Senza un attimo di tregua

La trama è diversa da quella del capolavoro di Boorman ’Senza un attimo di tregua’, ma altrettanto complessa e intricata. Se fosse il celebre film, la guerra civile siriana avrebbe lo stesso montaggio dal ritmo serrato, non lineare, in un alternarsi di violenza, alta tensione e brevi pause di speranza. L’ultima: la speranza di una tregua di quattro giorni per la Festa del Sacrificio, chiesta dall’inviato speciale dell’ Onu e della Lega Araba, Lakhdar Brahimi. E accettata, giovedì scorso, da entrambi gli schieramenti. Ma l’impegno non è stato rispettato, anche se non è chiaro chi abbia rotto la tregua per primo. Inutile aggiungere che le parti in causa si sono scambiate accuse reciproche. Intanto il bilancio finale sembra essere di 150 morti venerdì, oltre 120 sabato, circa 100 domenica, nei primi tre giorni di supposto cessate il fuoco. Mentre anche ieri truppe governative e gruppi armati ribelli si sono scontrati in tutto il Paese. Ancora ieri (lunedì 29 ottobre) è scoppiata una autobomba nel sobborgo di Jaramana a sud di Damasco, abitato soprattutto da cristiani, drusi e profughi iracheni. L’esplosione ha sventrando un intero palazzo, in via Rawda, uccidendo una decina di persone, secondo quanto riferito dalla televisione di Stato siriana.

Lakhdar Brahimi da Mosca, in una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov, ha dichiarato che la crisi in Siria è estremamente pericolosa e sta peggiorando. Ma non ha reso noto il prossimo passo della Comunità Internazionale: il dialogo tra il presidente Bashar Al-Assad e le opposizioni – il plurale è d’obbligo – è congelato. Il mediatore internazionale ha espresso la sua delusione ma anche la determinazione a continuare la sua ’battaglia’ per la pace. Il segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon si è appellato ”alla Comunità Internazionale, perché lavori insieme e si esprima finalmente con un’unica voce”.

Questi continui appelli alla Comunità Internazionale suonano stonati. Inutili e retorici. Vaghi. Come dovrebbe intervenire la Comunità Internazionale? Ban Ki-Moon e le varie diplomazie non fanno che esortare l’Occidente a lavorare per la pace in Siria. Ma in che modo? Con interventi militari sul terreno? Aerei? Corridoi umanitari? Altre sanzioni? Mettendo d’accordo una opposizione che non ha mai presentato un fronte unito e appare sempre più segmentata?

Nessuno sa realmente chi comanda l’opposizione siriana. Una opposizione dai mille volti. E questo è un grande problema. Complicato dal fatto che, fra le file dei combattenti anti regime, ci sono gruppi di jihadisti che gli Stati Uniti cominciano a temere. Forse, per una volta, si sono ricordati della storia. Di quando, per esempio, armarono i muhajeddin in Afghanistan, in funzione anti russa, pagandone il prezzo ancora oggi. E facendolo pagare anche a noi.

L’Occidente è stato colto di sorpresa dalle ’primavere arabe’. Le varie intelligence non hanno certo brillato nel proprio lavoro. E non dovremmo dimenticare che tutti i regimi coinvolti erano – fino al momento delle rivolte – alleati degli Occidentali. Infine, perché la Comunità Internazionale non è mai stata sfiorata dall’idea di aiutare i ribelli sciiti del Bahrein? O i dissidenti sauditi?

Perché la realtà è complessa. Più complessa di come appare. E come nel noir ’Senza un attimo di tregua’, la trama del conflitto siriano complicata e piena di attori. Il popolo siriano, i gruppi etnico religiosi, i Paesi esteri che hanno partecipato al conflitto fornendo armi, uomini, sostegno politico e, in alcuni casi logistico, sia al regime che ai ribelli.

Turchia, Iran, Arabia Saudita, Qatar. Non è chiaro che cosa possa proporre l’Occidente. Le tregue dell’Onu sono fallite. Forse solo un accordo fra le mega potenze, Russia e Stati Uniti, potrebbe calmare le acque. Ma le guerre intestine lasciano scie di odio e vendette. Timori. Divisioni. Senza contare che il conflitto siriano può facilmente tracimare oltre confine, come un’onda in piena. E a differenza dei film non è facile scrivere la parola ’Fine’.

di Antonella Appiano, in esclusiva per L’Indro Senza un attimo di tregua, riproducibile citando la fonte.

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