Clandestina a Damasco

Antonella Appiano e Carlo Cerrato

Asti – Presentazione del libro “Clandestina a Damasco”

La Stampa

La Stampa 17 dicembre 2011

Articolo del 16/11/2011

Presentazione su La Stampa del 16 dicembre

Antonella Appiano e Carlo Cerrato

Antonella Appiano e Carlo Cerrato all’Università di Asti.

Appiano e Cerrato

Aula Magna Università di Asti – Presentazione “Clandestina a Damasco”.

La presentazione del libro di Antonella APPIANO rientra nel progetto ”Il Ricetto dei libri – Parole e immagini tra antiche mura” ed è curata dall’Associazione culturale Gente&Paesi onlus, in collaborazione con la Fondazione Giovanni Goria e il Progetto Albergo Etico, partner Unicredit Banca. Accoglienza e aperitivo a cura dei ragazzi dell’Albergo Etico.

Clandestina a Damasco: Antonella Appiano giornalista di Frontiera in Siria

di Roberto Bonzio

per Italiani di Frontiera

Ci sono giornalisti che scrivono di Esteri su grandi quotidiani specializzandosi come… “inviati nel lavoro altrui”: pezzi copiati interamente da giornali stranieri, citando la fonte al massimo in una riga. E continuano impuniti, malgrado Internet consenta facilmente di smascherarli.

Altri che fanno gli inviati in grandi hotel, con cospicue note spese e interpellando tutt’al più qualche tassista. Altri ancora che senza schiodarsi dalla redazione hanno già un’idea preconcetta dello scenario di un Paese lontano. E se il reporter che sta sul posto, magari rischiando in una piazza calda, racconta una realtà diversa… la ignorano, perchè a loro non interessa conoscere la realtà ma cercare solo conferme a quel che hanno in testa.

Ma ce ne sono tanti altri coraggiosi, appassionati, capaci di muoversi con gli occhi aperti, lontano dai riflettori. Pronti a stupirsi e a raccontare con attenzione quel che hanno scoperto anche quando è assai diverso da quel che si aspettavano. E’ il loro lavoro ad aiutarci a capire il mondo, a crescere, con consapevolezza fuori dagli stereotipi.

Antonella Appiano che oggi lavora per la testata online L’Indro, amica di IdF, è una di questi giornalisti “di Frontiera”. Lunga carriera in quotidiani e tv, poi nel web, mesi fa ha deciso di partire da sola alla volta della Siria, poco prima che il Paese, sulla scia delle rivolte della primavera araba, si trasformasse in uno scenario incandescente, vietato ai giornalisti stranieri. Lei ha continuato a lavorare, raccontare e inviare di nascosto i proprie pezzi. Raccolti oggi in un libro uscito da poco, “Clandestina a Damasco- Cronache da un Paese sull’orolo della guerra civile” (Castelvecchi), storia di “quattro mesi nella Siria vietata ai giornalisti stranieri, false identità e travestimenti per sfuggire alla censura e raccontare in esclusiva la repressione del regime di Assad”. Un mosaico di straordinario valore. Su come si guarda il mondo in evoluzione, come si fa il mestiere di giornalista.

– Decidere di andare per mesi da sola in un Paese mediorientale sotto pressione, vietato ai giornalisti, mentre si susseguivano le rivoluzioni in Nordafrica… come è nata questa idea un po’ folle?

”Non la definirei un’idea folle. Prima di tutto quando sono arrivata in Siria, il 7 marzo 2011, il Paese era tranquillo. Certo l’area nordafricana era ‘calda’ , dopo le rivolte in Tunisia e in Egitto. E per una giornalista specializzata in Medio Oriente, il momento storico avrebbe potuto rivelarsi interessante anche per la Siria. In secondo luogo, molto banalmente, avevo deciso di riprendere gli studi della lingua araba e per motivi di lavoro, ho approfittato di un momento favorevole. In più conoscevo molto bene la Siria, la sua storia, la sua cultura, i luoghi, le caratteristiche religiose, settarie. E avevo contatti ed amici”.

– Quali i preconcetti di cui bisogna liberarsi, per affrontare un’avventura del genere?

“Amare il viaggio, la conoscenza di altre culture, stili di vita. Amare lo “spaesamento”, essere in grado di evitare le comode routine, i percorsi definiti. Sapersi adattare e mettersi alle prova. Ma io non ho dovuto liberarmi di preconcetti. Come scrivo nel mio blog www.conbagaglioleggero.com io mi definisco una giornalista nomade alla ricerca dell’’altrove’”.

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Intervista ad Antonella Appiano. Su Dol’s Magazine.

di Caterina Della Torre

Antonella Appiano,  giornalista e specialista nel Medio Oriente,  di recente di ritono dalla Siria ha scritto un libro che sta facendo il giro delle librerie italiane, ”Clandestina a Damasco”,  per l’attualità dell’argomento trattato. Un diario della rivolta siriana vista da un occhio esterno,  ma non per questo meno attento.

