La tensione si allenta fra Damasco e Ankara.

La Siria si scusa e annuncia l’apertura di un’inchiesta

La tensione si allenta fra Damasco e Ankara

Difficile ipotizzare una soluzione diplomatica. Il premier turco Erdogan vuole il supporto della Nato

Cosa succederà ora tra Turchia e la Siria? Damasco ha chiesto scusa ad Ankara e annunciato “l’apertura di una inchiesta”. Da due settimane al confine turco siriano sono in corso combattimenti fra l’esercito regolare e gli oppositori. Non è quindi chiaro chi abbia sparato il tiro di mortaio che ha colpito, l’altro ieri, il villaggio di Akcakale, causando vittime civili. La Turchia ha risposto bombardando la provincia settentrionale di Idlib ma nel pomeriggio ha smesso di attaccare con l’artiglieria le postazioni dell’esercito siriano. E anche se il Parlamento turco ha approvato la richiesta di Erdogan “di condurre operazioni militari fuori dal confine nazionale”, Ankara rassicura la comunità internazionale che non intende agire da sola contro la Siria. E su questo punto il Premier turco è sincero. Vuole il supporto della Nato. Per la seconda volta (la prima nel giugno scorso quando un caccia era stato abbattuto sul Mediterraneo dalla contraerea siriana) ha cercato il ’casus belli’ per un intervento Nato appellandosi all’articolo quattro del trattato, secondo il quale, un attacco contro uno Stato membro è considerato un attacco a tutti i partecipanti dell’Alleanza. Ma né l’Europa né gli Stati Uniti vogliono essere trascinati direttamente nel conflitto. La Cina e la Russia continuano a porre il veto al Consiglio di Sicurezza. E senza dubbio il fermo ’no’ di Mosca gioca un ruolo fondamentale. Come la situazione in Libia che sta degenerando in una spirale di violenza senza controllo. E la presenza in Siria e nell’area regionale, di gruppi jihadisti. I Paesi occidentali sono infatti sempre più preoccupati del peso che i combattenti stranieri hanno conquistato nella rivolta contro gli Assad. Se il fine ultimo è lo stesso, abbattere il regime, gli altri obiettivi, certo non sono in comune.

La Turchia si è spinta molto avanti con quello che- fino a poco tempo fa- è stato un Paese amico, un “successo della politica internazionale basata sullo zero problemi con i vicini”. Dall’inizio delle rivolte, Erdogan si è schierato con gli oppositori, ospitandone la sede in Turchia e alimentando la guerriglia. Ma forse un campanello d’allarme ha incominciato a suonare, avvisandolo che la crisi siriana rischia di mettere in pericolo la stabilità interna del Paese. E la sua posizione politica. Un sondaggio ha rivelato che più del 60% dei turchi è contrario alla guerra e decine di manifestanti ieri hanno scandito slogan contro il premier prima di essere dispersi dalla polizia con manganelli e lacrimogeni. Bashar al- Assad continua a resistere, fra lotte interne e attacchi terroristici. Ha un’altra carta da giocare contro l’ex amico Erdogan, quella dei curdi siriani del Pyd (Partito dell’Unione democratica) fazione armata di curdi siriani affiliata al PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan). Un bel deterrente per Ankara. Cosa succederà? Di sicuro in Siria nessuno deporrà le armi. Proseguirà questa guerra civile. Continuerà a lungo srotolandosi in una catena di lutti e dolore. Vendette, ritorsioni, distruzioni. Perché le lotte intestine sono, da sempre, i conflitti più feroci fra quelli che si combattono sulla terra.
Che cosa succederà fra la Siria e la Turchia? Fare previsioni è difficile ma certo la soluzione diplomatica si allontana ogni giorno in maniera inesorabile. Con lo schieramento del mondo arabo sunnita (la Turchia, l’Arabia Saudita e il Qatar) contro il regime degli Assad e l’alleato Iran. E se dovessero accadere altri incidenti al confine, la Nato potrebbe ritrovarsi costretta, suo malgrado, a intervenire in uno dei conflitti più pericolosi e inquietanti per il Medio Oriente.

Antonella Appiano in esclusiva per Lindro http://www.lindro.it/la-tensione-si-allenta-fra-damasco-e-ankara (riproducibile citando la fonte)

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