Sta tremando il Libano ?

La linea di demarcazione – chi lotta contro chi – non è affatto chiara. La complessa situazione sociale, religiosa e politica del Libano rende tutto più complicato.

In Italia la terra ha tremato. Ha causato morti, disperazione – soprattutto ansia. L’ansia continua che arrivi un’altra scossa. Il Libano vive continuamente così, ma non solo per i terremoti naturali. Soprattutto per ’altri terremoti’. Conflitti religiosi, settari, politici. Una tensione che spesso si respira nell’aria, e cancella gli altri profumi. Ora, la crisi siriana potrebbe costituire un nuovo epicentro di scontro, come le violenze ed i morti di Tripoli delLibano, sembrano confermare. Sembrano. E’ difficile, quasi impossibile cogliere certezze in uno stato di tensione ad onde alterne.

Tripoli è una città sunnita e già il 13 maggio erano esplose forme di guerriglia nella città. Il 20 maggio gli sheik Ahmad Mohammad AbdelwahedMohammad Hussein Merheb sono stati uccisi per mano dei soldati libanesi. Non si erano fermati ad un posto di blocco mentre andavano ad un manifestazione contro la leadership di Damasco: questa la versione ufficiale, che, però, non ha convinto le diplomazie europee, soprattutto quella francese. L’episodio ha scatenato violenze, persino tra sunniti di opposte fazioni.

La linea di demarcazione – chi lotta contro chi – non è affatto chiara. Vi sono forti divisioni anche economiche. Quasi il 40% dei poveri di tutto il Libano vive a Tripoli e nelle aree circostanti. Più della metà degli abitanti di Tripoli sono classificati come ’poveri’ o ’estremamente poveri’. L’82% delle famiglie che vivono nei punti ’caldi’ di Tripoli – dove appunto si sono verificati scontri – vive con meno dell’equivalente di 500 dollari al mese.Molto superiori alla media nazionale, i tassi di disoccupazione e di analfabetismo. Ma non è questa l’unica ottica da cui osservare la situazione. Perché il Libano è terra di fratture, divisioni, ma anche di intersezioni, di assorbimenti.

Un ospedale di Tripoli è completamente invaso da appartenenti dell’Esercito siriano libero feriti in scontri con l’esercito di Damasco e civili siriani. E, secondo il Rapporto dell’Osservatorio di Politica Internazionaleuna parte del Free Syrian Army ha trovato nel territorio libanese, soprattutto nella regione settentrionale, un retroterra logistico da cui far partire attacchi contro l’esercito siriano e ottenere armi attraverso le vie del contrabbando”. E se a Beirut si vedono, in alcuni quartieri, le immagini del Presidente siriano, a Tripoli, invece c’è un disseminarsi di bandiere: quelle dei rivoluzionari siriani, quelle dei salafiti. Come scrive Simona Lai su ’Limes on line’: “la faglia sunno-sciita (di matrice politica, ideologica, settaria, confessionale ma non religiosa) si riaccende da sempre a intervalli irregolari, come un vulcano mai spento pronto ad esplodere”. Vulcani. Terremoti.

Potrebbe non succedere nulla. E la situazione essere gestita con calma e moderazione, come invocano tutti i leader politici nazionali libanesi, sia quelli al governo sia quelli all’opposizione. L’esile patto che regge la politica libanese è basato sul principio che regge ogni coesistenza civile in stati fortemente frammentati dal punto di vista religioso, economico, sociale e politico: non vi devono essere influenze esterne in grado di condizionare lo stato di conflitto sempre latente tra le masse popolari. Non vi devono essere contese alle frontiere del territorio. Altrimenti, la fragile esistenza del Paese può essere compromessa. Il nucleare in Iran, le Primavere arabe, i cambiamenti nei Paesi coinvolti, la crisi siriana. Se queste scosse telluriche agiscono sulla faglia, sul territorio delLibano, le due condizioni predette non sono rispettate.

E’ quindi comprensibile sospendere ogni certezza. Sarebbe bello pensare che non succederà nulla. Che il Libano non possa precipitare in un conflitto politico-settario che in molte sue aree territoriali cova, appunto, sotto la cenere.

Forse, è meglio seguire la via del dubbio, che non è confusione. Confusione sarebbe affermare qualcosa che poi si rivela inattendibile, una volta verificato dai fatti. Stare in guardia. Prima che avvengano catastrofi, non naturali, ma a causa degli uomini.

Antonella Appiano in esclusiva per L’Indrohttp://www.lindro.it/Sta-tremando-il-Libano/(riproducibile citando la fonte)

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