Percorsi

RadioRai 1 – Radio Anch’io – Polveriera Medio Oriente

23 NOVEMBRE

POLVERIERA MEDIO ORIENTE. Situazione esplosiva in Egitto, dove, alla vigilia del voto parlamentare, la dura repressione delle manifestaioni contro la giunta militare ha provocato decine di morti e molte centinaia di feriti. Sull’orlo della guerra civile anche la Siria dove, nonostante le pressioni internazionali e la scadenza dell’ultimatul della Lega Araba contro le repressioni, si moltiplicano sparizioni, rapimenti, omicidi. Intervengono Maria Gianniti, inviata del Giornale Radio RAI, Marc Innaro, corrispodnente Rai al Cairo, Francesca Paci, giornalista della Stampa, Antonella appiano, giornalista, autrice del recente “Clandestina a Damasco”, Paolo Magri, vice presidente dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) e Maria Calculli, ricercatrice dell’American University del Cairo.

L’intervento di Antonella Appiano

http://www.conbagaglioleggero.com/wp-content/uploads/2011/11/radioanchio_appiano.mp3

L’intera trasmissione – condotta da Ruggero Po

http://www.radio.rai.it/podcast/A42380216.mp3

Appiano Antonella

Tv2000 – Nel cuore dei giorni – Presentazione di “Clandestina a Damasco”.

Donatello Vaccarelli intervista la giornalista Antonella Appiano. A “Nel cuore dei giorni” il suo racconto esclusivo di giornalista che è rimasta in Siria per quattro mesi, dai primi di marzo alla fine di maggio 2011, e ci è ritornata in luglio, sempre da «clandestina». Dagli inizi di novembre è in libreria il suo libro “Clandestina a Damasco. Cronache da un Paese sull’orlo della guerra” (Castelvecchi RX).

Il link al programma “Nel cuore dei giorni”

Reportage o no? Sulla Siria gli occhi di una giornalista clandestina.

da l’Unità.it

di Ella Baffoni.

Andare, guardare, capire, riferire. Le regole del giornalismo, in sintesi sono queste. Il fatto è che questo mestiere è molto cambiato – non so se in meglio – in questi anni. Un esempio ne dà il libro di Antonella Appiano “Clandestina a Damasco” (Castelvecchi, 124 pgg, 12.50 euro). Esperta di Medio oriente, Appiano ha fatto quel che avrebbe fatto un giornalista dell’altro secolo.

“Clandestina a Damasco”, una cronista in Siria. (da Repubblica.it)

Antonella Appiano è l’autrice del reportage costruito giorno dopo giorno in tre mesi di permanenza nel paese mediorientale, con le sue diversissime etnie e religioni, oltre che con le centinaia di migliaia di profughi fuggiti dalla guerra irachena. Le molte identità che è stata costretta ad assumere. Alle manifestazioni con il velo islamico.

Manifestazioni pacifiche in Siria

ROMA – Alla Casa delle Letterature di Roma (in piazza dell’Orologio) viene presentato il libro “Clandestina a Damasco”, di Antonella Appiano. Si tratta di è lungo reportage, in forma di diario, scritto alla fine di un soggiorno durato tre mesi in Siria, un Paese che ha dimostrato di saper accogliere migliaia di profughi durante i momenti caldi della guerra in Iraq, oggi agitato dalle rivolte e dove è difficilissimo (se non impossibile) svolgere il lavoro di cronista, per l’estrema difficoltà poste dalle autorità siriane nel rilascio di accrediti-stampa. Antonella Appiano  è stata costretta a cambiare diverse identità – come ha raccontato oggi ad Anna Maria Giordano durante Radio 3 Mondo (in onda su Radio 3 alle 11.30 di ogni giorno). Un cambio di identità più volte imposto dalle difficilissime condizioni di lavoro per una giornalista che – come lei stessa ha dichiarato – ha avuto solo tentare di capire cosa stesse succedendo davvero in quel Paese, ascoltando tutti, sia gli oppositori che sono scesi in piazza rischiando di essere ammazzati dalla polizia, che quanti invece restano convintamente schierati con il governo di Bashar al Assad.

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Presentazione Clandestina a Damasco – Fotogallery

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Il 7 novembre è stato presentato alla Casa delle Letterature di Roma (piazza dell’Orologio 3) il reportage Clandestina a Damasco di Antonella Appiano, edito da Castelvecchi, collana RX. Sono intervenuti all’incontro Giampiero Gramaglia (Istituto Affari Internazionali) e Olivier Durand (Università Sapienza – Roma).

