Per favore non chiedete a un expat…

Ci sono diverse cose che irritano un expat.

Ognuno ha la sua scala di valori riguardo l’”intolleranza”.
Io, per esempio, non sopporto gli italiani che passano ore al computer a giocare, leggere gossip, cercare tutorial sul trucco o sul mettere lenti a contatto colorate e poi pretendono (e sono quasi sempre sconosciuti) che tu offra loro magiche soluzioni per venire a vivere e lavorare nella tua seconda Patria, scrivendoti un messaggio, attraverso i social.
Cambiare paese non è come cambiare abito.

Internet, i motori di ricerca, forniscono ogni tipo di informazione, non solo sul numero di fidanzati dell’attricetta di turno o sulle squadre di calcio. Cercate. Chiaritevi le idee. In un secondo tempo, potrete chiedere consigli agli amici o a chi lo fa di mestiere (esistono agenzie specializzate per assistere gli aspiranti expat; siti, piattaforme).

Peggio ancora, quando lo sconosciuto, progetta un viaggio o una vacanza dove tu vivi e lavori. Ci sono i siti dei vari Ministeri del Turismo; di agenzie viaggio, guide turistiche. Perché dovrei essere io a consigliarti un itinerario? Suggerirti un hotel? Non ti conosco, non so quanto vuoi spendere, quanti giorni vuoi restare, che tipo di viaggio ti interessa: culturale? Avventuroso?… E non importa se sei medico, architetto, e non una guida turistica, loro, gli sconosciuti, chiedono.

Spesso con arroganza. Come se fosse dovuto. Non importa se tu hai famiglia, lavoro, impegni… Loro, gli sconosciuti, chiedono. Magari postano la domanda sotto un verso poetico di Mahmud Darvish. O una riflessione storica.

Tralascio, il “come sei fortunata”; e, se vivi in un Paese musulmano: “devi metterti il burqa vero”?… Ma puoi uscire da sola?

Mai come oggi, abbiamo accesso, con internet, a ogni tipo d’informazione. Ricordo quando progettavo i miei ( o nostri, con mio marito e i bambini) viaggi, solo leggendo guide, riviste specializzate ( credo di avere ancora in cantina, pile di cartelline con “ritagli”). Perché, fra l’altro, “I viaggi hanno questo di meraviglioso, che il loro incanto comincia prima della partenza stessa. Si aprono gli atlanti, si sogna sulle carte. Si ripetono i nomi magnifici di città sconosciute.” (Joseph Kessel).

Passiamo ora invece alle accuse.

L’expat spesso viene acccusato di essere un “codardo” per aver lasciato l’Italia; un essere tremendo che non rimane a combattere e soffrire. A parte gli sconosciuti che non conoscono le motivazioni per cui ti sei trasferito (lavoro, amore, studio) molti di questi “patrioti” sono amici e conoscenti, quelli che quando vai in Italia, si lamentano che “tutto va male, il governo fa schifo, quindi perché dovrei andare a votare? “
“Il referendum?” “Ma c’è un ponte, vado al mare”.

Ogni tanto posto avvisi sulle mie pagine Fb, ma è inutile. Chissà quante richieste riceverò oggi?

Info:

per quanto riguarda l’Oman, e la vita da expat, potete navigare nel mio blog www.conbagaglioleggero.com
altri siti utili: www.omantourism.gov.om www.omannews.gov.om

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« Ho incominciato a fotografare quando frequentavo le superiori, durante una gita scolastica, e non ho più smesso» racconta Nilo Domanico.

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«Arrivi o parti?» Amelia
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Questa è una battuta dei due personaggi principali (interpretati da Catherine Zeta-Jones e Tom Hanks) nel celebre film “The terminal”. Ma per me, expat, rispecchia la realtà. E la relazione con gli aeroporti, una vera e propria storia di amore.

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