Medioriente

Cucina con me - Antonella Appiano, Valeria Ciardello - AliceTV - 11 novembre 2014

Cucina con me – Alice TV : intervista ad Antonella Appiano

Martedi 11 Novembre, ospite di Cucina con me – Alice TV, con lo chef Fabio Campoli e Valeria Ciardiello, ma non cucino, sono un disastro! Rispondo invece alle domande della collega Valeria Ciardello, sul mio lavoro di giornalista… una buona occasione per parlare di Medio Oriente ed Islam ad un pubblico non specializzato.

Valeria Ciardiello: “Tu che hai girato tanto, quando sei in quei luoghi, alla fine mangi quello che c’è?

Antonella Appiano: Assolutamente, io credo che sia necessario mangiare quello che mangia la gente del posto, questo fa parte, secondo me … almeno nella mia visione di giornalista c’è questo, mangiare e vivere come loro…

 

Valeria Ciardiello: “Tu ti sei specializzata davvero nelle tematiche medio orientali e sei stata nei luoghi medio orientali, che esperienza hai vissuto?

Antonella Appiano: …non sono una giornalista di guerra, sono una giornalista di Medio Oriente, però mi sono, diciamo, dovuta adattare a stare in zone di guerra – guerriglia, e quindi sviluppare nuove competenze…

Giuria - Premio Letterario Città di Castello 25 ottobre 2014

Galleria Fotografica Premio Letterario Città di Castello

Alcuni scatti della Premiazione della VIII edizione del Premio Letterario Città di Castello  25 ottobre 2014 – (foto di Enrico Mezzasoma)

Il Premio letterario, promosso dall’Associazione culturale “Tracciati virtuali” ha come finalità principale l’individuare nel panorama italiano e internazionale nuovi talenti spesso sconosciuti perché soffocati dalle logiche del mercato editoriale. L’obiettivo della sezione speciale “Mondi e culture sulle sponde del Mediterraneo” si pone come obiettivo quello di promuovere la conoscenza, la cooperazione e l’interazione tra la cultura italiana e la cultura araba dei Paesi della Riva sud del Mediterraneo.

Giuria presieduta da: Alessandro Quasimodo, critico letterario, attore teatrale e regista; con Antonella Appiano giornalista e scrittrice; Daniela Lombardi, giornalista; l’ Ambasciatore Claudio PacificoAntonio Vella, Presidente Associazione Culturale Tracciati Virtuali.

Guerra e... Pace Possibile - il ruolo delle donne - Antonella Appiano - Mazzucotelli - Pavia - 20 ottobre 2014

Collegio Nuovo – Pavia. Incontro: “Guerra e…pace possibile”

Guerra e... pace possibile, il ruolo delle donne - Pavia - 20 ottobre 2014

locandina incontro in PDF

Guerra e …pace possibile.  Il Collegio Nuovo di Pavia- Fondazione Sandra e Enea Mattei – propone l’Incontro “Guerra e…pace possibile – Il ruolo delle donne, Siria, Palestina, Israele”. Con Antonella Appiano, giornalista, autrice di “Clandestina a Damasco” (Castelvecchi, 2011) e “Qui Siria – Clandestina ritorna a Damasco” (QuintadiCopertina, 2013) e Giulia Daniele, autrice di “Women Reconciliation and the Israeli -Palestinian Conflict: the road not yet taken” (Routledge 2014). L’incontro – che si pone l’obiettivo di allargare lo sguardo all’area mediorientale, affrontando temi di grande attualità – sarà moderato da Francesco Mazzucotelli, docente di “Storia della Turchia e del Vicino Oriente” Collegio Nuovo – UniPV”.

Collegio Nuovo – Fondazione Sandra e Enea Mattei – Via Abbiategrasso 404, Pavia
qui la locandina dell’incontro

La reporter Appiano e il ruolo delle donne fra guerra e pace – 20 ottobre 2014 – La Provincia Pavese

 

 

Le donne dell’ISIS: tra figli e social media

 

I ruoli degli appartenenti a ISIS sono ben divisi a seconda del sesso: mentre gli uomini combattono, le giovani donne si occupano della propaganda sui social media. I canali digitali sono gli stessi con cui queste vengono arruolate e che useranno a loro volta per coinvolgere altre donne a fare altrettanto.

