Embargo sì, embargo no

Il sostegno ai ribelli da parte dell’UE

soldato opposizione siriana

 

Timori di un’estensione del conflitto siriano su scala regionale. E la tragedia di un popolo

Sei stata in Siria? Davvero? Adesso durante la guerra?” Ahmad è stupito e vuole conferma. “È guerra vero?”. Ahmed è un commerciante, un nostalgico dell’”era Mubarak” e quando ci incontriamo mi racconta soddisfatto delle manifestazioni di oggi a Nasr City, lungo la High Way Street. È convinto che gli egiziani abbiamo bisogno di un “uomo forte” al governo. Ed è contrario all’attuale presidente Morsi. Fa capire che parteggia per il presidente Bashar  al-Assad anche se non osa dirmelo apertamente. Però chiede: “E perché l’Europa vuole mandare armi in Siria per gli oppositori?”.

In realtà oggi dopo il vertice dell’Unione Europea a Bruxelles, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha dichiarato che la “la situazione in Siria è difficile e l’ipotesi di togliere l’embargo sulle armi deve essere discussa dai ministri degli Esteri della Unione Europea a Dublino, settimana prossima”. Angela Merkel ha aggiunto “Noi abbiamo delle riserve”. E così sembra per altri 27 Paesi UE . Il Presidente francese Hollande ha invece ribadito la sua disponibilità a fornire armi agli oppositori siriani. “Con o senza gli alleati europei” ha aggiunto. Anche la Gran Bretagna è favorevole a togliere l’embargo sulle armi in Siria per aiutare l’opposizione al regime degli Assad.

I timori espressi dalla Germania e altri Paesi dell’Unione europea riguardano la possibilità che nuove armi vadano ad aggravare ancora di più la situazione sul terreno, finendo nelle mani dei numerosi gruppi estremisti presenti in Siria. Dal “Fronte al Nusra” (gruppo jihadista, inserito dagli Usa tra quelli terroristi) al gruppo dei “Volontari libici” (sotto l’egida del Consiglio Nazionale libico) o a quello degli “Uomini liberi della Grande Siria” (brigate salafite).
Se la guerra si “regionalizza” si svilupperanno facilmente effetti a catena diretti o indiretti. I Paesi esposti al contagio sono tanti: Libano, Giordania, Cisgiordania, Iraq, Turchia. Per non parlare della minaccia più grave. Da tempo infatti si sa che il conflitto siriano potrebbe innescare un confronto fra Iran e Israele.

La diplomazia europea continua la fase di stallo. Conflitto interno, interventi esterni. Da una parte, la possibilità concreta che – anche dopo la caduta del regime – la guerra civile continui e inneschi altre guerre. Dall’altra, la tragedia di un popolo che si consuma, giorno dopo giorno, da due anni. Senza un barlume di luce.

di Antonella Appiano, in esclusiva per L’Indro: Embargo si, Embargo no, riproducibile citando la fonte.

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