Intervista ad Antonella Appiano. Su Dol’s Magazine.

di Caterina Della Torre

Antonella Appiano,  giornalista e specialista nel Medio Oriente,  di recente di ritono dalla Siria ha scritto un libro che sta facendo il giro delle librerie italiane, ”Clandestina a Damasco”,  per l’attualità dell’argomento trattato. Un diario della rivolta siriana vista da un occhio esterno,  ma non per questo meno attento.

Come mai a Damasco in un periodo così turbolento?
Ero già a Damasco quando sono iniziate le rivolte.  Sono entrata in Siria il 7 di marzo 2011 e in quel momento la situazione nel Paese era tranquilla. Certo le “primavere arabe”stavano infiammando l’area medio-orientale da gennaio ed esisteva la possibilità che scoppiassero disordini anche in Siria.

Curiosità, amore per il paese, dovere giornalistico?
Come giornalista specializzata in Medio Oriente,  soprattutto il desiderio quasi la necessità,  di essere presente in un momento storico così importante. Amore per il mestiere. Poi certo anche la curiosità. Un giornalista deve essere curioso,deve avere voglia di vedere,d’indagare,di chiedere. Cercare di capire. Anche partendo da piccole cose. Come lo storico Braudel che,  dai particolari,arrivava a ricostruire un quadro completo. Amore per la Siria,  per la sua cultura,  la sua gente. Anche. Ma mi sarei fermata anche in un altro Paese del Mondo Arabo se mi fossi trovata coinvolta in eventi determinanti.

Come hai vissuto lì,da occidentale intoccabile o tra la gente?
Conosco bene i luoghi in Siria. Le città, le strade,  gli usi e costumi, il cibo,  le caratteristiche religiose. Mi sono sempre sentita a mio agio. Ho vissuto fra la gente. Frequentando i siriani,quasi solo siriani. Il contatto, il rapporto con gli “altri”nel nostro mestiere è fondamentale. Abitavo in una vecchia casa araba,  mangiavo il cibo del posto, andavo all’hammam, al suq,prendevo l’autobus…Solo così è possibile raccogliere testimonianze, entrare in contatto,  creare rapporti di fiducia.

Ci racconti brevemente il tuo libro? Qual è la parte che ti è costata più fatica e quella invece che ami di più?
Il libro è un reportage,  un’inchiesta, una specie di diario della mia esperienza di giornalista “sotto copertura”in Siria ( il regime all’inizio delle rivolte aveva infatti espulso i giornalisti stranieri). Racconto ciò che ho visto,vissuto,  le storie di gente che si è trovata di colpo coinvolta,  spesso travolta dalla Storia. I mie dubbi. I rischi, le avventure. Non mi è costato fatica, il libro. Anzi,la narrazione si è trasformata subito in un processo fluido,  quasi naturale. Molte cose infatti non avevo potuto scriverle negli articoli,e avevo bisogno di mettere insieme tutti i tasselli. Di fare chiarezza.

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