Libano, il prossimo fronte?

Analisti divisi – Il Commento del Prof. Paolo Branca

Già nel novembre scorso, percorrendo la direttrice che collega Beirut a Sidone (città portuale a circa 40 km a sud della capitale) ero stata avvisata che spesso, verso sera, i miliziani  salafiti  dello sceicco Sheikh Ahmad al- Assir,  sbarravano la strada nei dintorni di Sidone. In quei giorni c’erano stati scontri  tra la fazione salafita e i miliziani di Hezbollah. Allora i militari libanesi non erano intervenuti né erano stati coinvolti. Si limitavano a stazionare nei check point. Ma due giorni fa (il 23 giugno) un gruppo dello Sheikh al-Assir ha attaccato proprio un check-point militare ad Abra, un villaggio vicino a Sidone con lanci di granate. Incidenti anche sul lungo mare di Sidone. Il bilancio: 17 soldati e 25 miliziani uccisi. Scontri, sempre al sud,  nel campo profughi palestinese di Ein al Hilwah.

Il motivo dell’attacco? Lo Sheikh ha accusato il governo di essere un alleato di  Nasrallah, leader di Hezbollah e ha spinto  i suoi seguaci ad assalire i militari dell’esercito. Un fatto che rappresenta senza dubbio un escalation pericolosa.  Soprattutto ora che il Libano è retto da un governo provvisorio, dopo le dimissioni in aprile, del Primo ministro Mikati e che l’esercito non riceve forse ordini precisi.

Il villaggio di Abra è da tempo è roccaforte di gruppi sunniti radicali  libanesi schierati contro il Presidente siriano Bashar al -Assad e contro Hezbollah, il movimento sciita che lo sostiene militarmente. Lo Sheikh al-Assir aveva invitato anche i suoi miliziani a dare fuoco alle case di esponenti di Hezbollah, che vivono in zona. Ricordiamo però che i sunniti radicali rappresentano una minoranza in Libano. Il Gran Mufti Mohammad Rashid Qabbani, il più alto rappresentante sunnita  ha dichiarato che l’attacco contro i militari è stato un vero e proprio crimine contro il Libano.  Ieri l’esercito ha ripreso il controllo di Abra, confiscando esplosivi e fucili automatici.  Lo Sheick è in fuga mentre il Presidente Suleiman ha indetto una riunione di emergenza del governo. Continuano gli scontri anche al nord del Libano, a Tripoli fra i sunniti del quartiere di Bab el Tabanneh, schierati con i ribelli siriani e tra gli alawuiti (il ramo sciita cui appartiene la famiglia degli Assad) di Jebal Mohse.

Gli  ultimi attacchi riportano alla mente le violenze della guerra civile libanese. Perché come ha scritto il giornalista David Rieff  «Non è vero che la storia si ripete prima come tragedia e la seconda volta come farsa. Si ripete soltanto, più e più volte, come tragedia».

E’  comunque dall’inizio della guerra civile siriana che  gli analisti sono divisi sul fatto che il contagio possa estendersi anche al Paese dei Cedri. Abbiamo chiesto un commento al Prof. Paolo Brancadocente di Islamistica e Lingua e Letteratura araba presso l’Università Cattolica di Milano.  

Non solo il Libano, ma l’intero Medio Oriente vede addensarsi le nubi del confessionalismo settario che oppone sempre più il campo sunnita e quello sciita, mascherando con la religione interessi di natura geostrategica. L’elezione di un moderato in Iran fa ben sperare sul breve periodo, ma è un fatto che la regione resta (come ai tempi della Guerra Fredda) il campo dove si affrontano strategie che la sorpassano e temo che la popolazione civile pagherà come sempre il prezzo più alto di giochi che sostanzialmente non le appartengono“.

Molti osservatori ritengono che il rischio consista proprio nel fatto che diverse fazioni religiose del Paese tornino a scontrarsi in una guerra civile simile a quella combattuta fra il 1975 e il 1990. Altri sostengono che proprio la memoria di quelle tragedia fermerà il contagio. Il suo parere.

Un’atroce barzelletta di molti anni fa riporta che due capi di fazioni siriane si dicevano a vicenda: “Combatteremo fino all’ultimo libanese!” Anche l’Algeria è stata poco interessata dalla  primavera araba poiché aveva già dato… ma, come diceva Einstein,due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana” aggiungendo “sul primo potrei avere dei dubbi.

Antonella Appiano in esclusiva per L’Indro Libanoi il prossimo fronte (riproducibile citando la fonte)

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