Sono giovani, usano Skype, Facebook, Twitter, Tumblr, Ask.fm e Kik come qualunque ragazza della loro età.

Antonio Staglianò, Antonella Appiano, cristiani minoranza nel mondo - UnoMattinaEstate 25 agosto 2014

UnoMattinaEstate: cristiani, minoranza nel mondo?

UnoMattinaEstate: Cristiani, minoranza nel mondo?, puntata dedicata alla situazione dei cristiani in Iraq e alle dichiarazioni del Papa, al gruppo estremista del “Califfato Islamico“. Un approfondimento particolare sull’importanza del “non confondere i gruppi terroristici con l’Islam“. E sulla necessità, oggi più che mai, della convivenza fra le diverse religioni e del dialogo. In studio: Paola Severini – AngeliPress, Antonio Staglianò – Vescovo di Noto, Antonella Appiano – giornalista specializzata in Medio Oriente e Islam, Andrea Colasanti – storico, Shukri Said – portavoce Migrare. Conduce Veronica Maya, un programma di Maurizio Giannotti, Danila Lostumbo, Sonia Petruso.

UnoMattinaEstate – Cristiani, minoranza nel mondo? – 25 agosto 2014

Siria: potrebbe vincere il Califfato?

Damasco

Si legge poco in questa estate di Siria. Della Siria e della sua guerra, che è un po’ come ‘l’isola che non c’è’. Oscurata dallo scontro Israele-Hamas e ora dall’aggravarsi della crisi in Iraq, dove il Premier uscente al-Maliki rifiuta la nomina dell’esponente sciita al-Abadi, incaricato dal Presidente Fuad Masum di formare un nuovo Governo e dove avanza il Califfato Islamico che ha conquistato la città di Jalawla, a 130 chilometri a nord-est di Baghdad, minacciando i confini meridionali della Regione autonoma del Kurdistan. Si legge poco. O niente. E la Siria sembra ormai un Paese congelato in uno situazione senza tempo e senza via di uscita.

Nonostante i 170mila morti (in 3 anni e mezzo di violenze, il numero delle vittime siriane supera quello delle vittime della guerra civile libanese durata 15 anni, dal 1975 al 1990); più di 7 milioni di sfollati interni e circa 9,5 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria (dati OCHA), oltre 1 milione di feriti, di cui più di 650 mila  mutilati (dati Syrian Network for Human Rights). I rifugiati registrati dall’UNHCR sono 3 milioni ma i dati si riferiscono appunto solo ai siriani registrati ufficialmente: si calcola, infatti, che almeno un terzo della popolazione sia fuggita dal Paese, avventurandosi anche in pericolosi viaggi per mare.

Qualche giorno di attenzione sui media a larga diffusione, la Siria l’aveva guadagnata, durante le elezioni presidenziali del 3 giugno scorso. Elezioni pluralistiche solo da un unto di vista tecnico e non rappresentative di tutto il Paese dato che si erano svolte solo nelle zone controllate da Regime. E non legittime perché avvenute dopo un cambiamento della legge elettorale che- di fatto – escludeva gli esponenti della coalizione degli oppositori all’estero e i dissidenti storici. Vinte come previsto da Bashar al -Asad.

Elezioni contestate, svolte in un Paese in guerra conclamata, minacciato dall’emergenza dei gruppi jihadisti legati o meno ad al Qaeda, dove l’allora gruppo estremista dell’ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e delle Siria) chiamato dai siriani Daesh (Dawla Islamiya fi Iraq wa Sham) ora Califfato  (Stato Islamico, IS) dopo l’auto-proclamazione del suo leader Abu- Bakhr al Baghdadi -aveva già preso possesso di larghe fette del territorio a nord est della Siria.  E’ quindi pur vero che -esistono numerose testimonianze-  molti  siriani saranno andati a votare pensando: ‘alla fine, fra le milizie spietate di Daesh e il dottor Bashar, è Bashar il male minore’.