Clandestina a Damasco – Dal 3 novembre in tutte le librerie

QUATTRO MESI NELLA SIRIA VIETATA AI GIORNALISTI STRANIERI, FALSE IDENTITÀ E TRAVESTIMENTI PER SFUGGIRE ALLA CENSURA E RACCONTARE IN ESCLUSIVA LA REPRESSIONE DEL REGIME DI BASHAR al-ASSAD.

IN LIBRERIA DAL 3 NOVEMBRE

Che cosa significa lavorare come giornalista in Siria, un Paese agitato dalle rivolte e che non rilascia accrediti-stampa? Come ci si inventa una nuova identità credibile? E poi un’altra, e un’altra ancora? Identità e ruoli che cambiano con il mutare degli eventi in un luogo in cui i pochi reporter lasciano il Paese spesso su suggerimento delle proprie ambasciate. Il racconto esclusivo di una giornalista che è rimasta in Siria per tre mesi (dai primi di marzo alla fine di maggio 2011) e ci è ritornata in luglio, sempre da «clandestina», scrivendo prima per il suo blog poi per il quotidiano on-line «Lettera43» e cercando di trasmettere con gli articoli del suo «Diario da Damasco», e poi attraverso i collegamenti con Radio 24 e con Uno Mattina, sensazioni, emozioni, timori, speranze, inquietudini, vissute dai siriani in un periodo storico che potrebbe modificare la realtà politica e sociale del Paese e di tutto il Medio Oriente. Nascosta sotto il niqab, con documenti falsi, aiutata da un gruppo di manifestanti anti-regime che organizza i suoi piani nei minimi dettagli, Antonella Appiano ha raccolto testimonianze e storie: l’ingegnere Ammar, il taxista Khaled, l’avvocato Siham, la commessa Fatima, l’architetto Hisham, l’artista Rami e ancora il profugo palestinese e la suora cristiana, il cuoco iracheno e l’estetista russa, l’imam sunnita e il soldato di leva in congedo. È stata tra le poche a intervistare gli attivisti e i ribelli ma anche quelli che la rivoluzione non la vogliono. Tante storie per dar voce alla complessità della realtà siriana. Variegata, composita. Un mosaico di etnie e credi religiosi che oggi tutto il mondo osserva con attenzione senza sapere come andrà a finire.

http://www.castelvecchieditore.com/clandestina-a-damasco/

Collan RX

L’arte della rivoluzione

Dopo la cacciata dei regimi è rinascita di musica, satira letteratura.

Una nuova, nahdah, ’rinascita’ araba in campo culturale? O piuttosto controcultura? Le rivolte nei Paesi arabi hanno lasciato un segno nella produzione letteraria, nel linguaggio, negli slogan, nella musica. Esplodono ovunque fantasia, creatività, ironia.

Hurryah, ’la libertà’ tanto richiesta, è ritmata ormai da una colonna sonora tutta sua, a partire da Hamada Ben Amor, in arte el General, il rapper tunisino che già nel dicembre scorso ha pubblicato su You tube la canzone ’Rais Lebled’. Un testo duro, scomodo con un ritmo trascinante che incita il popolo alla ribellione contro il governo del Presidente Zin el-Abidin Ben Ali.

Non è la Primavera.

Perché il movimento degli Indignados non assomiglia alle rivolte del nordafrica.

Non facciamoci ingannare dall’immagine della piazza. O dal collante dei nuovi media,’Twitter’ e ’You Tube’.

Piazza Tahir

La primavera araba è nata come protesta contro le dittature, le oligarchie e ha avuto caratteristiche ed evoluzioni diverse nei vari Paesi dell’area mediorientale. Si è parlato di pane, di ’pancia’. Ma anche se i dittatori, e il loro stretto cerchio di privilegiati, si arricchiva e le masse s’impoverivano, non è stata questa la scintilla delle rivolte. Gli arabi si sono ribellati in nome della libertà e della dignità. Vogliono essere trattati come cittadini e non come sudditi. Hanno sfidato e sfidano i regimi. Ricordiamo come è iniziata la rivolta in Tunisia. Con Mohamed Bouazizi che si è suicidato, dandosi fuoco di fronte al palazzo del governatorato. Un gesto simbolico, pubblico e tragico. Mohamed non poteva più vivere in uno Stato di soprusi e di ingiustizia.