Il “niet” di Mosca sulla Siria

Attesa per la decisione del Consiglio di Sicurezza.
Una soluzione è l’unica, urgente alternativa a una guerra civile sempre più cruenta ed imprevedibile.


Questa volta, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu potrebbe davvero rivelarsi risolutivo per la Siria, un Paese stremato da 11 mesi di rivolte, ormai in piena guerra civile, i combattimenti estesi fino ai sobborghi orientali di Damasco, la crisi economica sempre più grave. Il veto di Mosca cadrà di fronte a una risoluzione con una clausola chiara sul fatto che non “sarà fatto ricorso all’intervento militare straniero? Per ora infatti la bozza si limita a non citare interventi militari. E’ una sottile differenza, ma fondamentale in termini strategici e diplomatici.

Dalla Russia sono arrivati accenni di apertura. L’ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vitaly Churkin, ha assicurato al Consiglio di sicurezza che un accordo sulla Siria “è non solo necessario ma possibile. Sull’altro fronte anche il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton,ha garantito ’uno sforzo congiunto’ per arrivare a un accordo e “lanciare un messaggio ad Assad e al suo regime”.

La proposta dell’Onu chiede in sostanza che Bashar al Assad ceda il potere al suo vice presidente. Primo passo per un piano di transizione e un dialogo con l’Opposizione. La sigla più rappresentativa, il Consiglio Nazionale siriano (CNS) ha infatti escluso ogni trattativa con Bashar. Tornando alla Russia, lo stesso vice-presidente siriano, Farouk al-Sharaa, il 16 dicembre scorso, secondo fonti del Cremlino, era stato invitato a Mosca per “un colloquio molto serio“.

Mosca sta giocando un’altra partita dietro le quinte? Certo il legame con lo stato di Assad ha radici antiche, ma alla Russia preme soprattutto tutelare gli interessi economici e strategici e la Siria rappresenta l’unico suo sbocco nel Mediterraneo. Però, la potenza euroasiatica potrebbe anche aver ricevuto garanzie sufficienti ad abbandonare un regime ormai agli sgoccioli.

Lo stesso ragionamento potrebbero averlo fatto alcuni esponenti militari, di alto grado, decisi a ’passare dall’altra parte’ prima che sia troppo tardi. Dall’anno dell’Indipendenza, nel 1947, fino all’ascesa al potere, nel 1970, del generale Hahez al Assad (padre dell’attuale Presidente) la Siria ha conosciuto molti ’colpi di stato’ (tre in un solo anno, il 1949); quello baatista nel 1963 e ancora nel 1966. Senza contare quelli falliti. Non esistono prove ma è una ipotesi plausibile, rafforzata dall’inasprimento improvviso della lotta fra forze lealiste, esercito regolare, oppositori ed esercito siriano libero. Dall’inaspettato indebolimento di un apparato che, solo fino a una decina di giorni fa, appariva ancora forte.

Scenari ipotetici, appunto. Una cosa invece appare certa. Se la crisi siriana non si risolve con una soluzione diplomatico-politica, e se non è in atto una erosione all’interno dello stesso Regime, lo scenario sarà quello di una guerra civile sempre più estesa e pesante. In grado di coinvolgere e sconvolgere non solo tutto il Paese ma anche una vasta area medio-orientale con esiti imprevedibili.

Antonella Appiano in esclusiva per L’Indro http://www.lindro.it/il-niet-di-mosca-sulla-siria/ (riproducibile citando la fonte)

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