al-Thani, un emiro rivoluzionario ?

L’emirato del Qatar, che a maggio ha ospitato la sesta edizione dell’Alleanza delle civiltà delle Nazioni Unite, dove è stata dedicata una sessione alle rivoluzioni arabe e all’importanza della democrazia, è in realtà una monarchia ereditaria. Nel Paese non esistono partiti politici (sono fuorilegge), né una magistratura indipendente. Per non parlare di sindacati o associazioni che tutelino i lavoratori., tutti stranieri. Infatti il 90% della forza lavoro è straniera, proveniente soprattutto dall’India, dal Pakistan, dalle Filippine, dal Bangladesh e priva di diritti politici. In pratica su 1,7 milioni di persone che vivono in Qatar, gli indigeni, i ‘veri qatarioti’ sono soltanto 225.000. Più di un decimo di questi, autentici milionari, mentre gli altri si possono permettere comunque un alto tenore di vita.
Emiro Qatar

L'Emiro del Qatar bin Khalifa al-Thani

Grandi manifesti con l’immagine dell’emiro Hamad bin Halifa al-Thani e dell’erede, il figlio terzogenito, lo sceicco Tamin bin Hamadi al-Thani, campeggiano nella via principale del suq Waqif di Doha, la capitale, fra negozietti di souvenir, spezie, incenso e caffè eleganti. Ma anche sui muri delle case in periferia e un po’ dovunque, nelle cittadine e lungo le strade del piccolo Emirato del Golfo. Un Paese stretto fra l’Arabia saudita e l’Iran, una penisola nel Golfo persico dalle dimensioni della Toscana, che possiede però la terza riserva mondiale di gas naturale, circa 25 miliardi in riserve di barile di petrolio greggio e che negli ultimi dieci anni è diventato il più ricco del mondo.

Immagini dell'Emiro bin Khalifa al-Thani e del figlio - erede al trono - lo sceicco Tamin bi Hamad al Thani

Ma l’emiro Hamad è un uomo ambizioso e non si accontenta solo di ricchezza e visibilità (il Qatar sarà sede dei Mondiali di calcio del 2022). E’ determinato anche a svolgere un ruolo politico internazionale importante e ci è riuscito, proclamandosi dall’inizio delle Primavere arabe, ’paladino’ delle rivolte. E non solo a parole. Il Qatar è stato decisivo nel garantire il sostegno della Lega araba all’intervento NATO in Libia, nel marzo 2011, ha aiutato i ribelli a creare campi di addestramento a Bengasi e sulle montagne Nafusa a ovest di Tripoli e li ha aiutati economicamente con 400 milioni di dollari. La televisione satellitare Al Jazeera (finanziata in parte ancora dall’Emiro) ha fatto da cassa di risonanza alle rivolte in Tunisia e in Egitto e, ai primi di aprile, il Qatar ha chiesto apertamente le dimissioni del presidente dello Yemen, Ali Abdullah Saleh. A luglio, nonostante le ottime relazioni con la Siria prima delle rivolte, l’Emirato è stato il primo Stato del Golfo a chiudere l’Ambasciata a Damasco.

In questi giorni i quotidiani in lingua araba ‘Raya’, ‘Al-Watan’ o quelli in lingua inglese come il ’Gulf Times’, dedicano molto spazio agli eventi in Siria e alle dichiarazioni degli Osservatori della Lega araba (di cui il Qatar è presidente di turno) in missione in Siria. E lo stesso emiro arriva a dichiararsi favorevole all’intervento di truppe arabe per porre fine alle violenze che ormai da dieci mesi stanno sconvolgendo il Paese. L’intervista (rilasciata alla tv americana Cbs) è stata riportata dai media locali con grande risalto. Una presa di posizione decisa quella dell’emiro al-Thani che potrebbe aprire altri scenari siriani (anche se sul fronte arabo l’Iraq, l’Algeria e la Tunisia hanno espresso la loro opposizione al progetto). Ma, conseguenze possibili a parte, è interessante fare qualche osservazione sulla posizione ’pro rivoluzione’ e ’pro democrazia’ del Qatar.

L’emirato, che a maggio ha ospitato la sesta edizione dell’Alleanza delle civiltà delle Nazioni Unite, dove è stata dedicata una sessione alle rivoluzioni arabe e all’importanza della democrazia, è in realtà una monarchia ereditaria. Nel Paese non esistono partiti politici (sono fuorilegge), né una magistratura indipendente. Per non parlare di sindacati o associazioni che tutelino i lavoratori., tutti stranieri. Infatti il 90% della forza lavoro è straniera, proveniente soprattutto dall’India, dal Pakistan, dalle Filippine, dal Bangladesh e priva di diritti politici. In pratica su 1,7 milioni di persone che vivono in Qatar, gli indigeni, i ‘veri qatarioti’ sono soltanto 225.000. Più di un decimo di questi, autentici milionari, mentre gli altri si possono permettere comunque un alto tenore di vita.

Nel suq Waqif a Doha, Qatar

Insomma, sostenitore delle democrazie arabe fuori dal suo Paese, l’Emiro al-Thani non ha però appoggiato, a marzo, le manifestazioni guidate dai rappresentanti della maggioranza sciita in Bahrein contro la leadership sunnita al potere. Anzi è stato favorevole all’iniziativa del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg) che ha inviato truppe in soccorso alla monarchia autoritaria.

Una posizione ambigua dunque quella del leader del Qatar, che fra l’altro mantiene rapporti con l’Iran e ospita basi militari Usa. Sede di Al Jazeera, una tv satellitare che fornisce servizi e reportage esaurienti e liberi su tutti i Paesi arabi meno che sul Qatar. Soprattutto nell’edizione araba. In Siria, in questo momento, i lealisti e i media pro-Assad lo definiscono ‘servo’ degli americani. E in Occidente c’è chi vede in lui un attore importante, un bravo diplomatico e mediatore. Ma anche chi lo accusa, proprio per gli aiuti ai gruppi islamici in Libia e le ottime relazioni con i nuovi partiti confessionali in Tunisia e in Egitto, di favorire con abilità un ’programma islamico’.

Non resta che aspettare la prossima mossa di sua Altezza.

Antonella Appiano in esclusiva per L’Indro http://www.lindro.it/al-Thani-un-emiro-rivoluzionario,5675#.TxcoJKUVP6d (riproducibile citando la fonte)

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