del sistema mediatico siano stati informati di questo aspetto.
    In secondo luogo chiedo ai “tifosi” acritici di queste “rivoluzioni” arabe : che succederà a tutti questi cristiani in Siria, in caso di caduta di Assad, e la purtroppo facilmente prevedibile vittoria degli islamisti ? Non dimentichiamoci quello che sta succedendo ai cristiani in Iraq dopo la caduta di Saddam ( dittatore oltretutto ben più duro, a quanto si dice, rispetto ad Assad ).

    Rispondi
    • Antonella Appiano

      2 Apr at 07:23

      La tua preoccupazione è la stessa della maggior parte dei siriani, che temono un “effetto Iraq!”
      Gli italiani sono poco informati riguardo ogni cosa, sul Medio Oriente e l’Islam!
      Sto scrivendo per Lettera43.it, quotidiano on line, ora…spero quindi di poter dare un piccolo contributo all’informazione corretta. Che in Italia è carente. Alle tue domande ho risposto in due articoli che troverai anche su questo blog.
      Grazie per le osservazioni interessanti. Antonella Aèèiano

      Rispondi

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