Il Cairo

Opinione pubblica divisa in Egitto – Attese, speranze e delusioni

Piazza Tahrie 14 marzo 2013Il Cairo Due giovani “reduci” di piazza Tahir scrivono nel gennaio del 2012, due pièces teatrali sul tema della Rivoluzione. Due visioni diverse, anzi opposte, che sintetizzano gli umori dell’Egitto in questo momento. Un Paese dove l’opinione pubblica è divisa e l’aria che si respira è un misto di gorgoglio rivoluzionario, attesa, delusione.

Muhammad Kamal el din Abo Alela è l’autore di “Ero in Italia”, la commedia rappresentata martedì all’Istituto di Cultura italiana . Ha 21 anni ed è studente di Lettere al Dipartimento di Italianistica della Cairo University. Racconta: “Ho preso parte alle manifestazioni contro Mubarak come indipendente poi mi sono unito ai Giovani Fratelli Musulmani”. Attivo politicamente, Muhammad non ha dubbi: “Dobbiamo avere pazienza. Un cambio di governo non risolve di colpo i problemi di un Paese, il processo avviene per gradi”. E cita l’esempio della Rivoluzione Francese. “Il Presidente Morsi e i Fratelli Musulmani hanno ereditato una situazione difficile: un apparato statale corrotto, l’economia in crisi, uno stato di sicurezza fragile. Bisogna anche tener conto dell’inesperienza perché la Fratellanza è sempre stata all’Opposizione, perseguitata da ogni regime. Esiste infine un problema di comunicazione, credo. Però sono sicuro che il Presidente stia lavorando a grandi progetti che richiedono tempo. Le nuove proteste? È naturale che dopo anni di dittatura, la gente abbia voglia di esprimersi liberamente, di criticare. L’economia è a terra: disoccupazione e povertà alimentano il malessere sociale, ma sarebbe utopistico pensare che le casse dello Stato si possano riempire da sole e di colpo, per magia”. Continua la lettura su L’Indro http://www.lindro.it/politica/2013-03-14/74701-opinione-pubblica-divisa-in-egitto

Antonella Appiano in esclusiva per L’Indro- riproducibile citando la fonte

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Murales in via Mohammed Mahmud, Piazza Tahrir,  Il Murales  degli  Shuhada, Piazza Tahrir, Via Mohammed MahmudCairo. Sono gli shuhada, i martiri

 

Storia di Ghilan. Vittima della guerra in Iraq

Il riscatto e una nuova vita al Cairo grazie anche alla passione per la musica

Un ragazzo che non ha ceduto al sentimento dell’odio e della vendetta e si creato un futuro diverso.

“L’odio genera solo odio”, scrive Tiziano Terzani in ’Lettere contro la guerra’ e “l’odio si combatte solo con l’amore”. Ghilan Ibrahim, oggi 24enne, lo ha fatto. Vittima, come moltissimi iracheni, di una tragica esperienza che ha per sempre cambiato la sua vita, Ghilan è riuscito a superare il dolore grazie allo studio e all’amore per la musica. Secondo il calcolo di Iraq Body Count, una organizzazione non governativa, dall’inizio della invasione e occupazione del Paese nel 2003 (operazione Iraqi Freedom), da parte di una coalizione guidata dagli Stati Uniti, fino all’estate del 2004, sono stati uccisi più di 12.000 civili iracheni. Chissà se nel tragico conteggio rientra anche la famiglia di Ghilan, che proprio nell’estate del 2004 (il 24 giugno) è stata annientata a un check-point americano, all’uscita dalla città di Baquba a capo del Governatorato di Diyala, a nord est di Baghdad: la madre, 5 sorelle, un fratellino, uno zio. Sono sopravvissuti solo Ghilan, il fratello maggiore e il padre, perché non si trovano nell’automobile crivellata dai colpi di arma da fuoco dei soldati statunitensi:. Soldati “stanchi e tesi” come scriverà l’unico giornale Usa, il ’Chistian Science Monitor’ che raccontò l’episodio.

“Ma lo definì un incidente innocente perché i militari avevano sparato pensando che l’auto trasportasse terroristi”, racconta Ghilan al telefono. “Alla guida c’era mio zio Ahmed al suo fianco mia mamma Sa’ida, con in braccio Yousif, il mio fratellino. Dietro le cinque sorelle: Amaleed, Aghareed, Anaheed, Juman, Afnan. Come hanno potuto non vederle? Un’automobile carica di donne e bambini…”.

E c’è stata una inchiesta?

No, ma ’Aljazeera Channel’ dedicò un servizio alla vicenda perché aveva ricevuto il video di un testimone oculare. Tragedia nella tragedia: ho saputo che la giornalista che ha presentato il servizio, due anni più tardi, nel 2006, è stata rapita e uccisa in Iraq, da sconosciuti, mentre stava seguendo una indagine. L’esercito americano ammise ciò che aveva fatto, ma non c’è stato un processo. Ha ’rimborsato’ a mio padre il valore dell’automobile e il denaro che mia madre portava con sé.

Come mai tuo padre, tu e tuo fratello non eravate con il resto della famiglia?

La zona dove vivevamo era molto pericolosa. Combattimenti ogni giorno, guerriglia, violenze, saccheggi, stupri. Le più esposte erano le donne, le ragazze. Mio padre aveva pensato quindi di mandarle a Baghdad che riteneva più sicura. Aveva consegnato a mia madre quasi tutti i nostri risparmi. Ma sulla strada per la capitale, all’uscita di Baqubah, c’era un posto di check-point. Mio zio deve aver perso il controllo dell’automobile, e l’auto ha bloccato la via. I militari hanno cominciato a sparare, a sparare fino a quando l’auto non ha preso fuoco. Un testimone oculare ha raccontato che la donna seduta a fianco del guidatore era riuscita a rotolare fuori, ma che i soldati hanno continuato a sparare. E’ l’immagine più dolorosa.