Ma è forse cambiato qualcosa? Bashar al- Asad è il signore della guerra di un territorio in larga parte distrutto. La leadership di Damasco controlla le zone occidentali del Paese, da Damasco a Latakia, passando per Homs. Mentre l’est è ‘governato’ in buona parte dallo Stato Islamico, ‘il Califfato’. L’Esercito Siriano Libero sta perdendo terreno. Gli altri gruppi ribelli si contendono, lottando fra di loro e contro l’Esercito regolare, il nord della Siria, tra cui Aleppo e le province di Idlib e Hama. Le forze sul terreno sono variegate e si scontrano appunto spesso fra loro. Il più forte rimane sempre il Califfato’.

Secondo l’Institute for the Study of war, lo scorso luglio, lo Stato Islamico ha conquistato alcune città lungo il fiume Eufrate: come Deir Ezzor, sesta città siriana per numero di abitanti, e ora controlla circa l’80 per cento della provincia.  Sembra che abbia recentemente preso possesso anche di una base militare a Raqqa e una seconda base nella provincia nord-orientale di Hasaka. Ancora secondo l’Institute for the Study of war, il Califfato ha raggiunto anche Aleppo (in parte ancora in mano all’Esercito siriano libero) e pesantemente bombardata dall’aviazione governativa.

Una situazione fluida, con alleanze che si fanno e si disfano nel giro di pochi giorni. I civili come sempre, tragicamente intrappolati fra i vari contendenti di una guerra che -pur interessando pochi- è invece sempre più sanguinosa.  Gli ultimi due mesi (giugno e luglio) secondo il Centro di documentazione delle violazioni in Siria hanno registrato un altissimo numero di morti, più di 1300.

Il Califfato combatte anche i curdi siriani nel nord del Paese  -che avevano già dichiarato la propria indipendenza dal Governo centrale nell’autunno del 2013-  con esiti altalenanti. Il PYD (Democratic Union Party) e il suo braccio armato, si stanno contendendo da mesi la ragione siriana di Hassakah che confina con il Kurdistan iracheno e il sud della Turchia (sempre a maggioranza curda).

E’ evidente, quindi che  -a parte il dramma dei siriani e la crisi umanitaria –  non possiamo disinteressarci della Siria. Le connessioni con i Paesi confinanti sono evidenti e pericolose.  Si sta ridisegnando una nuova mappa della Regione. Il Califfato potrebbe arrivare a minacciare la stessa area controllata da Bashar al Asad. Questa abitudine molto italiana di considerare i problemi  e le crisi di Paesi vicini a noi come la Sira, come problemi che non ci riguardano -se non per la paura egoistica di dover ospitare i rifugiati-  è un’arma a doppio taglio. Siamo tutti coinvolti in questo cambiamento storico e, anche se è già tardi, sarebbe meglio capirlo.

Antonella Appiano in esclusiva per L’Indro Siria: potrebbe vincere il califfato? (riproducibile citando la fonte)

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Vedi:
L’Indro – La terza guerra d’Iraq
L’Indro – Vogliamo pace in Medio Oriente

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L’ansia dell’incertezza. L’impossibilità di programmare una giornata, una settimana;  la nebbia che copre il futuro. La sensazione che il futuro non esista: questo ha spinto la mia famiglia a lasciare la Siria. Più delle difficoltà economiche, più della paura. Non avevamo più speranze”. Mahmoud ora vive a Roma con la famiglia. Si è salvato e riesce ancora a sorridere chiedendomi “Ti ricordi la gita a Maloula, nel 2008?”.  Può rifarsi una vita. Non come T. di Yabrud, uno degli oppositori pacifici della prima ora. Uno degli organizzatori delle manifestazioni. Una notte è stato portato via dai servizi segreti. E solo pochi giorni fa, dopo tre anni di ricerche, ho avuto la conferma che è stato ucciso. Perché lo sappiamo tutti, lo so -ero in Siria in quel periodo- che durante i primi mesi del 2011, la rivolta non era armata. E che erano i siriani a scendere in piazza a chiedere riforme e libertà. Siriani come T. che non aveva idee molto chiare su chi avrebbe voluto al potere, che era forse un poco ingenuo e alle mie domande rispondeva solo  “inshallah”, offrendomi mishmish ancora acerbe. Ma era siriano. Siriano e non straniero, non jihadista o radicale. Una fase che oggi si tende a dimenticare. Perché poi sono arrivate le armi, si è formato l’Esercito Siriano Libero, sono intervenute le potenze Regionali e le super potenze. E dal 2012, i combattenti stranieri legati al jihad.