Come mai a Damasco in un periodo così turbolento?
Ero già a Damasco quando sono iniziate le rivolte.  Sono entrata in Siria il 7 di marzo 2011 e in quel momento la situazione nel Paese era tranquilla. Certo le “primavere arabe”stavano infiammando l’area medio-orientale da gennaio ed esisteva la possibilità che scoppiassero disordini anche in Siria.

Curiosità, amore per il paese, dovere giornalistico?
Come giornalista specializzata in Medio Oriente,  soprattutto il desiderio quasi la necessità,  di essere presente in un momento storico così importante. Amore per il mestiere. Poi certo anche la curiosità. Un giornalista deve essere curioso,deve avere voglia di vedere,d’indagare,di chiedere. Cercare di capire. Anche partendo da piccole cose. Come lo storico Braudel che,  dai particolari,arrivava a ricostruire un quadro completo. Amore per la Siria,  per la sua cultura,  la sua gente. Anche. Ma mi sarei fermata anche in un altro Paese del Mondo Arabo se mi fossi trovata coinvolta in eventi determinanti.

Come hai vissuto lì,da occidentale intoccabile o tra la gente?
Conosco bene i luoghi in Siria. Le città, le strade,  gli usi e costumi, il cibo,  le caratteristiche religiose. Mi sono sempre sentita a mio agio. Ho vissuto fra la gente. Frequentando i siriani,quasi solo siriani. Il contatto, il rapporto con gli “altri”nel nostro mestiere è fondamentale. Abitavo in una vecchia casa araba,  mangiavo il cibo del posto, andavo all’hammam, al suq,prendevo l’autobus…Solo così è possibile raccogliere testimonianze, entrare in contatto,  creare rapporti di fiducia.

Ci racconti brevemente il tuo libro? Qual è la parte che ti è costata più fatica e quella invece che ami di più?
Il libro è un reportage,  un’inchiesta, una specie di diario della mia esperienza di giornalista “sotto copertura”in Siria ( il regime all’inizio delle rivolte aveva infatti espulso i giornalisti stranieri). Racconto ciò che ho visto,vissuto,  le storie di gente che si è trovata di colpo coinvolta,  spesso travolta dalla Storia. I mie dubbi. I rischi, le avventure. Non mi è costato fatica, il libro. Anzi,la narrazione si è trasformata subito in un processo fluido,  quasi naturale. Molte cose infatti non avevo potuto scriverle negli articoli,e avevo bisogno di mettere insieme tutti i tasselli. Di fare chiarezza.

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“Quando la clandestina è presenzialista”. Su Yalla Italia

Antonella Appiano:quando la clandestina è presenzialista

di Martino Pillitteri.

Inizio con le cose ovvie. Se avete un’infatuazione per la Siria; se vi appassiona la sua storia, l’architettura, la produzione culturale; se vi stimola il suo modello di convivenza multi confessionale; se siete inappagati dai pipponi antropologici/sociologici/accademici sulle contraddizioni della società siriana; se preferite un narghilé ad Aleppo invece di un tramonto in Tanzania e vi chiedete cosa ci sia di moderno nella città più antica del mondo, allora,Clandestina a Damasco di Antonella Appaiano, vi appassionerà.

In quattro mesi di permanenza in Siria, l’autrice ha raccontato un momento critico del paese e le aspettative dei siriani mai in modo scontato e senza cadere nella retorica mediatica occidentale ossessionata dai cliché sulle donne arabe e promotrice di rappresentazioni parziali e di interesse.
L’imprinting del libro è caratterizzato da un piacevole e scorrevole mix tra lo stile di un Woody Allen serio alle prese con la psiche dei siriani e la vena da reportage a 360 gradi che contraddistingue la penna del grande Ryszard Kapuściński.

Ora passo al pippone. Fare giornalismo non implica solo trasmettere informazioni corrette e verificate da fonti indipendenti. La scuola Appiano conferma che la professione del giornalista comporta anche la capacità di creare negli altri il senso di un’esperienza.
Dati a go go e notizie riportate da destra e manca non rendono necessariamente esaustiva una produzione editoriale sulla primavera araba.
Piuttosto, maggiore è l’informazione, maggiore è il bisogno di una comunicazione efficace che sappia mettere gli avvenenti attuali nel loro contesto storico-culturale, che sia in grado di distinguere azione da ciò che è reazione, risposta da ciò che è iniziativa.

