L’alternativa islamica, tra fede e politica

I fatti di Bengasi, l’Islam politico e le Primavere arabe

’L’alternativa islamica’, tra fede e politica

Violenza, libertà e rispetto: qualche considerazione con l’aiuto del professor Massimo Campanini

Nel saggioL’alternativa islamica, il professor Massimo Campanini -esperto in pensiero politico islamico e in movimenti radicali contemporanei – cita Hasan Hanafi, filosofo egiziano del Novecento che sosteneva: l’Islam contemporaneo è ancora vivo perché è l’unico sistema politico e ideologico che non si è arreso alla visione del mondo dominante imposta dall’Occidente”. In effetti l’Islam politico (nelle sue varie forme) ha vinto nei Paesi travolti dalle ’primavere arabe’. I giovani e i laici che hanno invaso le piazze reali e quelle virtuali dei social network, non hanno saputo trasformarsi da forza propulsiva in organizzazione politica. Così il potere, alla caduta dei dittatori (dittatori, è bene ricordarlo, spesso sostenuti dall’Occidente) è andato ai partiti islamici, all’Islam politico. Che non è un monolite. Ma un fronte variegato. Per semplificare. C’è quello dei partiti e dei movimenti legati ai Fratelli Musulmani, un movimento conservatore e tradizionale ma non radicale, attento alle classi sociali deboli. La Fratellanza musulmana mira ad una islamizzazione che parte dal basso, su base popolare, attraverso l’educazione, la propaganda negli strati sociali e rifiuta la lotta armata. Nata in Egitto si è diffusa rapidamente in tutto il mondo arabo. In Siria, in Palestina e Giordania, Iraq, nei Paesi del Golfo. E in tutto il mondo musulmano non arabo.
C’è poi una corrente dell’Islam politico più radicale, quella dei Salafiti (da salaf e cioè la prima generazione dei credenti, dei compagni e successori del Profeta). Il Salafismo contemporaneo prevede un risveglio dell’Islam che deve passare attraverso le fonti, le origini. Quindi si attiene a una rigida adesione dei dettami coranici e della vita del profeta Muhammad. Presenti in tutto il mondo musulmano, i salafiti, in alcuni casi hanno scelto la via politica per cercare di instaurare Stati islamici. Il pensiero dei salafiti si fonda, infatti, sul principio della supremazia della legge divina su quella umana e si avvicina dunque a quello di Stato teocratico. Spesso però, i salafiti, si aggregano ai gruppi “terroristici” o jihadisti. Questo è l’Islam costituito dalla galassia delle organizzazioni fondamentaliste che non vanno confuse con questi movimenti perché ne rappresentano le “emanazioni estremizzate“. I fondamentalisti hanno sempre cercato una “islamizzazione dall’alto“, imposta con le armi e la violenza. E la cercano ancora.

Adesso, dopo l’attacco dell’ambasciata americana a Bengasi, la morte dell’ambasciatore Chistopher Stevens, e le dure proteste in una ventina di Paesi arabo-musulmani per il film blasfemo sul Profeta Muhammad, il mondo occidentale si domanda se l’Islam terroristico non abbia prevaricato e “cancellato la fenomenologia dell’Islam politico rivoluzionario” come scrive ancora Campanini. Quel sistema politico non derivato dall’Occidente ma comunque portatore di valori anche “democratici” sostenuto da Hasan Hanafi.
A questo punto, è necessario ricordare alcune cose. Primo che l’Islam “è a un tempo religione, civiltà, modo di vita, ideologia”. La religione è dunque sia fede sia politica. E che i musulmani, in generale, non solo le frange estremiste, hanno interpretato il film come un attacco “totale” ai loro valori, non solo religiosi.
La violenza va sempre condannata. Sono dunque da condannare senza appello i gruppi di estremisti armati che hanno assalito l’ambasciata americana a Bengasi. Ma è necessario ricordare sempre l’importanza del rispetto per le culture ’altre’. Per la storia, la religione e la cultura degli arabi che, come scrisse l’intellettuale libanese Samir Kassir, “provano un sentimento di impotenza e sono ossessionati dalla sensazione di essere solo pedine nel gioco delle nazioni. Costretti a muoversi secondo regole stabilite da altri”.

In esclusiva per L’Indro (riproducibile citando la fonte) L’alternativa islamica tra fede e politica

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