Si legge poco in questa estate di Siria. Della Siria e della sua guerra, che è un po’ come l’isola che non c’è’. Oscurata dallo scontro Israele-Hamas e ora dall’aggravarsi della crisi in Iraq,  dove il Premier uscente al-Maliki  rifiuta la nomina dell’esponente sciita al-Abadi, incaricato dal Presidente Fuad Masum di formare un nuovo Governo e dove  avanza il Califfato Islamico che ha conquistato la città di Jalawla, a 130 chilometri a nord-est di Baghdad, minacciando i confini meridionali della Regione autonoma del Kurdistan. Si legge poco. O niente. E la Siria sembra ormai un Paese congelato in uno situazione senza tempo e senza via di uscita.

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UnoMattinaEstate - DolceCasa - Antonella Appiano su sfollati e profughi - 30 luglio 2014

UnoMattinaEstate: Profughi e Sfollati

UnoMattinaEstate: puntata dedicata al tema degli sfollati e dei profughi.

Un approfondimento su Gaza e altre aree di guerra (Siria, Iraq) e su quanti devono lasciare la propria casa.
In studio Antonella Appiano – giornalista specializzata in Medio Oriente e Islam, con Stefano Polli – Vice direttore Ansa, Andrea Margelletti – Presidente del Centro Studi Internazionali, Shukri Said – portavoce Migrare, Angelo Cunati, Salvo Iavarone Presidente ASMEF.

Conduce Veronica Maya, un programma di Maurizio Giannotti, Danila Lostumbo, Sonia Petruso.

UnoMattinaEstate – Profughi e Sfollati – 30 luglio 2014

Alcune foto in studio UnoMattinaEstate

il Medio Oriente di Antonella Appiano - il Mattino di Parma - 24 luglio 2014

Il Medio Oriente di Antonella Appiano – intervistata per Il Mattino di Parma

Il Medio Oriente di Antonella Appiano“, intervistata da Laura Bonelli per il Mattino di Parma.

Antonella Appiano ricorda un personaggio femminile dei romanzi d’avventura di fine ’800. Donne colte e fascinose che viaggiano in pericolosi luoghi esotici, col desiderio di conoscere culture lontane dall’impronta occidentale, per ampliare la mente e gli orizzonti del proprio essere.

il Medio Oriente di Antonella Appiano - il Mattino di Parma - 24 luglio 2014La Appiano è giornalista e muove i primi passi in testate importanti come Il Sole 24ore e La Stampa. E’ stata a lungo conduttrice televisiva, autrice ed inviata per Mediaset, per poi scoprire un amore incondizionato per quei paesi la cui cultura è stata culla dell’umanità, ma che da tempo immemore sono teatro di terribili scontri armati. Si specializza, come giornalista, e diviene, appunto, mediorientalista, visita la Siria, l’Iraq tenendosi lontana dai grandi hotel in cui i giornalisti leggono e trascrivono i comunicati stampa, per mischiarsi alla gente e raccontare le loro vicende. “Mi hanno sparato ovunque sia andata” rivela, con assoluta tranquillità, “a volte nemmeno accorgendomi che quei fischi che sentivo fossero pallottole”.

Raccoglie le storie dei popoli soggiornando negli alberghetti degli sfollati, incontrando persone davanti ai bordelli, per non dare dell’occhio. Torna spesso in quei luoghi, “con bagaglio leggero”, come titola il suo blog, in cui approfondisce i temi a lei cari, ricordando che un viaggiatore è tutt’altra cosa rispetto ad un turista; è un modo di vivere, per contrastare gli schemi mentali e sconfiggere le abitudini.

Cosa significa essere giornalista in luoghi di guerra?

