La psicologia del dittatore

Ho letto l’e-book  di Anna Momigliano, “Il macellaio di Damasco”, biografia di “un tiranno che non voleva esserlo”  VandA ePublishing editore, con molta curiosità. Perché Anna, oltre alla storia di questo “autocrate passivo e agressivo”, come lo definisce, ha sviluppato nel testo un’analisti psicologica approfondita del personaggio. Non a caso, a presentare con lei l’e-book, domenica scorsa, alla Fabbrica del Vapore di Milano, c’era lo scrittore Errico Buonanno, autore de “La Sindrome di Nerone”. Un libro in cui lo scrittore prende in esame una folta schiera di dittatori nella storia – da Mussolini a Kim Jong – il – per arrivare alla conclusione che, sotto molti sogni di dominio, esiste un fallimento artistico.
In ogni grande dittatore, quindi un artista mancato? O anche solo un uomo frustrato? E si può tratteggiare una base comune per i tiranni? Bashar sembrerebbe un dittatore atipico, fuori dagli schemi. Importante quindi, conoscerne gli aspetti psicologici, i legami affettivi che sono alla base della sua formazione.

Anna Momigliano, aveva già scritto sulla rivista Studio (di cui è caporedattore) una interessante analisi dal titolo ”Il dittatore riluttante” sul figlio” non prediletto” di Hafez al -Asad.  Dalle pagine, emergevano alcune caratteristiche del ragazzo timido, che si è rivelato presto un abile comunicatore e un uomo ferreo e spietato.Ora, nell’ebook, Anna, sviluppa la storia di un ragazzo pieno di complessi nei confronti del celebre padre; che si è ritrovato a soli 34 anni a capo di uno dei regimi più chiusi e autoritari del Medio Oriente. E lo ha guidato con un pugno di ferro, pur concedendo qualche apertura e riforme economiche. Oggi, a tre anni dall’inizio delle rivolte, represse subito con violenza, Bashar al Asad è ancora in sella . Anzi come racconta Anna “ sta emergendo sempre di più un elemento fondamentale della sua personalità. La capacità di trasformare i punti deboli, in punti di forza”.

“Basta pensare  infatti che è riuscito a mettere il presidente Obama all’angolo, grazie all’uso delle armi chimiche. Un paradosso. La famosa linea rossa del Presidente Usa si è rivelato un bluff e ha dimostrato a tutti che gli Usa non avevano alcuna intenzione di intervenire sul serio”. E non solo. “Il regime siriano, aggiunge Anna, “grazie all’abile mediazione della Russia, ha accettato di smantellare l’arsenale chimico sotto la supervisione dell’Onu, trasformandosi quindi in un partner credibile e disposto a cooperare.”

Intanto, Bashar al- Assad, rilascia interviste con un’aria irreprensibile, impeccabile nei completi scuri e camicia bianca, da cui spunta il lungo collo, un mezzo sorriso sulle labbra, mentre il suo esercito bombarda il Paese distruggendolo. Mentre la gente muore e fugge. A guardarlo, ci si domanda. Ma i dittatori ce l’hanno un’anima? Certo: l’anima dei dittatori.

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