Lavoro

La masseria di Nunzia Tinelli : studi al Nord, passione e impresa al Sud

«Ho bisogno di stimoli. Di tenere ‘il cervello in funzione’, in allenamento costante. Invece il lavoro nell’azienda farmaceutica mi costringeva a lasciarlo in un compartimento stagno» racconta Nunzia Tinelli, 27 anni e una laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche presso l’Università di Bari.
Così dopo le esperienze di lavoro in Veneto e ad Ancona, nel campo aziendale della certificazione e della qualità-prodotto, decide di cambiare. E accetta una proposta a Bologna nel ramo dei cosmetici naturali. Un amore a prima vista. «Scopro che quel mondo mi appassiona, ricomincio finalmente a pensare, a progettare. Studio la filiera dell’olio, mi specializzo in gestione aziendale con un’idea ben precisa. Tornare in Puglia e far nascere una impresa agricola nella Masseria di Noci che appartiene alla mia famiglia da 4 generazioni, ma era stata sempre utilizzata come casa di campagna». Un azzardo nato dalla passione? Ride.« Sì, ma non ci credeva nessuno, neppure il commercialista, quando ho aperto la partita I.V.A…».

La difficoltà più grande? «Tornare in Puglia dopo gli anni passati al Nord, stabilire contatti, relazioni, superare la diffidenza nei confronti del cambiamento».
Invece, Nunzia ha vinto la scommessa. Nella Masseria ci sono piante di ulivi secolari e lei è partita dall’inizio della filiera, per produrre olio genuino e saponette artigianali secondo una ricetta del 1945.

Ma la mente di Nunzia, ormai liberata da schemi e costrizioni, continua a elaborare progetti. Come quello di ricavare nella masseria un bed& breakfast. O quello di far conoscere vecchie tradizioni e processi produttivi, attraverso laboratori, corsi, visite guidate, iniziative.
«La “Scuola della pagnotta” se volete imparare a preparare il pane o una buona focaccia. Il programma “Visita al frantoio”- nel mese di novembre – per osservare “dal vivo” il processo di raccolta delle olive fino alla trasformazione nel frantoio. Sono solo due esempi. Tradizione e innovazione. Naturalmente ho un sito-blog, aggiunge la farmacista-agricoltore, così ogni volta che ho un’idea…»

di Antonella Appiano per IlSole24ore – job24.ilsole24ore.com

In Lombardia cresce il lavoro stabile e autonomo degli stranieri ma la crisi si fa sentire

«La cultura dell’integrazione passa attraverso l’accoglienza, l’inserimento lavorativo, la retribuzione economica corretta, il rispetto». Tutti fattori indispensabili ai fini di un saldo positivo nelle parole di Vincenzo Cesareo, Coordinatore Generale dell’ ORIM (Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multietnicità) mentre Rosella Petrali, alla Direzione Generale ” Famiglia e Solidarietà Sociale” Regione Lombardia, sottolinea più volte l’importanza della conoscenza dell’altro . Siamo al convegno di presentazione del rapporto “Dieci anni di attività dell’Osservatorio Regionale per l’Integrazione e la multietnicità al Centro Congressi Fondazione Cariplo di Milano , 27 2 28 gennaio 2010, due giornate di lavori. ”

I dieci anni di analisi dell’Osservatorio Regionale per l’Integrazione e la multietnicità hanno rilevato, per esempio, un aumento della percentuale d’impiego a tempo indeterminato. E dello sviluppo del lavoro autonomo e imprenditoriale. Naturalmente, la crisi economica in corso, non ha risparmiato gli immigrati. Ma – per una volta- il mercato del lavoro è stato leggermente più favorevole alle donne (il tasso di disoccupazione femminile e dell’1,4% inferiore rispetto a quello maschile).

