La paura e l’attesa – Diario da Damasco

La vita quotidiana in Siria e i dubbi sulla linea dura di Bashar.

Una manifestazione pro-Bashar a Damasco (Ap Images)

I fatti del 23 aprile hanno avuto una grande eco nella capitale che fino a ora era rimasta piuttosto indifferente. Sabato, nei quartieri periferici di Duma e di Barzah, le forze di sicurezza hanno sparato sulla gente che partecipava ai funerali delle vittime del “grande venerdì”. E le testimonianze questa volta sono passate di bocca in bocca. Dirette e indirette. Soprattutto da Berzeh.
DUBBI SULLE STRADE BLOCCATE. Per tutta la mattinata, la gente è inquieta, stupita, confusa.
Le notizie si rincorrono, contraddittorie come sempre. «Le strade di accesso alla capitale sono state bloccate. Impossibile entrare o uscire». Altre smentiscono.
Così nel tardo pomeriggio prendo un pulmino collettivo per un sobborgo della capitale, Jerouma. Raggiungo il quartiere dell’hinterland e rientro a  Damasco senza problemi. Anche un paio di amici che vivono fuori città arrivano sui mezzi pubblici, intorno ale 20, a Bab Touma nel centro storico.
LA MESSA DEL GIORNO DI PASQUA. Alla sera la capitale cambia volto di nuovo. I commenti si spengono. Alle 20 la chiesa cattolica  di San Francesco è piena di gente per la messa. È un giorno di festa per tutti e le famiglie vanno al ristorante. Il locale “Don Vito” dove si suona musica jazz è affollato.
«Mi dispiace per chi è morto, certo, ma la vita continua» ha detto un taxista.
I DUBBI INTORNO A BASHAR. Bashar sembra essere il grande interrogativo. «Perché ha scelto la linea dura?» «È libero di agire o condizionato dalla vecchia guardia dei generali?»
«Ha rimosso lo stato di emergenza ma ha lasciato troppo potere alla polizia segreta». «Se ora abbiamo il diritto di manifestare pacificamente, perché le forze di sicurezza sparano?» Ma c’è anche chi sostiene che «proteste di questo genere portano solo dolore e nessun risultato concreto. Solo una gran incertezza».

L’attesa di un intero popolo

Il presidente siriano Bashar al-Asad (Ap Images)

L’Osservatorio sirano per i diritti della donna ha rilasciato una dichiarazione in cui si chiede ai siriani «di sospendere per 15 giorni le manifestazioni anti-regime per dare modo al gruppo al potere di dimostrare che le riforme verrano effettuate sul serio». Aspettare. Aspettare per capire quale sarà la prossima mossa di Bashar.
Il regime terrà? Il presidente cambierà rotta? Si arriverà a un momento di transizione? E da chi sarà gestita?
UN COMITATO DI INTELLETTUALI. Il filosofo Tayeb Tizini propone «un comitato di intellettuali e di esponenti del regime» presieduto da Bashar, ha raccontato Jamil, attivista on line. «Ero d’accordo con lui ma ora dopo gli ultimi fatti, come possiamo credere ancora al presidente? All’inzio molti di noi volevano solo riforme. Con Bashar. Un leader popolare come lui aveva molte chanches. Ormai è impossibile tornare indietro. Però ci vorrà tempo. A Damasco ed Aleppo la maggior parte della gente è dalla sua parte. Non sarà facile».
Siham, avvocato quarentenne ci tiene a lasciare la sua testimonianza, preoccupato dalla «non comprensione di noi occidentali».
PAURA DEL VUOTO DI POTERE. «Mi considero un liberale, ho sempre desiderato la democrazia per il mio Paese ma temo il vuoto di potere che, secondo me, si verrà a creare se cade l’attuale regime. Il mio incubo è quello di tanti. Uno scenario di tipo Libanese, Iraqeno, Libico. Seguo ciò che raccontano i vostri media. Come spiegarmi? Sono appassionato di calcio. Ecco mi sembra che in Europa stiate facendo il tifo per la caduta di Assad, senza pensare a noi. Al popolo siriano. Alle conseguenze. Non vedo al momento figure, o partiti organizzati in grado di guidare il Paese. Che cosa spero? Che il Presidente Assad, abbandoni la linea suggerita dalla vecchia guardia e faccia un gesto di coraggio. Spero che  permetta alle forze politiche e sociali di organizzarsi per affrontare elezioni libere e democratiche. Abbiamo bisogno di tempo per maturare. Almeno cinque, sei mesi. Per quanto mi riguarda, Basham potrebbe presentarsi alle elezioni, per verificare, attraverso il voto libero, il reale consenso».
ACCUSA DI COSPIRAZIONE CREDIBILE. L’avvocato Siham, ha aggiunto che l’accusa di cospirazione per destabilizzare il Paese sosenuta dal governo è credibile. E cita la rivelazione del Washington Post sul finanziamento delle amministrazioni americane (prima Bush poi Obama) alla opposizioni anti-Bashar.
«Non solo un analista ma una cosa è certa. La Siria  è un Paese strategico nel quadro del  Medioriente. Soprattuto ora. E una balcanizzazione dell’area sarebbe devastante. È questo l’obiettivo di chi vuole ridisegnarla?».
ARRESTI DI ATTIVISTI. Notizie di arresti di attivisti nel sobborgo di Harasta, verso Douma. Nessun passaparola su quartieri “a rischio” per ora.  La giornata è passata tranquilla. La capitale si prepara ad aspettare un altro venerdì.

di Antonella Appiano per Lettera43

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