Crisi siriana

Sono a Beirut e domani rientro in Siria

È passato un mese e molte cose sono cambiate, ma le testimonianze a distanza non mi bastano.
Ho assistito all’inizio della crisi e al suo sviluppo e tornare mi sembra indispensabile. Non so che cosa potrò vedere, i “margini” di movimento, però, almeno per un poco, vivrò insieme alla gente. Cercherò di raccogliere umori e testimonianze, perché si raccolgono anche informazioni da piccole sfumature, dai gesti, da uno sguardo. Dall’atmosfera.

Rivista Studio n. 7 – “Il dittatore riluttante” – di Anna Momigliano

È vero, la Siria è una dittatura, ma io non sono un dittatore.”— Bashar al-Assad in un ottimo articolo di Anna Momigliano pubblicato sul numero 7 di “Studio”.

Chiuso il capitolo “tedesco”, Anna Momigliano apre quello siriano con un altro ritratto questa volta di Bashar al Assad, il dittatore del paese sempre più in bilico sotto il peso delle rivolte popolari e della repressione violenta di queste ultime. Scopriamo così come il destino che la vita (e suo padre) gli stava preparando fosse in realtà ben diverso dalla figura sanguinaria con cui passerà alla Storia. L’articolo è corredato da un reportage fotografico di Giovanna Silva a caccia di manifesti ritraenti il volto di Assad per le strade di Damasco.

E nell’articolo, Anna Momigliano parla di “Clandestina a Damasco – Cronache di un paese sull’orlo di una guerra civile“.

RivistaStudio (L’articolo in formato .pdf)

Conferenza “Iran-Siria: il nemico è alle porte?” Presentazione a Pesaro di Clandestina a Damasco.

Antonella Appiano - Resto del Carlino

“Iran – Siria: il nemico alle porte?”, è il titolo dell’incontro – conferenza che si è tenuto venerdì 2 marzo, alle ore 18, alla Biblioteca San Giovanni di Pesaro, su iniziativa del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche), con il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche culturali della Provincia di Pesaro e Urbino.

L’enigma siriano

La rivolta si militarizza, trattative segrete tra ribelli e nuovo governo libico. Di Paola: “ma la Siria non è la nuova Libia”.

In medio Oriente, a volte si ha la sensazione che nessun evento della storia abbia mai un orizzonte finito” aveva scritto scritto Robert Fisk, del quotidiano inglese ’The Independent’, nel celebre saggio ’Cronache mediorientali’. Una definizione perfetta per la crisi siriana: in continua evoluzione, con nuovi scenari ed ipotesi. Tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre gli eventi hanno subito una forte accelerazione con la progressiva militarizzazione della rivolta: imboscate, uccisioni mirate, blitz contro centri di comando.

L’esercito siriano libero- composto da migliaia di disertori dell’esercito regolare al comando del colonnello Riyadh al Asaad – pare sempre più forte e organizzato. Le fonti sull’addestramento dei militari ribelli nella base turca di Iskenderun non sono confermata anche se sembrano attendibili. Dall’altra parte Ankara, dall’inizio della crisi siriana, ha sempre sostenuto le rivolte contro il regime di Assad. In Siria entrano armi di contrabbando già da agosto, ma in questo ultimo periodo l’afflusso attraverso il confine libanese e turco è aumentato. Su ’L’Indro’ avevamo già riportato le tesi opposte sui “finanziatori”. e a fine novembre sul Daily Telegraph è apparsa la notizia di trattative segrete tra i ribelli siriani e le nuovo governo libico che avrebbe offerto armi e addestratori.

Burthan Ghalioun alla guida del CNS ( Consiglio Nazionale siriano) si dichiara contrario agli interventi dell’esercito Siriano libero, ribadendo che “il carattere della rivolta deve rimanere pacifico”. Nello stesso tempo però il CNS, che ha aperto da poco una sede ad Istanbul, chiede con insistenza la creazione di zone cuscinetto all’interno del territorio siriano per dare rifugio ai membri dell’ opposizione siriana”.

Una ’creazione’ che richiederebbe di fatto un intervento militare esterno. “Al momento attuale la Siria non è una nuova Libia. Quello che èstato fatto in Libia non necessariamente si deve ripetere anche in Siria, non c’è nessuna risoluzione del Consiglio di sicurezza e alcuna indicazione dalla Comunita’ internazionale“. Ha riferito a un gruppo di giornalisti italiani ieri (n.d.r 14 dicembre, fonte Adnkronos) il Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, dalla base militare di Trapani Birgi. E le dichiarazioni contro un intervento armato straniero erano state escluse dalla stesa Lega araba.

