La guerra non conosce moderazione

Grave escalation di violenza ad Aleppo, e si affaccia il problema dei “regolamenti di conti e delle vendette”.
“La violenza brutalizza non solo le sue vittime ma anche chi le compie” scrisse TizianoTerzani in ‘Lettere contro la guerra’. Oggi Susan Ghosheh (missione Nazioni Unite in Siria) ha denunciato alla BBC una grave escalation della violenza ad Aleppo nelle ultime 72 ore. “Le forze di opposizione ora sono in possesso di armi pesanti e di carri armati catturati all’esercito mentre le truppe regolari hanno usato aerei da guerra per colpire i ribelli in città”. E ha “esortato alla moderazione ambo le parti”. Ma la guerra civile, come ogni guerra, non conosce questa parola. In Siria la lotta è sempre più spietata.

La battaglia per la presa di Aleppo, seconda città del Paese, a 60 chilometri dal confine con la Turchia, continua da giorni, feroce. E, a quanto pare, tutti e due gli schieramenti hanno ormai perso ogni riferimento ai ‘codici’ che dovrebbero limitare le crudeltà durante i conflitti. Anche Amnesty International ha ammesso che se, le vittime dei lealisti sono molte, altrettante sono quelle delle stragi compiute dai ribelli. E cita testimonianze di fucilazioni di guarnigioni intere dell’esercito siriano, dopo l’occupazione di posti di frontiera.
Un video diffuso dalla Cnn mostra le immagini di ribelli che giustiziano a colpi di kalashnikov membri della milizie filogovernative. L’esponente dell’Opposizione (CNS) che avevo intervistato a giugno a Damasco, aveva negato che in Siria fosse in atto una guerra civile. Ma se un siriano uccide un altro siriano, come vogliamo definire il fatto? Sempre secondo la BBC, la brigata Tawheed, un gruppo ribelle della Siria settentrionale, ha rivendicato l’esecuzione come “legittima rappresaglia contro le milizie del regime, che avevano ucciso, martedì scorso nella parte orientale di Aleppo, 15 membri dell’esercito siriano libero”. Se un siriano uccide un altro siriano… Georges Malbrunot sul ’Figaro’ scrive che “in uno scenario post-Assad sarà un problema limitare i regolamenti di conti e le vendette“. E’già un problema. Un problema tragico. Un tunnel in cui non si vede nessuno spiraglio di luce.

Certo in Siria c’è stata molta propaganda, molta disinformazione. Testimonianze e video non verificabili. Analisi disparate che rendono difficile capire ciò che sta accadendo. Realmente. Anche perché noi occidentali, cadiamo sempre nella trappola di voler misurare il Medio-Oriente con il nostro metro. Con le nostre categorie di giudizio. E invece come ha scritto Robert Fisk dell’’Independent’: “In Medio Oriente si ha la sensazione che nessun evento della storia abbia un orizzonte finito, che non si volti mai pagina e non arrivi mai il momento in cui poter dire, adesso basta”.

Intanto l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite voterà domani, venerdì 3 agosto, la risoluzione proposta dai Paesi arabi che chiede le dimissioni del Presidente Bashar al Assad, il passaggio del potere a un governo di transizione in Siria, “il ritiro immediato dell’esercito e l’interruzione degli attacchi aerei e dei bombardamenti”. L’approvazione da parte dei 193 membri, però, sarebbe solo simbolica, non vincolante. Insomma un’ altra pedina mossa ’a vuoto’ sulla scacchiera di una soluzione politica della crisi siriana. Certo i Paesi arabi presentano la deliberazione all’Assemblea perché in quella sede non è previsto il potere di veto. Un veto che Russia e Cina hanno esercitato tre volte al Consiglio di Sicurezza per bloccare precedenti risoluzioni.

L’inviato speciale di Onu e Lega araba Kofi Annan, prima di dimettersi dall’incarico di inviato speciale in Siria, ha dichiarato che “il primo passo nella cessazione delle violenze deve essere fatto dalle autorità siriane”. E la Francia, che ha assunto oggi la presidenza del Consiglio di sicurezza per il mese di agosto, ha chiesto un incontro dei ministri degli Esteri per discutere della crisi siriana. Un altro. Quanti incontri. Quante Riunioni o Conferenze.
A guardare dall’esterno sembra di assistere a un balletto, a una finzione. A un gioco di mosse e contromosse che potrebbe continuare per tanto tempo. Ma in Siria la guerra non è un video-gioco. E ricordo l’angoscia di quanti, durante i mesi passati a Damasco, avevano previsto questo momento.

Antonella Appiano in esclusiva per L’Indro http://www.lindro.it/La-guerra-non-conosce-moderazione (riproducibile citando la fonte).

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