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Clandestina a Damasco. Su L’Indro.

di Laura Aprati

Usciamo. Il sole è tramontato. E’ quasi buio. I negozi sono chiusi, poca gente. Ombre. Inciampo e Hisham mi sorregge. Davanti a noi sbuca da una viuzza laterale un uomo tarchiato che zoppica leggermente…

Non è l’incipit di un romanzo ma un capoverso di una vera inchiesta giornalistica realizzata come quella di una volta. Sul campo. Così come diceva Egisto Corradi, giornalista e scrittore, il vero giornalismo si fa consumando le suole delle scarpe.

E questo ha fatto Antonella Appiano entrando in Siria quando ai giornalisti era vietato.

La Appiano si è travestita, ha vissuto clandestinamente tra Damasco e Aleppo. Ha visto, con i suoi occhi, le rivolte dei “ribelli” ma anche dei “lealisti”. In questo libro/diario ci ha raccontato la Siria di oggi, quella che non riusciamo a vedere perché nessuno è lì veramente e tutto ci arriva filtrato.

Il suo racconto ci narra la Siria di marzo quando “dopo il 15 marzo gli eventi prendono una piega improvvisamente diversa. Daraa, cittadina della Siria meridionale al confine con la Giordania, capoluogo della regione agricola e tribale dell’Hawran, il 18 del mese è teatro di una grande manifestazione. Quante volte penso: se non fosse successo nulla a Daraa, le rivolte sarebbero scoppiate in Siria?”.

Questo il punto. Come nascono, dove nascono le rivolte. Chi coinvolgono.

La Appiano non ci pone semplicemente un problema politico ma ci fa leggere la realtà. La rivolta ma anche chi non la vuole “Sono in piazza Bab Touma, Samir e gli altri mi hanno avvista della manifestazione pro-Bashar……Nonostante gli appelli dei gruppi di rivolta, presenti su Facebook, a scendere in piazza, Damasco non si è mobilitata. Adesso un fiume di persone sta imboccando Mahmoud Shehadan Khalil Street, gridando “La nostra anima, il nostro sangue per il dottor Bashar”…….”.

Difficile raccontare la protesta in un Paese che dal 1963, dopo il colpo di Stato del partitoBaath, vive sotto un regime militare ferreo. Sono pochi i veri conoscitori di questo territorio ed è semplice, forse, da lontano, prestarsi ad una versione più che ad un’altra.

Antonella Appiano ci concede il privilegio di vedere “veramente” la Siria e, come dice Amedeo Ricucci nella prefazione, del libro “è stata brava e caparbia e credo l’abbia fatto non per il gusto del pericolo ma per l’amore profondo che la lega a questo Paese”.

Ecco credo che il “nocciolo” di questo libro sia in queste parole. La nostra giornalista ( di quelle che definiremmo giornaliste-giornaliste) si avventura in questo viaggio in Siria accettando incognite, rischi. Si trasforma in una clandestina, si camuffa e si traveste. Tutto questo solo per amore. Amore per il suo mestiere, che non tradisce, anche quando sarebbe semplice scivolare nella ricerca dello scoop o di storie lacrimevoli, e della Siria che ci viene raccontata come se fosse il suo Paese, con la stessa emozione e intensità.

Leggere il libro un po’ come entrare nelle strade di Damasco o di Aleppo. Puoi sentire le voci e quasi annusare gli odori. Tutto questo ci è permesso da una penna intelligente capace di traslare in parole ciò che ha sentito e visto grazie anche alla conoscenza della lingua che le ha permesso di non affidarsi ad altri per capire cosa succedeva o ascoltava.

Un bel reportage su una guerra così lontana ma così vicina. Ma soprattutto ci regala l’idea che ci siano ancora giornalisti che consumano le suole delle scarpe per poterci raccontare cosa succede intorno a noi.

Nella prefazione Amdeo Ricucci dice “..anche la verità ha bisogno di un linguaggio adeguato”.

E Antonella Appiano ci ha proprio regalato questo: la verità con il giusto linguaggio.
(riproducibile citando la fonte)
http://www.lindro.it/clandestina-a-damasco

 

Clandestina a Damasco – presentazione a Milano

Mercoledì 30 novembre, nei locali della Libreria Egea dell’Università Bocconi, sarà presentato al pubblico e alla stampa il libro di Antonella Appiano Clandestina a Damasco – Cronache da un paese sull’orlo della guerra civile, il racconto-documento dei quattro mesi trascorsi dall’autrice nella Siria vietata ai giornalisti stranieri, tra false identità e travestimenti, per sfuggire alla censura e raccontare la repressione del regime di Bashar Al-Assad.

Oltre ad Antonella Appiano interverranno Rony Hamaui, docente di Economia dei mercati e degli intermediari finanziari, e Francesco Mazzucotelli, entrambi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

La presentazione è aperta a tutti e inizierà alle 18.00 presso la Libreria in via Bocconi 8, Milano.

Invito Egea_Bocconi

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