L’eco delle morti di Daraa – Diario da Damasco

Situazione sotto controllo nel centro. Ma gli scontri nel Paese proseguono.

La corrente dei damasceni che sperava nel ritorno completo alla normalità è abbastanza soddisfatta. Nella capitale, non c’è stata la sollevazione generale che ormai da più di un mese viene annunciata ogni settimana, anche dai siti di opposizione presenti su Facebook.
Però in città, qualcosa è successo. Piccoli fuochi, come aveva previsto lo studente con cui avevo parlato qualche giorno fa.
Il tam-tam cittadino segnalava manifestazioni ancora nel sobborgo di Douma – dove venerdì scorso c’erano stati scontri fra dimostranti e forze di sicurezza e una decina di morti – e nel quartiere di Kafr Sousah. Altre voci indicavano disordini in alcune moschee della capitale.

Focolai senza incidenti in alcune zone della capitale

Turisti e damasceni poer le vie della capitale siriana (© ap images)

Nessun allarme invece per la la Grande Moschea degli Ommayyadi. Infatti la mattina dell’8 aprile – a differenza della settimana scorsa – molti negozi per turisti erano aperti e la gente passeggiava tranquilla.
Dopo un giro rapido nel quartiere di Bab Srejah, passando davanti alle due moschee di As-Senayahhah e As-Sibayyah, sono andata con un’amica a Kafr Sousah. Un quartiere residenziale a sud ovest della città, dove venerdì 2 aprile, il giorno dei Martiri, dimostranti e polizia si erano scontrati, senza vittime.
POLIZIA ANTISOMMOSSA. Arrivando a piedi dal nuovo centro commerciale Damasqino, intorno alle 12 e 30, le vie erano deserte e la polizia schierata, in tenuta anitisommossa, nella piazza di Shoada’e Qana e intorno alla moschea di Ar-Refa’e. Impossibile fermarsi. Sono passata di nuovo, in taxi, verso le 13 e 15 chiedendo al taxista «shu-fi? Che succede?». Ha risposto tranquillo: «Police? Ah, è perché all’uscita dalla preghiera ci sarà una manifestazione».
Come se fosse la cosa più normale del mondo. Ho chiamato al cellulare Nour che abita a Douma, mi ha risposto rilassata, confermandomi un appuntamento per martedì prossimo.
Le ultime voci in città, riportate da gente che abita a Sousah, riferiscono che «un corteo di un centinaio di persone si è scontrato con la poliza ma non ci sono stati morti, alhamdulihhah». Almeno così assicurano. E dato che in internet circolano notizie di linee interrotte con Douma, richiamo Nour che mi risponde senza problemi. Il mercato popolare di Bab Srejah è colorato e festoso come sempre. La gente fa la fila per comperare il pane appena sfornato e i dolci.

«Riforme senza rivoluzione»

Scontri per le strade di Daraa, nel sud del Paese (© Ap images)

E nel centro storico, si chiacchiera e si passeggia. Prima di rientrare a casa mi fermo al caffè Haretna, dove trovo un gruppetto di conoscenti che m’invitano a bere un caffè. Stanno commentando le ultime riforme di Bashar.
MA A DARAA SI COMBATTE. La cittadinanza siriana concessa ai curdi che vivono nella regione di Al-Hasaka, e ancora lo studio di una legge per eliminare lo stato di emergenza. Commentano un po’ cinici: «Bene, così otterremo altre riforme, senza rivoluzione».
Ormai anche qui, a Damasco, sono arivate le notizie di manifestazioni violente a Daraa e a nord, nelle zone curde, dove sono morte più di una ventina di persone. Ma non sembrano smuovere la capitale.

di Antonella Appiano per Lettera43

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