Eri studente allora o lavoravi?

Studente. Frequentavo l’High School ed ero anche giocatore di scacchi. Ho continuato. La concentrazione mi aiutava a non pensare. Pochi mesi dopo la perdita della famiglia, ho vinto il Campionato studentesco iracheno, poi ho partecipato a quello mondiale, in Grecia. Mi sono buttato a peso morto nello studio per non cedere allo sconforto. E finito il liceo, l’anno seguente sono stato accettato al College di Medicina. Ma in Iraq non c’era ancora sicurezza. Mio padre era preoccupato ha insistito perché lasciassi il Paese. Così nel 2004 mi ha accompagnato in Egitto. E’ stato con me due mesi, mi ha aiutato a sistemarmi e poi è ritornato in Iraq. Non voleva tagliare le sue radici.

E ora? Che cosa fai? Dove vivi?

Vivo al Cairo. Ho continuato a studiare, mi sono laureato quest’anno in Informatica. E mi sono anche dedicato alla musica. Ho abbandonato gli scacchi, però. Quasi tutti i miei compagni di squadra sono morti. Fa male. Ogni tanto penso a mia sorella Aghareed che aveva partecipato alla conferenza giovanile per i Diritti Umani proprio nel 2004, poco tempo prima di essere uccisa. O rivedo la mia sorellina Afnan mentre legge una poesia sull’Umanità. Immagini. Squarci di colore e sentimento. Sento le risate, i bisbigli. Erano belle persone. E sono morte in una manciata di secondi. L’amore per la musica mi ha aiutato molto a stemperare la sofferenza. A ritrovare la serenità. Cinque anni fa mi sono iscritto alla Arabic oud house e questo novembre ho ottenuto il diploma. Ora insegno. L’oud è un antico strumento musicale arabo. Amo la sua melodia. Comporre e suonare mi trasportano in un altro mondo. Un mondo dove non esistono violenza, disperazione e angoscia.

di Antonella Appiano, in esclusiva per L’Indro: Storia di Ghilan. Vittima della guerra in Iraq, riproducibile citando la fonte

 

Urban Cairo. La Primavera Araba dei graffiti” di Elisa Pierandrei

 

Con settecento parole, fotografie e una mappa interattiva, Elisa Pierandrei, giornalista specializzata in Media e Arti visive del Mondo Arabo, è riuscita raccontare in maniera diversa e accattivante la rivolta egiziana.

Un E-book che trasmette emozioni e sensazioni non solo perché l’autrice ha vissuto al Cairo, durante i giorni della Primavera e ha “sentito la piazza”, la celebre Piazza Tahrir, simbolo delle proteste, delle mobilitazioni, della speranze e delle aspirazioni di un popolo. Ma soprattutto per ché ha scelto un filone narrativo inconsueto: quello degli artisti di strada, writer e designer. Un libro-reportage quindi, ma anche un diario di viaggio dove parole e immagini si fondono narrando la Primavera egiziana attraverso le vite e le opere degli urban artists. Teenager, ragazzi, trentenni come El Teneen,  autrice di un graffito che raffigura  una scacchiera, su cui l’unica pedina ad essere rovesciata è quella del Re. Keizer e tanti altri che l’hanno illustrata sui muri del Cairo. Forme espressive di dissenso e artisti che l’autrice ci fa conoscere grazie alle schede informative e alle foto delle opere, raccolte durante i numerosi viaggi negli ultimi due anni al Cairo.

Infatti la corrente artistica dei writers egiziani, era nata in sordina già nel 2007, nei quartieri “alti” del Cairo come Heliopolis e Zamalek, molto prima quindi della rivoluzione del 25 gennaio 2011. Episodi isolati che si manifestano come forza dirompente nel gennaio dello scorso anno, grazie anche alla spinta dei bloggers e degli attivisti. “Dopo settimane su Twitter e Facebook, un gruppo di grafici e artisti pubblicitari della nuova generazione digitale, ha deciso di lasciare la ” piazza virtuale” per la strada “reale”. E esprimere il dissenso direttamente sui muri del Cairo, racconta Elisa Pierandrei. Il libro testimonia anche questa scelta e crescita. Una corrente artistica “impermalente”. Molti disegni, murales purtroppo non ci sono più. Sono stati cancellati dalle forze controrivoluzionarie. Per riapparire magari di nuovo, in forme diverse. Ma e Elisa Pierandrei ha avuto l’idea vincente di raccoglierli una mappa interattiva: oltre trenta opere, localizzate nelle strade del Cairo. Per non dimenticare  le testimonianze di una ricca stagione culturale perché come ha dichiarato Aung San Su Kyi, “l’autentica rivoluzione è quella dello spirito, nata dalla convinzione intellettuale del cambiamento”.

E queste immagini della rivoluzione sono sorprendenti. Commoventi e incisive allo stesso tempo. Un distillato puro e tagliente di satira politica  e sociale contro Mubarak e i simboli del regime. Un “Arma beffarda della guerriglia urbana”, li definisce nella Prefazione, Stefania Angarano, gallerista italiana residente al Cairo. In continua evoluzione.  Se durante i mesi successivi alla caduta di Mubarak, infatti, la creatività e la vivacità artistiche si sono sviluppate in armonia ora, dopo la controversa elezione di Morsi, molti egiziani dicono:” Al-thawra mustamirra”….

Urban Cairo. La primavera Araba dei graffiti, di Elisa Pierandrei, Informant Editore ottobre 2012  – Euro 2,99 – e-book disponibile per tutti i principali e-reader.