L’arte della rivoluzione

Dopo la cacciata dei regimi è rinascita di musica, satira letteratura.

Una nuova, nahdah, ’rinascita’ araba in campo culturale? O piuttosto controcultura? Le rivolte nei Paesi arabi hanno lasciato un segno nella produzione letteraria, nel linguaggio, negli slogan, nella musica. Esplodono ovunque fantasia, creatività, ironia.

Hurryah, ’la libertà’ tanto richiesta, è ritmata ormai da una colonna sonora tutta sua, a partire da Hamada Ben Amor, in arte el General, il rapper tunisino che già nel dicembre scorso ha pubblicato su You tube la canzone ’Rais Lebled’. Un testo duro, scomodo con un ritmo trascinante che incita il popolo alla ribellione contro il governo del Presidente Zin el-Abidin Ben Ali.

Un grido di rabbia in cui El General accusa il presidente tunisino e il gruppo al potere di rubare soldi alla gente, di reprimere la libertà, di calpestare con arroganza ogni diritto del popolo. I ragazzi imparano a memoria le parole, le scandiscono, le cantano. Arrestato il 6 gennaio, il 22enne Hamada è liberato dopo tre giorni grazie all’enorme pressione dell’opinione pubblica. E continua a proporre il suo hip hop che ormai è diventato popolare.

Dall’Egitto la colonna sonora della rivoluzione propone la musica di Mohamed El Deeb, uno dei rapper scesi in piazza Tahrir. Ma anche prima delle rivolte, come il tunisino, el General, Mohamed aveva già scritto ’Masrah Deeb’ consapevole, come dichiara in un’intervista rilasciata un mese fa “ che l’hip hop e il rap sono generi musicali che esprimono la lotta del popolo, che parlano di oppressione”. E quindi strumenti adatti a incoraggiare e a sostenere gli oppositori.

L’ironia degli egiziani è famosa e radicata nella cultura popolare. Già nel 1877, in Egitto era nato un giornale umoristico, intitolato ’Quello dagli occhi azzurri’. Quindi anche nella situazione drammatica della rivoluzione, giovani musicisti hanno creato canzoni pungenti usando semplicemente le parole, gli slogan di piazza come ne la ’La voce della libertà’

In Siria non esisteva una tradizione rap ma le proteste, a quanto pare, hanno stimolato l’estro di un rapper anonimo. Il risultato? ’Comunicato numero uno’. “Abbiamo vissuto in silenzio per anni” oggi però ”il futuro è nelle mani dei siriani” . Il testo chiude con un verso del celebre poeta di Nizar Qabbani “Come possiamo parlare con la nostre bocche cucite, aspettando ogni secondo l’arrivo degli assassini?”.

L’ironia dei siriani si vede invece in una serie di cartoons, ’Wiki Sham’ che prende in giro la famiglia Assad e che, a quanto raccontano alcuni ragazzi siriani, vengono seguiti anche dai meno giovani. Nel campo delle letteratura, la primavera araba, che inizia con rivolta di piazza Tahir, è raccontata nei libro ’La rivoluzione egiziana’ da Ala al Aswani, l’autore del bestseller ’Palazzo Yacoubian’. Mentre il libico Hisham Matar, in ’Nessuno al mondo’ e ’Scomparso’, denuncia i sistemi brutali della dittatura di Gheddafi. E la siriana Samar Yazbek, autrice de ’Lo specchio del mio segreto’, fuggita da poco all’estero sta scrivendo un nuovo romanzo sulla repressione. Parole, musica. Immagini che si diffondono attraverso il web, contagiano, rafforzano. Sostengono. Non sono armi ma possono essere anche più efficaci quando si tratta di erodere l’autorità dei regimi.

Antonella Appiano in esclusiva per L’Indro http://www.lindro.it/larte-della-rivoluzione/ (riproducibile citando la fonte)

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