Siria, una guerra a due piani

Damasco – Majed è un soldato di leva. In Siria il servizio militare è obbligatorio e dura un anno e mezzo. “Sono un musicista” mi dice subito. Finiti gli studi al Conservatorio, infatti, ha avuto il posto nell’Orchestra sinfonica ma è anche stato richiamato. Ora è ricoverato all’Ospedale militare di Tishreen con una brutta ferita alla gamba sinistra. “Sono stato colpito in un’imboscata alla periferia di Aleppo, il 5 di Giugno; eravamo sulla statale con l’ambulanza quando siamo stati attaccati, un mio compagno è morto.” Majed non sa quanti siano gli insorti armati nella zona nord (lui li chiama terroristi), ma racconta che sono ben armati. Mitragliatrici PKC e lanciarazzi RPG. Fra quattro mesi Majedtermina, il servizio militare, e “tornerà a suonare la tromba nell’Orchestra sinfonica, insahaallah”.

Brahim invece è un ufficiale. Capelli rasati e occhi chiari, sembra un marine. Anche lui è ferito a una gamba. Anche lui è stato colpito in un’imboscata, ma a Douma il 4 di giugno, durante un servizio di pattugliamento. “Appena guarisco ritorno nell’esercito a fare il mio dovere”.
Ieri c’è stato il funerale di 30 soldati qui all’Ospedale” − mi dice il Direttore, un chirurgo ortopedico. “Nei mesi scorsi, arrivavano una quindicina di morti al giorno, ma negli ultimi tempi le vittime sono aumentate”. Il Direttore, che non è solo medico ma anche generale, è cristiano e originario di un villaggio vicino a Homs, appare molto sicuro. “La situazione è sotto controllo”. E mi corregge quando cerco di sapere il numero di chi combatte nelle fila dell’Esercito siriano libero: 40, 50 mila? “Non è un esercito, sono bande, gruppi armati di terroristi che non osano affrontarci frontalmente e ci attaccano in agguati e imboscate”. Poi sorridendo mi suggerisce di girare la domanda al Presidente Barack Obama.

Eppure i feriti sono tanti nelle corsie dell’Ospedale. Questo significa che la guerra in Siria si è fatta più dura. L’esercito regolare è composto da circa 300mila uomini, ma in tanti hanno disertato e più che una guerra è una guerriglia sempre più crudele, fatta d’imboscate, rapimenti, rappresaglie. “I civili spesso sono presi di mezzo, coinvolti in una lotta senza esclusione di colpi”, racconta un testimone che chiede l’anonimato per sicurezza. Hassan è stato ferito proprio mentre “cercava di liberare un gruppo di soldati rapiti il 27 di giugno a Daraa dai terroristi”. Terroristi. Una parola che fa paura soprattutto ai cristiani fuggiti da Homs e che ora riempiono molti alberghi Damasco. “Chi sono?, Li ha visti?”, chiedo a uno sfollato che accetta di essere intervistato. “Ma non scriva il mio nome”, chiede con insistenza. “Sono integralisti, jihadisti. Arrivano dall’Iraq, dalla Giordania, o comunque da fuori. Non so quanti siano ma abbastanza per terrorizzarci e farci lasciare le nostre case. Siamo profughi, vede? Profughi di lusso, ma pur sempre profughi”.

Diciotto mesi, circa 15mila morti. In Siria si combatte una guerra su due livelli. Il primo è sul campo, fra i ribelli e la leadership di Damasco. Il secondo è fra le diplomazie e i giochi di potere dei Paesi coinvolti ormai in questa battaglia geopolitica. Potenze regionali come i Paesi del Golfo le grandi Potenze. Usa e Russia in testa. L’Iran. Ma la Siria confina anche con Paesi caldi come la Turchia, Israele, Libano e Iraq. Intanto, di vertice in vertice, di riunione in riunione per cercare una soluzione politica per il disarmo, per decidere se i Caschi Blu devono o no proseguire la loro missione, la gente qui muore.

Antonella Appiano in esclusiva per L’Indro http://www.lindro.it/Siria-una-guerra-a-due-piani/ (riproducibile citando la fonte).

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