Immigrazione&Lavoro-Un modello lombardo d’integrazione

Negli ultimi 9 anni il numero degli immigrati in Lombardia è quasi triplicato: da 420mila presenze nel 2001, a 1 milione e 170 mila al 1° luglio 2009. Nella regione è concentrato quindi un quarto degli immigrati (regolari e non) che vivono nel nostro Paese. Tra le 190 nazionalità, ai primi posti la Romania (169 mila persone), Il Marocco (127,5mila) e l’Albania (115,8mila). La Regione ha organizzato un convegno di due giorni al Centro Congressi Fondazione Cariplo di Milano (il 27 gennaio 2010 prima giornata dei lavori) per presentare il rapporto «Dieci anni di attività dell’Osservatorio Regionale per l’Integrazione e la multietnicità (ORIM) ».
«L’immigrazione è un fenomeno dinamico- rileva Vincenzo Cesareo, Coordinatore Generale ORIM- si consolida e nello stesso tempo si evolve». Le cifre rapportate all”indice d’integrazione della popolazione immigrata ne mettono in risalto la crescita costante. L’indicatore usato per misurare l’intensità (zero punti in caso di assenza d’integrazione, 1 punto in caso di massima) è salito da un valore medio di 0,40 del 2001 allo 0,61 del 2009.
I dati testimoniano il cambiamento (positivo) in Lombardia? 71,5%, gli immigrati che si dichiarano occupati (senza considerare la regolarità o meno del contratto di lavoro). In crescita gli stranieri che si rivolgono all’assistenza medica di base in caso di malattia: 63,8%, contro il 55% del monitoraggio del 2004. E gli studenti: ben 151.937, durante l’anno scolastico 2008/2009, circa un quarto di tutti gli alunni con cittadinanza non italiana presenti nel nostro Paese. In aumento anche i ricongiungimenti familiari. Sono il 43,4%. I permessi per lavoro (55,5%). «Non dimentichiamo poi che la popolazione straniera immigrata è stata il vero motore della crescita demografica lombarda nel XXI secolo- aggiunge Gian Carlo Blangiardo, Membro del Comitato Scientifico dell’ORIM- e che il percorso stesso della crescita fa emergere numerosi “spie” di radicamento nella società».

“Murad Murad” di Suad Amiry , il lavoro è desiderio anche in Cisgiordania

Suad Amiry, Murad Murad, Feltrinelli
pagg. 176, euro 14,50.

Qual è il desiderio di Murad? In un’area in cui – secondo le statistiche Onu – la disoccupazione riguarda il 35-40 per cento della popolazione e le persone che vivono sotto la soglia della povertà sono fra il 50 e il 60 per cento, il desiderio di Murad, un giovane palestinese, è semplicemente quello di poter lavorare.  Nella Cisgiordania occupata e disseminata di posti di blocco e insediamenti, isolata dal Muro costruito da Israele, i fortunati possessori del “tesserino blu”, sono pochi, circa 20mila. E solo loro hanno l’autorizzazione  per  andare in Israele a lavorare come operai, manovali, braccianti. “I permessi sono stati revocati nel 2002 allo scoppio della seconda Intifada – scrive Suad Amiry – così, nel giro di una notte, 150mila operai hanno perso il posto”. E aggiunge : “data la completa dipendenza economica da Israele, gli smembrati e disconnessi Territori Occupati non avevano e non hanno granché da offrire”.
Oggi, almeno 50mila palestinesi, “non in regola” fra cui Murad, – il giovane protagonista del libro – ogni giorno, di straforo, cercano di entrare in Israele, affrontando sacrifici, disagi, fatiche, pericoli. E non importa se – una volta trovato – il lavoro è malpagato, discriminato e privo di tutela. “ Non posso rimanere seduto al caffè del paese a fumare narghilè e bere the. Non ci sono prospettive nel mio villaggio – racconta Murad- Meglio rischiare. ”
Suad Amiry diventa la confidente dello “sfrontato” Murad, un ragazzo come tanti. Viene a sapere che, pur avendo solo 21 anni, ha lavorato per 7 anni in Israele, parla ebraico, è stato innamorato di una ragazza israeliana. Murad non si rassegna al muro che divide  i due popoli, che gli impedisce di vivere e lavorare in pace. E Suad Amiry, a sua volta, non si accontenta di raccogliere la sua testimonianza. Decide di vivere l’esperienza di Murad e dei “tanti come lui”, in prima persona.