“E’ senza dubbio un tipo di giornalismo che esige determinate predisposizioni fisiche e psicologiche, capacità operative. Non mi ritengo una giornalista di guerra tout court ma una reporter specializzata in Medio Oriente che si è ritrovata a lavorare in zone di guerra e di guerriglia. In ogni caso è una libera scelta. Significa amare il mestiere con passione; conoscere il Paese e la sua storia per poter assistere agli eventi e saperli decifrare attraverso strumenti interpretativi. Essere in grado di porre un giusto distacco fra le reazioni emotive e il lavoro perché, ovvio, si tocca da vicino il dolore, si vivono gli eventi drammatici delle vittime. Mantenere la propria umanità, l’empatia; non confondere il coraggio con l’incoscienza. E, soprattutto, significa non sentirsi protagonisti ma testimoni”.

Da mediorientalista quale sei, che pensiero hai sull’attuale situazione nella Striscia di Gaza?

“Difficile riassumere in poche righe un argomento così complesso. Anche perché quando un evento è all’apice della crisi e si vive nel ‘turbine degli eventi’ non è possibile fare analisi. Si è troppo coinvolti. Posso fare qualche osservazione. Prima di tutto non bisogna dimenticare che tutto lo scenario mediorientale è cambiato in questi ultimi tre anni (pensiamo per esempio alla Siria, all’Egitto, alla Libia e all’Iraq) quindi anche la situazione della Striscia di Gaza oggi è diversa dal passato. Stiamo assistendo a un vera propria disgregazione degli assetti del Grande Medio Oriente. E tutto questo si riflette anche sul conflitto fra Israele e il gruppo armato palestinese di Hamas. In secondo luogo, lo scontro fra Stato Ebraico e Hamas è in corso da tempo: precisamente dal 2005, l’anno del ritiro israeliano da Gaza – anche se non in maniera continuativa – fra raid, rappresaglie. Tutti scontri inutili che hanno solo provocato la morte di civili innocenti. Una strategia politica che non porta alcuna soluzione per le parti in causa”.

Tu ami stare in mezzo alla gente e conoscerne le storie. Secondo te culturalmente si intravede una via d’uscita alle guerre in Medioriente? C’è una spinta verso la pace da parte del popolo?

“Certo ho conosciuto molta gente. Ho raccolto molte storie. In tanti me lo chiedevano e me o chiedono ‘racconta la mia storia perché il mondo sappia, perché non si dimentichi di noi’.

Gran parte delle popolazioni dei Paesi coinvolti nelle cosiddette ‘primavere arabe’ e nelle ‘controrivoluzioni’ è stata travolta dalle guerre; sono vittime innocenti che ora vivono in povertà, soffrono la fame, le malattie. Sono costretti a lasciare le proprie case, a fuggire. Come sempre la Grande Storia ha il sopravvento sulla vita dei singoli. Vorrebbero la pace, vorrebbero stabilità e un futuro per i propri figli. Ma non sono loro a decidere.

Al-Baghdadi - "falso proclama" - infibulazione

Infibulazione – intervento sul proclama di Al-Baghdadi su Fujiko Focus On RadioCittàFujiko

Il proclama del “CaliffoAbu Bakr al-Baghdadi, non poggia in realtà su nessun precetto della religione musulmana. L’infibulazione non appartiene alla tradizione islamica ed è stata spesso denunciate dalle autorità religiose dei Paesi musulmani.
E’ una pratica legata a culture antropologiche tribali e quindi anche diffusa in zone cristiane (perché si rifà appunto ad epoche precedenti la cristianizzazione). Una  consuetudine che si è  mantenuta soprattutto tra i copti (ortodossi e cattolici) del Corno d’Africa, per esempio.
Una delle principali attiviste contro le mutilazioni genitali femminili è la scrittrice Ayaan Hirsi Ali, somala e naturalizzata olandese, che è stata infibulata all’età di cinque anni. Inoltre la notizia, lanciata da un tweet e diffusa velocemente attraverso i social media, non è verificabile in maniera indipendente. Certe notizie “fanno scalpore” ma è indispensabile sempre verificare le fonti.

Di seguito la registrazione del mio intervento a Fujiko Focus On – RadioCittàFujiko.