Primavera in Siria. Una stagione fa.

Nel 2000 l’elezione di Bashar portava promesse di democrazia

Ali Ferzat

Di primavera in primavera, chi ricorda più di quella di Damasco? Si era nella prima metà del 2000 ed il giovane Bashar al-Assad era stato nominato formalmente (il 17 luglio) Presidente della Repubblica Siriana. Da allora, fino ai primi mesi del 2001, iniziò una nuova stagione politica che vide rinascere la società civile siriana dopo anni di silenzio. La stampa la battezzò Primavera di Damascoparagonandola alla Primavera di Praga del 1968.

Samir Kassir scrisse: “è cambiato il clima generale. E’ indubbio che in tutto ciò l’allentarsi della morsa dei servizi segreti abbia avuto il suo peso. Ed è altrettanto indubbio che parte di quell’allentamento era dovuto al fatto che alcuni comandanti avevano scommesso sul cambiamento. Ma si è trattato di una scommessa di breve durata e prima dello scadere del primo anno di mandato di Bashar al-Assad, il governo siriano ha ripreso l’abitudine di praticare arresti”.

Che cos’era successo, dunque? Già nel maggio 2000, alcuni gruppi di intellettuali avevano ripreso a riunirsi e di seguito, approfittando del ’nuovo clima’ di apertura, il 27 settembre 2000, un gruppo di personalità aveva pubblicato il ’Manifesto dei 99’ che chiedeva un cambiamento democratico.

In tutto il Paese vennero aperti circoli di discussione politica. Per la prima volta, dall’avvento del partito Baath (marzo 1063) in Siria era possibile riunirsi pubblicamente senza chiedere l’autorizzazione. Ma con la pubblicazione del Manifesto del Mille del 2001- la Carta fondatrice dei Comitati per la rinascita della Società civile- che chiedeva in maniera esplicita l’avvento al multipartitismo, le autorità reagirono. Chiusura, pressioni, arresti. La Primavera era finita.

Da allora, e sono passati undici anni, la società civile non è più riemersa. Durante la breve Primavera furono fondati diversi giornali. Uno dei più celebri ’Al-Domari’, “il Lampionario“, il foglio satirico di Alì Ferzat. Il vignettista aveva conosciuto personalmente il giovane Bashar, quando non era ancora Presidente, che aveva riso delle sue vignette e gli aveva promesso che il suo lavoro satirico non sarebbe più stato censurato. Ma nel 2003 ’Al-Domari’ fu costretto a chiudere. Ferzat ha continuato a disegnare nel quotidiano di stato Tishreen e su altre riviste, dedicandosi soprattutto alle rivolte in Siria, pubblicando vignette contro Bashar al-Assad. Nell’agosto scorso è stato picchiato – gli hanno fratturato le mani – a Damasco, da un gruppo non identificato.

Alì Ferzat, che ha ricevuto la settimana scorsa, a Londra, il premio ’Index of Censorship (http://www.indexoncensorship.org/awards-winners/)’ per la libertà di pensiero e di espressione nell’arte, (dopo aver ricevuto, lo scorso anno, il premioSacharov e quello istituito da Reporters Sans Frontier per la libertà di stampa), si è rifugiato ora in Kuwait.

Dopo la fine della Primavera di Damasco, molti intellettuali si chiusero in se stessi per non finire in carcere, altri pagarono con la vita l’opposizione al regime o scelsero la via dell’esilio. Ma diversi di loro, come in tutti i casi di governo dittatoriale, si ’misero dalla parte del regime’ collaborando ed entrando a far parte delle sue organizzazioni culturali.

Indubbiamente, esiste uno scollamento in Siria tra gli intellettuali e il popoloPochissimi hanno preso parte attiva alle manifestazioni per le strade. Molti, come la scrittrice Samar Yazbek, dopo aver espresso pubblicamente il dissenso ed essere stati minacciati, sono fuggiti all’estero. Noi non ci fidiamo degli intellettuali”, mi disse a luglio un oppositore. Uno di quelli che scendevano per stradaRestano in disparte e aspettano di vedere che cosa succederà.

Antonella Appiano in esclusiva per L’Indro http://www.lindro.it/primavera-in-siria-una-stagione-fa/ (riproducibile citando la fonte)

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