Oman, il Medioriente che non conosciamo – Il Paese stabile in un periodo di cambiamenti

 

Valorizzato solo per le bellezze naturali e il passato storico-cardine del commercio  fra Medio Oriente, Africa Orientale e Oceano indiano, questo Paese del Golfo, dovrebbe rappresentare invece un ‘caso di studio’ in questo periodo di fermenti, cambiamenti e di Primavere arabe. La sua leadership infatti si è dimostrata più abile di tante altre nel captare le richieste che arrivano dalla società. E nel cercare di soddisfarle.

Il sultano Qaboos bin Sa’id, è un uomo intelligente, acuto direi,  in grado di fronteggiare le sfide interne ed esterne” racconta  Mark, un professore inglese che vive in Oman da cinque anni e insegna all’Università di Nizwa. E aggiunge sorridendo: “Forse per questo i Media non ne parlano. Certo, qui sono ancora necessari alcuni  aggiustamenti ,soprattutto istituzionali, ma è innegabile l’impegno continuo di Qaboos nel trasformare l’Oman con equilibrio e saggezza. E la sua abilità nel rafforzare l’idea di Identità Nazionale: operazione per niente semplice in un Paese frammentato dal punto di vista tribale e confessionale”.

Il governo del Sultano Qaboos è autocratico,  il che non è certo una novità nella Penisola Arabica, ma il monarca , dal 1970 (anno in cui è salito a trono) ad oggi, ha saputo  giostrare il delicato equilibrio di partecipazione tribale alla gestione del potere. Le tribù hanno infatti autonomia amministrativa locale (subordinata al governatore nominato dal Sultano).  E come scrive  Marcella Emiliani nel libro ‘Medio Oriente‘, “Qaboos ha saputo mantenere anche l’oligarchia mercantile ai vertici, nominando ministri fra le personalità di queste famiglie e condividendo con loro la gestione del Paese”.

Il Parlamento, bicamerale, è composto dal Majlis al- Dawla  (48 membri nominati dal Sultano con potere consultivo) e dal Majlis al-Shura) i cui 83 membri sono invece eletti e hanno anche facoltà ‘propositiva’. Nel 2003 si sono tenute nel Paese le prime elezioni a suffragio universale. Prima  poteva votare solo chi era scelto dal governo, dai capi tribali, dagli uomini di affari. “E il 22 dicembre del 2012 nelle 11 Province del Sultanato, si sono svolte le prime elezioni municipali nella storia del Paese”, racconta Mary, insegnante di inglese, a Masqat – L’apertura politica può sembrare relativa a noi occidentali, ma a mio parere dimostra che il Sultano ha saputo iniziare e continuare un percorso interessante di auto riforme, rispondendo alle richieste della società.  Che ha capito il suo desiderio di partecipazione alla vita pubblica.  E soprattutto, qui nessuno dimentica che prima di Qaboos, l’Oman era un Paese poverissimo, governato da un Sultano (il padre di Qaboos) che aveva chiuso ogni possibile apertura del Paese con l’esterno, vietando addirittura l’importazione di medicinali”.

Sono qui da una decina di anni – racconta Luciana Crosazzo Aisha, viaggiatrice, profonda conoscitrice di queste zone e del misterioso ‘Quarto vuoto’ il grande deserto e oggi guida turistica – Ho visto con emozione alzarsi i pali della luce, fra le montagne, la costruzione delle strade. Gli elicotteri che, portavano i bambini che vivevano in zone remote, a scuola nei villaggi vicini.  Adesso il sistema scolastico è sviluppato così come quello sanitario, capillare e gratuito.  Dal 2011 le donne rappresentano circa  il 25% nel mercato del lavoro. Sono impiegate nel settore pubblico e privato, molte lavorano in banca, negli ospedali soprattutto come infermiere. Ma ci sono molte omanite fra avvocati e giudici. In più, nelle università, la presenza femminile aumenta di anno in anno. Una cosa che cerco sempre di spiegare a chi viene anche solo come turista è che ho sempre sentito il sultano vicino alla sua gente. Un atteggiamento paternalistico?  E se anche fosse? Non è comunque un atteggiamento di facciata. Qaboos è ricco certo, però a differenza di tanti re e presidenti, ha reinvestito nel Paese una parte consistente dei proventi del petrolio, dei giacimenti di gas. E’ attento ai problemi della disoccupazione e ai diritti degli immigrati del sud-est asiatico. Un uomo amato e rispettato”. Può  dirmi qualcosa delle manifestazioni? “ Ero in Oman durante le brevi rivolte del marzo 2011, a Sohar.  Le rivendicazioni  socio economiche ci sono state, ma nessuno ha mai chiesto la caduta di Qaboos.  Anzi molti manifestanti scandivano slogan di fedeltà. Piuttosto, ad essere contestata, è  stata una parte della cerchia al potere, intorno al Sultano. Che per forza ha dovuto delegare l’amministrazione della cosa pubblica. E il sotto-potere spesso è corrotto,  si lascia trascinare in finalità “poco pubbliche e troppo private”, servendosi in un certo senso della personalità carismatica di Qaboos”.

Ci sono stati anche rumors nel Paese, di ‘fomentazioni interne’,  gente appartenente alla casa reale o a importanti tribù ma non esistono prove. Dopo le proteste il Sultano ha aumentato il salario minimo dei lavoratori privati del 40% e introdotto un sussidio mensile di disoccupazione; ha esautorato il governatore della provincia di Sohar. Nel febbraio 2012  è intervenuto con un rimpasto di governo, costringendo alla dimissioni il Ministro dell’Informazione (contestato durante le proteste). A marzo dello stesso anno, Qaboos è intervenuto anche con la ‘ristrutturazione’ del Consiglio Supremo di Giustizia, l’organismo giudiziario omanita, dichiarando di volerlo rendere indipendente dal potere esecutivo. “Senza dubbio ha compiuto molti emendamenti alle legge sul lavoro: controlli sui salari, orari di lavoro, impiego femminile – aggiunge Luciana Crosazzo – Ha ripreso poi a compiere i frequenti viaggi in tutto il Paese  – Sorride – una specie di consultazione itinerante che lo porta a contatto con la gente e con i rappresentati dei clan locali”.

Con successo a quanto pare. Durante l’anniversario dell’inizio delle proteste (26 febbraio 2012) non ci sono stati episodi di contestazione. Che il Sultano proceda con provvedimenti d’impatto, ‘non cosmetici’, soprattutto nel settore del lavoro e di tutela,  è vero. Anche se rimane un grande interrogativo. Il successore di Qaboos saprà procedere sulla stessa via? Saprà  mantenere la spinta riformatrice.?  Gli omaniti sono solo 3 milioni ma circa il 48%  è sotto i 20 anni. Giovani che stanno comunque formando una coscienza civica. Che si stanno aprendo al mondo. Il sultano ha 72 anni, non è sposato e non ha figli. Non ha designato un ‘erede’, lasciando alla Famiglia reale tre giorni di tempo per decidere.  Tre giorni, per evitare sfilacciature e cospirazioni. Allo scadere dei quali, se non sarà raggiunto un accordo, verrà aperta una busta sigillata e custodita a Londra, con il nome scelto da Qaboos.

Antonella Appiano in esclusiva per L’Indro Oman: il medioriente che non conosciamo, (riproducibile citando la fonte)

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