I due volti di Aleppo.

La città si presenta divisa, con una ’cintura’ di quartieri in mano agli insorti, e un 30-40% dove la vita, invece, trascorre come sempre. Ma si continua a combattere

Aleppo, ore 16,30. Sono nel quartiere di Salah ad-Din, nella zona sud ovest della città. Secondo le autorità siriane, l’area è di nuovo sotto il controllo dell’esercito regolare da poche ore.
Grazie ad Amal, una coraggiosa venticinquenne che guida l’auto come un pilota di formula Uno e a un gruppetto di altri civili, riesco ad entrare fra le ’linee’. In realtà ci sono ancora sacche di resistenza perché a un incrocio siamo fermati dai colpi secchi delle mitragliatrici. “Non è prudente proseguire – dice Amal- gli insorti, quando si ritirano, lasciano i cecchini appostati”.

Aspettiamo, spostandoci in un punto meno esposto, ma le raffiche continuano e sono vicine. Combattono ancora aggiunge Amal. Passa un carro-armato, soldati. Le case sono distrutte come in altri quartieri a sud ovest della città: Sukkar, al-Hamanieh, Sakhur, al-Zebdieh, che, da due settimane, quando è incominciata la battaglia di Aleppo, sono state occupate dagli oppositori armati.

Torniamo indietro, imboccando la Stadium Highway e facciamo un lungo giro passando davanti all’Università fino a Piazza Saadallah al-Jabri, vicino alla città vecchia. Una piazza trafficata, piena di gente e di auto. Negozi aperti.

Ecco che si presenta una Aleppo divisa dunque, con una ’cintura’ di quartieri in mano agli insorti e il 30, 40%, dove invece la vita trascorre come sempre. A Midan, una zona a nord est in cui sono concentrate le officine per la riparazione delle auto, le attività proseguono a pieno ritmo. E a al Zahra, zona di case popolari più che dignitose, con piccole aree di verde, la gente cammina indifferente per le strade. Come se nulla fosse accaduto o stesse accadendo.
Certo i segnali di questa crisi di 18 mesi, trasformata ormai in guerra, ci sono: il costo della benzina è raddoppiato, molte fabbriche sono chiuse. Le scuole ospitano gli sfollati fuggiti dai quartieri occupati. Una città, Aleppo, colpita nell’arco dei secoli da molte calamità: la peste nel 1348, la devastazione dei Mongoli di Tamerlano nel 1401. E il terribile terremoto del 1822.

Alla sera, dalla mia camera dell’albergo Aleppo Palace, in piazza Saadalla al- Jabri, verso le sei, sento distintamente i colpi di cannone. Mezz’ora. Poi ancora, più tardi. Alle 9, alle 11. A intervalli irregolari. Salah ad-Din non è ancora stata presa dall’esercito. La battaglia continua.

Antonella Appiano in esclusiva per Lindro (riproducibile citando la fonte)

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