L’altro evento che ha portato all’escalation della crisi in Siria è stato l’isolamento regionale del Paese. Alla fine del mese scorso la Lega Araba, ha approvato sanzioni commerciali contro il regime di Damasco. Anche la Turchia si è unita alla decisione interrompendo le transazioni con la Banca Centrale del Paese. Un danno economico grave per la Siria che aveva instaurato con i Paesi Arabi e soprattutto la Turchia ottimi scambi commerciali. Ricordiamo che prima della Lega Araba anche l’Ue (Unione Europea) e gli Stati Uniti avevano imposto sanzioni che hanno colpito il settore petrolifero siriano. L’Ue assorbiva infatti circa il 95% delle esportazioni petrolifere siriane, ben un terzo delle entrate di Damasco. Ed è innegabile che un tipo di embargo del genere vada a colpire, prima che il regime, il popolo siriano. A favore della leadership di Damasco continuano a rimanere schierati Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (i cosidetti Paesi BRICS) contrari all’imposizione di altre sanzioni. Anche l’Iran ha intensificato lo scambio economico mentre Russia e Cina hanno posto il veto anche a qualsiasi risoluzione di condanna della Siria in sede ONU.

La Siria e gli altri

Come cambiano le dinamiche fra gli attori internazionali, tra vecchi nemici e alleati storici.

Il premier turco Erdogan e Bashar al-Asad

La Lega Araba sospende la Siria dall’Organizzazione e, il 16 novembre, centinaia di siriani protestano colpendo le ambasciate del Qatar, degli Emirati Arabi, del Marocco. Prima era stata attaccata anche quella dell’ex alleata e amica Turchia. E gli attori sulla scena internazionale si moltiplicano, si schierano, mantengono o cambiano il ruolo.

La Lega araba prima di tutto. La sua decisione può allora essere sufficiente a far cadere Bashar al-Assad? Secondo Robert Fiskè difficile”. Per il giornalista britannico infatti la caduta di Bashar è ancora molto lontana anche se “il tempo a sua disposizione si sta esaurendo rapidamente”. Un consenso inter-arabo anti-Assad rende più difficile alla Russia e alla Cina il sostegno al regime ma, ancora Fisk, dalle pagine dell’’Indipendent, afferma che “ i vertici militari russi non hanno interrotto la fornitura di armi e tecnologia militare alla Siria, che permette alla flotta militare russa di avere un porto (Tartous) sul Mediterraneo”.

La Turchia. Il primo Ministro Recep Tayyb Erdogan ha reagito all’attacco dell’Ambasciata minacciando di sospendere i progetti congiunti di trivellazioni petrolifere e di tagliare le forniture elettriche alla Siria. Un’azione che procurerebbe però un bel danno economico per la Turchia, che ha fatto molti investimenti in Siria. Ankara, d’altra parte, all’inizio delle rivolte ha cercato di convincere Bashar Al- Assad ad abbandonare la via della repressione ma dopo vari tentativi falliti, ha aperto all’Opposizione siriana ospitando vertici e Congressi. E proprio dalla Turchia il 17 novembre il leader del leader dei Fratelli musulmani siriani in esilio, Muhammad Shafqa, ha dichiarato alla stampa che la Fratellanza è favorevole “a un intervento militare straniero in Siria, meglio se turco.

Bashar – il riformista (prima parte)

Chiamato alla successione dal padre Hafez al-Asad, mantiene le alleanze storiche sotto riforme di facciata

Bashar al-Asad

Non era lui destinato a succedere al padre Hafez alla guida della Repubblica siriana ma il fratello maggiore Basil, il delfino, il rampollo prediletto. Una laurea in ingegneria e una brillante carriera militare, Basil era dotato di grande carisma, amava lo sport e le tecnologie informatiche. Il 21 gennaio 1994, però, a soli trentadue anni, muore in un incidente stradale sulla via che collega Damasco con l’aeroporto.
Bashar in quel periodo si trovava a Londra.
Aveva scelto un altro percorso, lontano dalla politica e stava studiando per terminare la specializzazione in oftalmologia. Il padre lo richiama in Siria. Gli amici raccontano che “ Bashar abbia accettato con riluttanza la nuova vita”. Amava l’Occidente, la Gran Bretagna. A Londra aveva conosciuto anche Asma figlia di un cardiologo siriano che sposerà in gran riservatezza nel dicembre del 2000.

