Aleppo, guerra urbana.

La mappa dei quartieri caldi è estesa, nella parte ovest della città, da al-Hamadanieh a Salahaddine, da Seif al-Dawla a Sikkeri. Tutti si dichiarano vincitori.

Aleppo. Sugli schermi della televisione siriana passa a ripetizione uno spot che mostra un dattero, alimento tradizionale del Ramadan, che contiene un proiettile. Sotto, una scritta: “Non rovinate il Ramadan con la violenza”. Ma purtroppo ad Aleppo si continua a combattere. I colpi di cannone sparati dai tank, scandiscono le notti. E nei quartieri appena ’riconquistati’ dall’esercito regolare, si sentono raffiche di mitragliatrici. Spari dei qanas, i cecchini degli insorti, rientrati per rioccupare la zona. Colpi di cannone sparati dai tank dell’esercito siriano in risposta.

E’ guerra urbana, senza fronte e la mappa dei quartieri caldi è estesa, nella parte ovest della città, da al- Hamadanieh a Salaheddine, da Seif al-Dawla a Sikkeri. Sembra fermarsi lungo la linea della ferrovia, la stessa dell’Orient Express, inaugurata nel novembre del 1911, prosegue ancora in maniera discontinua, interessando altre zone come Al-Ferdous o Bab AlHadid. Tutti si dichiarano vincitori. L’esercito regolare ’riprende il controllo’, gli oppositori arretrano, rientrano, si spostano. Intanto passano i giorni. E il bollettino delle vittime sale tristemente. “Non rovinate il Ramadan con la violenza”. Ma la gente muore. Scappa.

Secondo fonti dell’Opposizione, 250mila persone hanno lasciato la città per la Turchia.
Nour, 3 figli piccoli, si è trasferita da parenti nella nuova Aleppo, al Jedd Haleb da Sikkari. E’ triste, preoccupata e “spera di poter tornare presto a casa”. Mohamed, insegnate nelle superiori mi accompagna nella scuola di El Baliruni, nel quartiere di Zahara, dove alloggiano circa 200 persone, una trentina di famiglie che hanno dovuto abbandonare le loro case. Sono quasi tutti di Sikkari. I bambini mi corrono incontro chiedendo una sura, una fotografia.
Ma anche chi abita in zone non toccate dalla ’battaglia’ subisce gli effetti della guerra. Mohamed racconta che la disoccupazione è aumentata molte fabbriche di sapone, olio e tessile hanno dovuto chiudere. Il turismo scomparso. I prezzi del cibo è aumentato e quello del carburante è salito alle stelle, 235 lire siriane al litro mentre a Damasco è sulle 40 lire”. E infatti il taxista mi chiede 3000 lire siriane, circa 38 euro per andare all’aeroporto, a sette, otto chilometri, un tragitto di dieci minuti appena. “E’ per il carburante” spiega. Sulla strada per l’aeroporto, prima del posto di blocco all’ingresso, qualche autobus bruciato. Un segno della guerra che c’era già quando sono arrivata ad Aleppo. Ma è scomparso il check point dell’ESL. Tra le 16 e le 17 compio il tragitto due volte, non ci sono voli per Damasco. A casa leggo sull’agenzia di stato siriana, Sana ha parlato di “un attacco all’aeroporto da parte dei terroristi”.

Intanto Aleppo vive la sua ’doppia vita’. E’ notte. Musica da qualche automobile che passa, la cantilena del muezzin e rombi di cannone.

Antonella Appiano in esclusiva per L’Indro (riproducibile citando la fonte).

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