Bashar è uno straniero in patria, visto con diffidenza dai vertici siriani del potere. Deve ottenere legittimità, accreditarsi presso la comunità alawita (ramo sciita a cui appartiene la famiglia). Il padre e Presidente, Hafez al-Asad, lo inserisce così nell’istituzione militare e negli apparati di sicurezza. E il ventottenne Bashar, nel novembre del 1994, passa dai brillanti salotti londinesi all’accademia militare di Homs. Una rapida carriera militare. Nel gennaio del 1999 è nominato colonnello e durante lo stesso anno consolida la carriera politica con missioni diplomatiche in Iran, in Arabia Saudita, Kuwait. Nel luglio del 2000 con la visita a Parigi e l’incontro con il Presidente Jacques Chirac, consacra la legittimità internazionale.

Damasco non rispetta il piano.

Bashar al Assad trascura i quattro punti della road map della Lega Araba.

Bashar al-Assad

La Lega Araba è un’Associazione internazionale composta oggi di 22 stati arabi, nata nel 1945 al Cairo, con lo scopo di coordinare le loro politiche, di rappresentarli in alcune trattative internazionali e di mediare dispute e conflitti. La Lega non ha poteri militari. E, fino ad ora, in nessuna delle numerose crisi mediorientali, ha raggiunto gli obiettivi, rivelandosi di fatto un organismo ininfluente.

Anche l’accordo con il governo di Damasco, che sembrava essere stato raggiunto settimana scorsa (il 2 novembre) è fallito. I quattro punti della Road Map proposti dalla Lega: fine alle violenze, rilascio dei prigionieri politici, libero accesso alla stampa internazionale, e ritiro dei carri armati dalle città, non sono stati rispettati. La Lega ha organizzato quindi un incontro sabato prossimo, 12 novembre, per riesaminare la delicata questione siriana. Il segretario generale della Lega Araba, Nabil el-Arabi è con le spalle al muro. Ha lanciato un nuovo appello al regime siriano ricordando che “il fallimento della soluzione araba avrebbe conseguenze disastrose sulla situazione nel Paese e della regione nel suo insieme”. Ma il Presidente Bashar al-Asad sembra curarsene poco. In Siria infatti, proseguono le violenze. I mezzi pesanti continuano ad attaccare Homs, roccaforte della rivolta, dove secondo gli attivisti “è in atto un disastro umanitario. E sembra che l’esercito sia entrato anche nella città Hama, nella zona centro-occidentale del Paese. La repressione continua. Secondo le stime dell’Alto Commissariato dell’Onu i civili uccisi sono oggi oltre 3.500.

Tv2000 – Nel cuore dei giorni – Presentazione di “Clandestina a Damasco”.

Donatello Vaccarelli intervista la giornalista Antonella Appiano. A “Nel cuore dei giorni” il suo racconto esclusivo di giornalista che è rimasta in Siria per quattro mesi, dai primi di marzo alla fine di maggio 2011, e ci è ritornata in luglio, sempre da «clandestina». Dagli inizi di novembre è in libreria il suo libro “Clandestina a Damasco. Cronache da un Paese sull’orlo della guerra” (Castelvecchi RX).

Il link al programma “Nel cuore dei giorni”

“Clandestina a Damasco”, una cronista in Siria. (da Repubblica.it)

Antonella Appiano è l’autrice del reportage costruito giorno dopo giorno in tre mesi di permanenza nel paese mediorientale, con le sue diversissime etnie e religioni, oltre che con le centinaia di migliaia di profughi fuggiti dalla guerra irachena. Le molte identità che è stata costretta ad assumere. Alle manifestazioni con il velo islamico.

Manifestazioni pacifiche in Siria

ROMA – Alla Casa delle Letterature di Roma (in piazza dell’Orologio) viene presentato il libro “Clandestina a Damasco”, di Antonella Appiano. Si tratta di è lungo reportage, in forma di diario, scritto alla fine di un soggiorno durato tre mesi in Siria, un Paese che ha dimostrato di saper accogliere migliaia di profughi durante i momenti caldi della guerra in Iraq, oggi agitato dalle rivolte e dove è difficilissimo (se non impossibile) svolgere il lavoro di cronista, per l’estrema difficoltà poste dalle autorità siriane nel rilascio di accrediti-stampa. Antonella Appiano  è stata costretta a cambiare diverse identità – come ha raccontato oggi ad Anna Maria Giordano durante Radio 3 Mondo (in onda su Radio 3 alle 11.30 di ogni giorno). Un cambio di identità più volte imposto dalle difficilissime condizioni di lavoro per una giornalista che – come lei stessa ha dichiarato – ha avuto solo tentare di capire cosa stesse succedendo davvero in quel Paese, ascoltando tutti, sia gli oppositori che sono scesi in piazza rischiando di essere ammazzati dalla polizia, che quanti invece restano convintamente schierati con il governo di Bashar al Assad.

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